Ieri sono andato sul blog di Luisa Carrada, come faccio quasi ogni giorno da circa 5 anni. E' una specie di profilassi che spero possa affrancarmi dal disagio della mia ignoranza, che essendo vasta e perniciosa risulta difficile da debellare.
Come spesso accade, in quel luogo ho trovato una perla scovata da Luisa, ossia i 25 Comandamenti del Giornalista di Tim Radford, pubblicati sul Guardian e tradotti in italiano da Libertà di Stampa Diritto all'Informazione.
Indipendentemente dal fatto che scriviate per mestiere o per diletto, sono 25 ottime regole degne di attenzione dalla prima all'ultima.
Ma io sono stato colpito da un frammento del comandamento N° 20:
Mosè non disse al Faraone:
"La conseguenza della mancata liberazione della popolazione di un particolare soggetto etnico potrebbe determinare alla fine qualche particolare affezione alle colonie di alghe nel bacino centrale del fiume, con delle conseguenze impreviste per la flora e la fauna, e anche per i servizi ai consumatori".
Disse invece:
"...le acque del fiume…si trasformeranno in sangue, e i pesci del fiume moriranno, e il fiume puzzerà".
Ogni Technical Writer che passeggia sul globo dovrebbe stampare questa frase in grassetto, font 20, Verdana, su un foglio A4, per poi appenderlo in prossimità della propria postazione di lavoro.
Quante volte vi siete imbattuti in avvocati che parlano e scrivono "in legalese", in medici che usano "il medichese", in ingegneri che comunicano "in ingegnerese"?
Il linguaggio "della casta" serve a mantenere e trasmettere una sorta di potere esclusivo e miserevole, così lontano dalla lingua italiana quanto dalla ragionevolezza. Chi scrive usando questi linguaggi inventati, semplicemente non sa scrivere.
Proviamo a praticare le regole di Radford e proviamo ogni giorno ad imparare una cosa nuova per comunicare meglio.
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martedì 25 gennaio 2011
domenica 23 gennaio 2011
Scrittura tecnica in ambito medico-scientifico: il Medical Writing
di Rossella Ferrari.
La locuzione Medical Writing definisce e comprende un’ampia gamma di attività inerenti alla comunicazione medico-scientifica e alla produzione di documentazione di informazione medica.
I testi che un Medical Writer scrive possono riguardare diverse aree tematiche:
La grande delicatezza delle tematiche medico-scientifiche che vengono trattate, legate alla salute umana, richiedono al MW una notevole professionalità e doti di sintesi e chiarezza che assumono una prevalente valenza qualitativa ai fini del risultato finale.
Prossimamente proverò a fornire qualche elemento di conoscenza specifica su questa professione, nel tentativo di farne comprendere, almeno a grandi linee, la complessità e il campo d’azione.
Il blog di Rossella. Leggi questo articolo...
La locuzione Medical Writing definisce e comprende un’ampia gamma di attività inerenti alla comunicazione medico-scientifica e alla produzione di documentazione di informazione medica.
I testi che un Medical Writer scrive possono riguardare diverse aree tematiche:
- Documentazione tecnica: dossier di tecnica farmaceutica, resoconti di prove di laboratorio o di studi clinici che attestano lo sviluppo della conoscenza su un nuovo farmaco.
- Documentazione per gli enti di controllo: dossier da sottoporre ad agenzie governative come, per esempio, l’Agenzia Italiana del Farmaco, Ente pubblico che opera sotto la direzione del Ministero della salute.
- Testi per aggiornamento medico: resoconti di studi clinici da pubblicare su riviste scientifiche, report di congressi, presentazioni per corsi di formazione.
- Attività di marketing delle imprese farmaceutiche: materiali illustrativi del farmaco per medici generici e specialisti (su supporti cartacei o multimediali), opuscoli per pazienti, testi per siti web delle aziende stesse o di associazioni di medici o di pazienti.
- Giornalismo medico-scientifico: articoli per riviste di settore e/o per stampa rivolta al pubblico, testi per la televisione.
- Salute pubblica: campagne d’informazioni sulle vaccinazioni o sugli stili di vita.
- Documentazione per richieste di sovvenzioni/contributi da parte di gruppi di ricerca: rivolte alla Comunità europea, ad enti nazionali e non, agenzie governative, società di Venture Capital (soprattutto nel caso di imprese biotecnologiche).
La grande delicatezza delle tematiche medico-scientifiche che vengono trattate, legate alla salute umana, richiedono al MW una notevole professionalità e doti di sintesi e chiarezza che assumono una prevalente valenza qualitativa ai fini del risultato finale.
Prossimamente proverò a fornire qualche elemento di conoscenza specifica su questa professione, nel tentativo di farne comprendere, almeno a grandi linee, la complessità e il campo d’azione.
Il blog di Rossella. Leggi questo articolo...
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Open Blog Guests
sabato 22 gennaio 2011
Saper scrivere... il Manuale di Collaudo: prima parte
In questo post vi presento una metodologia per la realizzazione di un Manuale di Collaudo, basata sullo standard ESA PSS-05-0 Issue2.
Questo standard, implementato dalla Agenzia Spaziale Europea (ESA) per il test del software prodotto per i progetti ESA, si compone di diverse parti.
La parte più interessante è costituita dalla procedura suggerita per definire l'insieme dei test da effettuare, che può essere adottata anche per collaudare sistemi diversi da un software.
Questo approccio si basa su un'astrazione molto efficace relativa al seguente concetto generale: dato un generico sistema da collaudare, come si può descrivere lo "spazio dei test" che consente di verificare TUTTE le funzionalità di tale sistema?
La risposta coincide con la necessità di strutturare lo "spazio dei test" in una gerarchia ad albero.
Il nodo radice dell'albero (nodo celeste) rappresenta il sistema da collaudare.
Dal nodo radice possono derivare N nodi (nodi arancio) di primo livello. Ad ogni nodo di primo livello corrisponde una macro-funzionalità.
Ogni macro-funzionalità può essere destrutturata in più nodi di secondo livello (nodi blù) che individuano dei sottoinsiemi funzionali specifici nell'ambito della macro-funzionalità.
Ogni nodo di secondo livello può a sua volta essere caratterizzato da un set di nodi di terzo livello (nodi rossi), che rappresentano le funzionalità specifiche da testare singolarmente.
In questo schema, possono bastare 3 livelli di gerarchia per ottenere già una buona descrizione dello spazio dei test. Tuttavia, nessuno proibisce di ampliare tale spazio in ulteriori livelli gerarchici.
In alcuni contesti, ad esempio, i nodi di terzo livello possono rappresentare degli insiemi funzionali ancora troppo complessi per individuare una procedura di test univoca.
Quindi, per ogni nodo di terzo livello si dovrà scendere sul quarto livello per individuare le funzionalità specifiche da testare singolarmente.
Al termine, la singola funzionalità verrà testata attraverso una "scheda di test" che riassume tutti i passi necessari ad effettuare il collaudo di quella specifica funzionalità. Nella figura proposta possiamo contare 21 nodi rossi di terzo livello, che corrispondono a 21 test distinti. Se siamo stati bravi a disegnare l'albero, basterà superare con successo 21 test per collaudare l'intero sistema.
Come credo sia facile intuire, questo schema è applicabile a situazioni diversissime e astrae rispetto alle specifiche modalità operative di effettuazione di un test, ma serve a descrivere l'intero "spazio dei test" che deve essere esplorato per collaudare un generico sistema. Leggi questo articolo...
Questo standard, implementato dalla Agenzia Spaziale Europea (ESA) per il test del software prodotto per i progetti ESA, si compone di diverse parti.
La parte più interessante è costituita dalla procedura suggerita per definire l'insieme dei test da effettuare, che può essere adottata anche per collaudare sistemi diversi da un software.
Questo approccio si basa su un'astrazione molto efficace relativa al seguente concetto generale: dato un generico sistema da collaudare, come si può descrivere lo "spazio dei test" che consente di verificare TUTTE le funzionalità di tale sistema?
La risposta coincide con la necessità di strutturare lo "spazio dei test" in una gerarchia ad albero.
Il nodo radice dell'albero (nodo celeste) rappresenta il sistema da collaudare.
Dal nodo radice possono derivare N nodi (nodi arancio) di primo livello. Ad ogni nodo di primo livello corrisponde una macro-funzionalità.
Ogni macro-funzionalità può essere destrutturata in più nodi di secondo livello (nodi blù) che individuano dei sottoinsiemi funzionali specifici nell'ambito della macro-funzionalità.
Ogni nodo di secondo livello può a sua volta essere caratterizzato da un set di nodi di terzo livello (nodi rossi), che rappresentano le funzionalità specifiche da testare singolarmente.
In questo schema, possono bastare 3 livelli di gerarchia per ottenere già una buona descrizione dello spazio dei test. Tuttavia, nessuno proibisce di ampliare tale spazio in ulteriori livelli gerarchici.
In alcuni contesti, ad esempio, i nodi di terzo livello possono rappresentare degli insiemi funzionali ancora troppo complessi per individuare una procedura di test univoca.
Quindi, per ogni nodo di terzo livello si dovrà scendere sul quarto livello per individuare le funzionalità specifiche da testare singolarmente.
Al termine, la singola funzionalità verrà testata attraverso una "scheda di test" che riassume tutti i passi necessari ad effettuare il collaudo di quella specifica funzionalità. Nella figura proposta possiamo contare 21 nodi rossi di terzo livello, che corrispondono a 21 test distinti. Se siamo stati bravi a disegnare l'albero, basterà superare con successo 21 test per collaudare l'intero sistema.
Come credo sia facile intuire, questo schema è applicabile a situazioni diversissime e astrae rispetto alle specifiche modalità operative di effettuazione di un test, ma serve a descrivere l'intero "spazio dei test" che deve essere esplorato per collaudare un generico sistema. Leggi questo articolo...
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Saper scrivere
domenica 16 gennaio 2011
Una finestra sul Medical Writing
Da quando ho aperto questo blog, ormai quasi 2 anni, ho avuto la fortuna di "incontrare in rete" molti professionisti della comunicazione che mi hanno insegnato moltissimo. Per un autodidatta della scrittura tecnica come me, questi contatti, anche solo virtuali, sono stati dei punti di riferimento che ho cercato di proporre anche a tutti coloro che leggono i miei post, convinto che il blog non debba mai essere solo un silos verticale di contenuti ben ordinati e autoreferenziali, ma un nodo di uno spazio N-dimensionale di idee e relazioni, quello che che uno studente di Matematica definirebbe un iper-cubo.
Talvolta è accaduto che qualcuno di questi professionisti abbia anche espresso apprezzamento nei confronti del mio lavoro e questo ovviamente mi ha fatto piacere.
Questo è successo anche nei primi giorni di Gennaio, quando mi ha scritto una Medical Writer, Rossella Ferrari. Avevo già sentito parlare del Medical Writing ma non avevo mai conosciuto un professionista del settore.
Nel 2003 ha conseguito il Master in Comunicazione Scientifica presso la Facoltà di Farmacia dell'Università degli Studi di Milano e da allora si occupa di comunicazione medico-scientifica presso agenzie specializzate, in qualità di Medical Writer.
Rossella ha subito aderito con entusiasmo al progetto Open Blog e prossimamente scriverà per me alcuni post sul Medical Writing .
Lei ha aperto da poco un suo blog ma ci siamo trovati d'accordo sull'idea della "contaminazione" tra generi affini.
Il Medical Writing può essere considerata una tipologia di scrittura tecnica estremamente specializzata in ambito medico-scientifico.
Tanto per essere chiari, mentre io potrei realizzare indifferentemente un Manuale d'Installazione per una caldaia, un Getting Started per l'utilizzo di un nuovo prodotto software o un White Paper che illustra una soluzione di telerilevamento e controllo remoto, difficilmente potrei scrivere qualcosa di molto approfondito su uno studio epidemiologico o sui risultati della sperimentazione di un nuovo farmaco.
Quando si scrive ufficialmente su qualcosa che a che fare con la salute delle persone, è necessaria una formazione ed un'esperienza specifica che poco si presta a qualsiasi tipo di improvvisazione.
Ovviamente il Medical Writing si avvale di tecniche, regole e costrutti di comunicazione del tutto analoghi a quelli che ho più volte illustrato in questo blog e in questo risiede l'affinità e la possibilità di una proficua contaminazione tra le mie tematiche e le sue.
Rossella, di tanto in tanto, ci aprirà "una finestra" su questo settore e sono certo che sarà l'inizo di una bella collaborazione, utile ad entrambi ed interessante per chi legge. Leggi questo articolo...
Talvolta è accaduto che qualcuno di questi professionisti abbia anche espresso apprezzamento nei confronti del mio lavoro e questo ovviamente mi ha fatto piacere.
Questo è successo anche nei primi giorni di Gennaio, quando mi ha scritto una Medical Writer, Rossella Ferrari. Avevo già sentito parlare del Medical Writing ma non avevo mai conosciuto un professionista del settore.
Rossella Ferrari, nata a Mantova, vive e lavora a Milano. Laureata in Scienze Biologiche, ha maturato diverse esperienze professionali nel settore farmaceutico, in particolare nel marketing di industrie multinazionali.
Nel 2003 ha conseguito il Master in Comunicazione Scientifica presso la Facoltà di Farmacia dell'Università degli Studi di Milano e da allora si occupa di comunicazione medico-scientifica presso agenzie specializzate, in qualità di Medical Writer.
Lei ha aperto da poco un suo blog ma ci siamo trovati d'accordo sull'idea della "contaminazione" tra generi affini.
Il Medical Writing può essere considerata una tipologia di scrittura tecnica estremamente specializzata in ambito medico-scientifico.
Tanto per essere chiari, mentre io potrei realizzare indifferentemente un Manuale d'Installazione per una caldaia, un Getting Started per l'utilizzo di un nuovo prodotto software o un White Paper che illustra una soluzione di telerilevamento e controllo remoto, difficilmente potrei scrivere qualcosa di molto approfondito su uno studio epidemiologico o sui risultati della sperimentazione di un nuovo farmaco.
Quando si scrive ufficialmente su qualcosa che a che fare con la salute delle persone, è necessaria una formazione ed un'esperienza specifica che poco si presta a qualsiasi tipo di improvvisazione.
Ovviamente il Medical Writing si avvale di tecniche, regole e costrutti di comunicazione del tutto analoghi a quelli che ho più volte illustrato in questo blog e in questo risiede l'affinità e la possibilità di una proficua contaminazione tra le mie tematiche e le sue.
Rossella, di tanto in tanto, ci aprirà "una finestra" su questo settore e sono certo che sarà l'inizo di una bella collaborazione, utile ad entrambi ed interessante per chi legge. Leggi questo articolo...
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Il mestiere del TW
sabato 15 gennaio 2011
Saper scrivere... il Manuale di Collaudo
In qualsiasi attività di progettazione tecnico-ingegneristica, arriva il momento di valutare e misurare quanto le soluzioni realizzate siano:
Più in generale, si individua un set ben definito di caratteristiche da collaudare e si predispongono appositi test a tal fine.
photo © 2006 David Bleasdale | more info (via: Wylio)
Se tutti i test vengono superati con successo, cioè se i risultati dei test "sul campo" coincidono con i risultati attesi, il collaudo si conclude con successo. In alcuni casi, i test possono produrre risultati difformi da quelli attesi e in quel caso il collaudo potrebbe essere dichiarato "superato con riserva" o solo parzialmente.
Nei casi peggiori, il collaudo si considera fallito e la soluzione dovrà essere opportunamente rivista e corretta.
Dal superamento della procedura di collaudo spesso discendono importanti conseguenze per il fornitore, in primo luogo il pagamento di quanto pattuito da parte del committente.
Il non superamento di un collaudo può implicare danni economici e conseguenze legali.
Per la gestione di una sessione di collaudo è sempre opportuno predisporre un Documento/Manuale di Collaudo, nel quale vengono descritte tutte le caratteristiche della suddetta procedura.
Questo Manuale viene utilizzato dal collaudatore designato, per effettuare il collaudo.
Tale standard descrive una metodologia generale per la documentazione di una procedura di collaudo. E' una metodologia interessante proprio perchè disaccoppia la struttura del manuale rispetto al campo specifico d'interesse e quindi può essere applicata con successo in ambiti anche molto diversi.
A presto. Leggi questo articolo...
- effettivamente aderenti alle specifiche di partenza
- in grado di implementare le funzionalità progettate
- conformi alle normative vigenti
Più in generale, si individua un set ben definito di caratteristiche da collaudare e si predispongono appositi test a tal fine.
Se tutti i test vengono superati con successo, cioè se i risultati dei test "sul campo" coincidono con i risultati attesi, il collaudo si conclude con successo. In alcuni casi, i test possono produrre risultati difformi da quelli attesi e in quel caso il collaudo potrebbe essere dichiarato "superato con riserva" o solo parzialmente.
Nei casi peggiori, il collaudo si considera fallito e la soluzione dovrà essere opportunamente rivista e corretta.
Dal superamento della procedura di collaudo spesso discendono importanti conseguenze per il fornitore, in primo luogo il pagamento di quanto pattuito da parte del committente.
Il non superamento di un collaudo può implicare danni economici e conseguenze legali.
Per la gestione di una sessione di collaudo è sempre opportuno predisporre un Documento/Manuale di Collaudo, nel quale vengono descritte tutte le caratteristiche della suddetta procedura.
Questo Manuale viene utilizzato dal collaudatore designato, per effettuare il collaudo.
Prossimamente vi illustrerò uno standard di documentazione per la realizzazione di un Manuale di Collaudo.
Tale standard descrive una metodologia generale per la documentazione di una procedura di collaudo. E' una metodologia interessante proprio perchè disaccoppia la struttura del manuale rispetto al campo specifico d'interesse e quindi può essere applicata con successo in ambiti anche molto diversi.
A presto. Leggi questo articolo...
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Saper scrivere
lunedì 10 gennaio 2011
Un esperimento per il 2011: da oggi ... "Open Blog"!
Il 2011 inizia con un esperimento.
Sono convinto che esista molta gente che naviga in rete, che potrebbe aver voglia di scrivere e possiede argomenti ed esperienze interessanti da comunicare ma non dispone di un proprio spazio come questo.
Ciò può avvenire per diversi motivi: poco tempo da dedicare alla gestione di un blog, scarsa confidenza con le tecnologie Web 2.0, eccessiva timidezza nel proporsi o altro ancora.
Allora perchè non aprire questo blog ad eventuali "contaminazioni esterne"?
Vorrei fornire uno spazio a tutti coloro che possono dare un contributo originale al blog, che possono scrivere un post, anche solo una tantum, su argomenti afferenti alla tematica di fondo della comunicazione tecnica o della comunicazione in senso più generale.
Ovviamente non pubblicherò qualsiasi cosa che arriva da chiunque! Sarò io a decidere se e quando pubblicare e potrei essere costretto a dire più no che si, ma spero che mi mettiate in difficoltà, che mi arrivino proposte "che non posso rifiutare", come diceva Robert De Niro in una famosa scena:
Insomma, non voglio un blog che sia "una fabbrica automatica di post", ma voglio provare ad aggiungere ingredienti che arrivano dall'esterno, che seguono tracce che io magari non riesco ad approfondire, che mi segnalano idee che non ho considerato, strade strette e percorse di rado, magari piccole ma vivaci nicchie che possono rivelarsi interessanti oltre ogni aspettativa.
Mi piacerebbe intrecciare un rapporto con chi ha voglia di affrontare questo esperimento. Scrissi il mio primo post sul mito della Torre di Babele e sulla mia fantasiosa, poco ortodossa ma ottimistica interpretazione di quel mito.
L'idea di un "Open Blog", in ultima analisi, parte direttamente da quel post. Vediamo come si svilupperà.
Alla fine del 2011 potrei anche accorgermi che è stato un fallimento, ma come dice una famosa canzone "lo scopriremo solo vivendo...".
Del resto, il blog è anche un luogo dove si gioca.
:-) Leggi questo articolo...
Sono convinto che esista molta gente che naviga in rete, che potrebbe aver voglia di scrivere e possiede argomenti ed esperienze interessanti da comunicare ma non dispone di un proprio spazio come questo.
Allora perchè non aprire questo blog ad eventuali "contaminazioni esterne"?
Vorrei fornire uno spazio a tutti coloro che possono dare un contributo originale al blog, che possono scrivere un post, anche solo una tantum, su argomenti afferenti alla tematica di fondo della comunicazione tecnica o della comunicazione in senso più generale.
Ovviamente non pubblicherò qualsiasi cosa che arriva da chiunque! Sarò io a decidere se e quando pubblicare e potrei essere costretto a dire più no che si, ma spero che mi mettiate in difficoltà, che mi arrivino proposte "che non posso rifiutare", come diceva Robert De Niro in una famosa scena:
Insomma, non voglio un blog che sia "una fabbrica automatica di post", ma voglio provare ad aggiungere ingredienti che arrivano dall'esterno, che seguono tracce che io magari non riesco ad approfondire, che mi segnalano idee che non ho considerato, strade strette e percorse di rado, magari piccole ma vivaci nicchie che possono rivelarsi interessanti oltre ogni aspettativa.
Mi piacerebbe intrecciare un rapporto con chi ha voglia di affrontare questo esperimento. Scrissi il mio primo post sul mito della Torre di Babele e sulla mia fantasiosa, poco ortodossa ma ottimistica interpretazione di quel mito.
L'idea di un "Open Blog", in ultima analisi, parte direttamente da quel post. Vediamo come si svilupperà.
Alla fine del 2011 potrei anche accorgermi che è stato un fallimento, ma come dice una famosa canzone "lo scopriremo solo vivendo...".
Del resto, il blog è anche un luogo dove si gioca.
:-) Leggi questo articolo...
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Il mestiere del TW
domenica 2 gennaio 2011
Saper realizzare una Presentazione: ecco un esempio notevolissimo
Mi sono imbattuto in questo filmato su YouTube.
E' una presentazione che illustra 5 regole fondamentali per realizzare delle buone presentazioni. Godetevelo. E non vi concentrate troppo sulle 5 regole, pur importanti e sacrosante. Ma sulle soluzioni espressive utilizzate per spiegare le 5 regole!
Questa è una Presentazione con la P maiuscola!
Lontana anni luce dalle centinaia di presentazioni "sorde e grige" che abbiamo realizzato o dovuto subire in tante occasioni. Ora è chiaro che l'autrice, Nancy Duarte, è una fuoriclasse del settore. Nessuno ci obbliga ad emulare certi virtuosismi. Ma ognuno di noi è obbligato a riflettere sul VERO ruolo e sull'uso delle Presentazioni nella business communication.
Per la cronaca, Nancy Duarte è CEO di Duarte Design, azienda della Silicon Valley, leader nella progettazione e realizzazione di presentazioni di alto livello, con oltre 250.000 presentazioni realizzate fino ad oggi. Leggi questo articolo...
E' una presentazione che illustra 5 regole fondamentali per realizzare delle buone presentazioni. Godetevelo. E non vi concentrate troppo sulle 5 regole, pur importanti e sacrosante. Ma sulle soluzioni espressive utilizzate per spiegare le 5 regole!
Questa è una Presentazione con la P maiuscola!
Lontana anni luce dalle centinaia di presentazioni "sorde e grige" che abbiamo realizzato o dovuto subire in tante occasioni. Ora è chiaro che l'autrice, Nancy Duarte, è una fuoriclasse del settore. Nessuno ci obbliga ad emulare certi virtuosismi. Ma ognuno di noi è obbligato a riflettere sul VERO ruolo e sull'uso delle Presentazioni nella business communication.
Non dobbiamo essere tutti fuoriclasse ma nemmeno siamo costretti a rimanere tutti ottusi fautori del copia-incolla "alla cieca" e dei punti elenco!
Per la cronaca, Nancy Duarte è CEO di Duarte Design, azienda della Silicon Valley, leader nella progettazione e realizzazione di presentazioni di alto livello, con oltre 250.000 presentazioni realizzate fino ad oggi. Leggi questo articolo...
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venerdì 31 dicembre 2010
Bilancio del blog nel 2010
L’ultimo post del 2010 è ovviamente dedicato ai bilanci.
L’idea del blog è nata il 1° Gennaio 2009, il primo post era in linea il 15 Febbraio. Il bilancio del 2009 fu sorprendente, rispetto alle mie aspettative iniziali.
Il 2010 è stato l'anno del consolidamento.
Il blog si è confermato un'eccezionale e necessaria "palestra" di scrittura e comunicazione; mi ha fornito riscontri incoraggianti sul mercato che si sta sviluppando in Italia nel campo della comunicazione tecnica;
mi ha dato la possibilità di un confronto con professionisti del settore, più esperti di me; mi ha dato spunti per approfondire aspetti del mio lavoro, senza la pressione tipica che spesso detta il ritmo delle nostre quotidiane necessità professionali.
Senza il blog non avrei avuto la soddisfazione di essere citato da Cristina Mariani, che ringrazio ancora per l'apprezzamento, nel suo ultimo libro "Comunicazione low cost".
Voglio usare anche quest'anno l'immagine che avevo coniato alla fine del 2009: il blog ti obbliga a dedicare maggiore attenzione a tutto ciò che ha che fare con il tuo mestiere di comunicatore tecnico e con la scrittura in generale… un po’ come quell’amico che ti trascina a fare jogging perché magari da solo cederesti alla pigrizia.
E ora per gli appassionati dei dettagli, qualche elemento numerico.
Di seguito potete vedere “l’encefalogrammma” del blog durante il 2010:
Un inizio vivace, un paio di periodi "stanchi", in Aprile ed Agosto, poi da Settembre fino alla fine un sensibile e prolungato incremento di contatti,con più di un picco robusto e, per fortuna, mai “andamento piatto”!
I numeri vanno presi con le molle, in quanto il rilevamento non è sempre affidabilissmo, ma diciamo che applicando una variazione del 5%, per eccesso o per difetto, diventano numeri solidi.
Circa 13.200 visitatori; di questi, circa 3.200 ritornano abitualmente sul blog.
Il tempo medio di visita si aggira intorno ai 3’10” , per tutti i 13.200 visitatori.
I nuovi visitatori indugiano per circa 1’40”, quelli che ritornano lo navigano per circa 8’10” .
Le pagine visitate sono circa 27.000 ma se eliminiamo almeno il 20% di pagine che vengono accedute “per caso” e poi subito abbandonate, diciamo che scendiamo a poco meno di 22.000.
Ho ricevuto visite da 70 paesi diversi, anche se il 90% (circa 12.100) è concentrato in Italia:
Per un blog scritto in italiano, che si occupa di una professione di nicchia, nulla di strano. La Svizzera è il secondo paese nella classifica degli accessi.
I numeri sono del tutto analoghi a quelli esposti nell'ultimo post del 2009 e credo che questa osservazione sia confortante.
Possiamo chiudere qui.
Ci vediamo domani, nel 2011, che vi auguro pieno di salute, lavoro e serenità, che sono sempre e comunque le cose più importanti.
Ciao.
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L’idea del blog è nata il 1° Gennaio 2009, il primo post era in linea il 15 Febbraio. Il bilancio del 2009 fu sorprendente, rispetto alle mie aspettative iniziali.
Il 2010 è stato l'anno del consolidamento.
Il blog si è confermato un'eccezionale e necessaria "palestra" di scrittura e comunicazione; mi ha fornito riscontri incoraggianti sul mercato che si sta sviluppando in Italia nel campo della comunicazione tecnica;
mi ha dato la possibilità di un confronto con professionisti del settore, più esperti di me; mi ha dato spunti per approfondire aspetti del mio lavoro, senza la pressione tipica che spesso detta il ritmo delle nostre quotidiane necessità professionali.
Senza il blog non avrei avuto la soddisfazione di essere citato da Cristina Mariani, che ringrazio ancora per l'apprezzamento, nel suo ultimo libro "Comunicazione low cost".
Voglio usare anche quest'anno l'immagine che avevo coniato alla fine del 2009: il blog ti obbliga a dedicare maggiore attenzione a tutto ciò che ha che fare con il tuo mestiere di comunicatore tecnico e con la scrittura in generale… un po’ come quell’amico che ti trascina a fare jogging perché magari da solo cederesti alla pigrizia.
E ora per gli appassionati dei dettagli, qualche elemento numerico.
Di seguito potete vedere “l’encefalogrammma” del blog durante il 2010:
Un inizio vivace, un paio di periodi "stanchi", in Aprile ed Agosto, poi da Settembre fino alla fine un sensibile e prolungato incremento di contatti,con più di un picco robusto e, per fortuna, mai “andamento piatto”!
I numeri vanno presi con le molle, in quanto il rilevamento non è sempre affidabilissmo, ma diciamo che applicando una variazione del 5%, per eccesso o per difetto, diventano numeri solidi.
Circa 13.200 visitatori; di questi, circa 3.200 ritornano abitualmente sul blog.
Il tempo medio di visita si aggira intorno ai 3’10” , per tutti i 13.200 visitatori.
I nuovi visitatori indugiano per circa 1’40”, quelli che ritornano lo navigano per circa 8’10” .
Le pagine visitate sono circa 27.000 ma se eliminiamo almeno il 20% di pagine che vengono accedute “per caso” e poi subito abbandonate, diciamo che scendiamo a poco meno di 22.000.
Ho ricevuto visite da 70 paesi diversi, anche se il 90% (circa 12.100) è concentrato in Italia:
Per un blog scritto in italiano, che si occupa di una professione di nicchia, nulla di strano. La Svizzera è il secondo paese nella classifica degli accessi.
I numeri sono del tutto analoghi a quelli esposti nell'ultimo post del 2009 e credo che questa osservazione sia confortante.
Possiamo chiudere qui.
Ci vediamo domani, nel 2011, che vi auguro pieno di salute, lavoro e serenità, che sono sempre e comunque le cose più importanti.
Ciao.
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Il mestiere del TW
mercoledì 29 dicembre 2010
Prevenire gli incidenti sul lavoro: anche con la documentazione tecnica
Vi segnalo un articolo (fonte Unistudio) che deve far pensare.
Secondo i dati INAIL, nel 2009 gli infortuni sul lavoro ufficialmente denunciati sarebbero 790.000. Di questi, molti sono risultati mortali.
L’uso errato di macchine e impianti rappresenta spesso una delle cause di tali incidenti. Troppo spesso si tiene in considerazione la sicurezza della macchina solamente nella fase di progettazione o costruzione. Ma anche se perfettamente funzionanti, le macchine possono essere pericolose se non vengono usate in modo corretto e secondo le indicazioni d'uso fornite dal costruttore.
Per tutte le macchine che ricadono nelle indicazioni della Direttiva Macchine 98/37/CE, il Manuale d’uso e manutenzione deve essere considerato un vero e proprio strumento di prevenzione degli infortuni.
Avevo accennato a questo tema nel post del 20 Novembre 2010, in particolare ai punti 2 e 3.
Mi riprometto di approfondire l'argomento in futuro, ma è evidente che, specialmente in certi settori, comprimere i costi di sviluppo della documentazione tecnica e sulla formazione delle persone che devono utilizzare certi macchinari, è una scelta estremamente discutibile se non drammaticamente miope.
Philip Kotler, uno dei "guru" mondiali del marketing, ha detto una frase molto interessante:
"Le aziende si preoccupano troppo di quanto costa fare. Dovrebbero preoccuparsi, invece, di quanto costa non fare".
Questa frase si adatta benissimo all'argomento del post, ma temo che la riprenderò in futuro perchè è ora di iniziare tutti insieme a fare dei ragionamenti sui costi nascosti del NON FARE, della NON QUALITA', della NON INNOVAZIONE, della NON SICUREZZA e di altro ancora che in qualche modo ci riguarda, indipendentemente dal lavoro che facciamo.
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Secondo i dati INAIL, nel 2009 gli infortuni sul lavoro ufficialmente denunciati sarebbero 790.000. Di questi, molti sono risultati mortali.
L’uso errato di macchine e impianti rappresenta spesso una delle cause di tali incidenti. Troppo spesso si tiene in considerazione la sicurezza della macchina solamente nella fase di progettazione o costruzione. Ma anche se perfettamente funzionanti, le macchine possono essere pericolose se non vengono usate in modo corretto e secondo le indicazioni d'uso fornite dal costruttore.
Per tutte le macchine che ricadono nelle indicazioni della Direttiva Macchine 98/37/CE, il Manuale d’uso e manutenzione deve essere considerato un vero e proprio strumento di prevenzione degli infortuni.
Avevo accennato a questo tema nel post del 20 Novembre 2010, in particolare ai punti 2 e 3.
Mi riprometto di approfondire l'argomento in futuro, ma è evidente che, specialmente in certi settori, comprimere i costi di sviluppo della documentazione tecnica e sulla formazione delle persone che devono utilizzare certi macchinari, è una scelta estremamente discutibile se non drammaticamente miope.
Philip Kotler, uno dei "guru" mondiali del marketing, ha detto una frase molto interessante:
"Le aziende si preoccupano troppo di quanto costa fare. Dovrebbero preoccuparsi, invece, di quanto costa non fare".
Questa frase si adatta benissimo all'argomento del post, ma temo che la riprenderò in futuro perchè è ora di iniziare tutti insieme a fare dei ragionamenti sui costi nascosti del NON FARE, della NON QUALITA', della NON INNOVAZIONE, della NON SICUREZZA e di altro ancora che in qualche modo ci riguarda, indipendentemente dal lavoro che facciamo.
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Il mestiere del TW
martedì 28 dicembre 2010
Saper scrivere è anche... non scrivere più di quanto basta!
Asciugare, ridurre, semplificare senza distorcere il senso di una frase, sintetizzare, togliere, togliere tutto ciò che non serve. Il mestiere del comunicatore tecnico è un mestiere "a togliere"; partire dal blocco di marmo e togliere tutto quello che è "in più" e che racchiude "la statua", il concetto che vogliamo sia visibile a tutti.
Lo pensava Michelangelo quando scolpiva, lo hanno pensato moltissimi grandi scrittori, a maggior ragione lo deve pensare un comunicatore tecnico, che non scrive romanzi o altri tipi di componimenti creativi, ma scrive per aiutare altri a capire concetti da utilizzare nel loro lavoro.
Di queste cose, in quasi due anni, vi ho parlato molte volte ed ho scritto più di un post sull'argomento, racchiusi nella sezione Esercizi di riscrittura.
Ma stasera vi segnalo un post interessante di Leslie O'Flahavan, in cui si dimostra come sia possibile riscrivere un testo usando solo la metà delle parole rispetto alla stesura originale.
Provateci, è un esercizio molto utile. Prendete un testo dal Web, da un sito qualsiasi, su un argomento a caso (magari eviterei un trattato sulle particelle sub-nucleari...). Provate a riscriverlo con la metà delle parole, facendo attenzione, ovviamente, a non stravolgerne il senso. Vi accorgerete che Leslie ed io abbiamo ragione, cioè che quasi sempre è possibile migliorare un testo, asciugandolo da tutto ciò che è inessenziale.
Provateci e fatemi sapere.
Leggi questo articolo...
Lo pensava Michelangelo quando scolpiva, lo hanno pensato moltissimi grandi scrittori, a maggior ragione lo deve pensare un comunicatore tecnico, che non scrive romanzi o altri tipi di componimenti creativi, ma scrive per aiutare altri a capire concetti da utilizzare nel loro lavoro.
Di queste cose, in quasi due anni, vi ho parlato molte volte ed ho scritto più di un post sull'argomento, racchiusi nella sezione Esercizi di riscrittura.
Ma stasera vi segnalo un post interessante di Leslie O'Flahavan, in cui si dimostra come sia possibile riscrivere un testo usando solo la metà delle parole rispetto alla stesura originale.
Provateci, è un esercizio molto utile. Prendete un testo dal Web, da un sito qualsiasi, su un argomento a caso (magari eviterei un trattato sulle particelle sub-nucleari...). Provate a riscriverlo con la metà delle parole, facendo attenzione, ovviamente, a non stravolgerne il senso. Vi accorgerete che Leslie ed io abbiamo ragione, cioè che quasi sempre è possibile migliorare un testo, asciugandolo da tutto ciò che è inessenziale.
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Categoria:
Saper scrivere
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