mercoledì 10 ottobre 2018

Non mancate ad ADOBE DITA World 2018

Ci sono anche io, "ultimo tra cotanto senno", parafrasando uno dei versi più famosi di Dante (Inferno, Canto IV):

https://2018-adobe-dita-world.meetus.adobeevents.com/#_adobe-dita-world-speakers

https://2018-adobe-dita-world.meetus.adobeevents.com/sessions

L'iscrizione è free!
:-)

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martedì 2 ottobre 2018

DITA World 2018: ci sarò anche io

Registratevi, non vi costa nulla.

Ma non registratevi per ascoltare me.

Registratevi per ascoltare, in 3 giorni, dei colleghi straordinari che vi parleranno di DITA da diversi punti di vista.

Registratevi per partecipare alla più importante conferenza online che ci sia al mondo su DITA.

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martedì 21 agosto 2018

CCMS MARATHON 2018: il 26 Ottobre a Milano


E' stata ufficializzata la call for proposal della CCMS MARATHON 2018.

Dopo il grande successo della prima edizione, COM&TEC presenta la seconda edizione, con un'innovazione nel format.


Cerchiamo 5 aziende che vengano a raccontare la loro esperienza di implementazione di nuovi processi redazionali, conseguente all'adozione di un CCMS.


L'azienda testimonial deve essere accompagnata da un rappresentante del CCMS  utilizzato: alla fine della giornata ci sarà una sessione di domande e risposte che coinvolgerà il pubblico in sala, con i rappresentanti dei diversi CCMS.


Da un lato l'esperienza concreta di un'azienda, le sue scelte, le difficoltà, i processi e le innovazioni implementate per migliorare l'ingegnerizzazione della documentazione tecnica associata ad un prodotto.


Dall'altra le strategie di sviluppo e l'evoluzione tecnologica dei diversi CCMS, per rispondere alla crescente domanda di processi sempre più conformi ai dettami dell'Infomation 4.0.


Pensate di avere un'esperienza significativa da raccontare?


Allora  mandate la vostra proposta, entro il 14 Settembre, a 

events@comtec-italia.org.

VI ASPETTIAMO.
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mercoledì 27 giugno 2018

Ogni pagina è la prima: un bel regalo!

Oggi mi è arrivato un regalo da Richard Hamilton, l'editore di Mark Baker.


Richard mi ha inviato il libro di Mark "Every Page is Page One" e la sua traduzione in Italiano, "Ogni pagina è la prima".

La traduzione in Italiano è stata realizzata da Gianni Angelini, un collega che ha scritto il libro "Il Comunicatore Tecnico" e che ha fatto parte anche del Direttivo della COM&TEC.

Mark sapeva che io avevo letto il suo libro in Inglese, ed ha chiesto alla casa editrice XML Press, nella persona di Richard, di contattarmi per una rilettura  del lavoro di Gianni.

Vi ho più volte parlato di Mark, uno dei più brillanti ed originali esperti di Comunicazione Tecnica, dal quale ho imparato molto e che, attraverso il suo blog, mi ha offerto spesso spunti di riflessione ed analisi sempre molto interessanti.

E vi ho parlato anche del suo libro.

Ora che è disponibile anche la versione in Italiano, vi invito ad entrare più direttamente in contatto con le idee di questo autore mai banale, talvolta controcorrente, sempre pronto a confrontarsi con tutti sul suo blog, che talvolta ospita anche i miei commenti.

Nella prima parte del libro trovate, tra le altre cose, una premessa di Scott Abel e una lista di tutti coloro che hanno ispirato/influenzato Mark nella definizione dei contenuti del libro e nella successiva rilettura: date un occhio a questa lista e vi troverete tutti i maggiori esperti mondiali del settore.

Quando Richard mi ha chiesto di dare una mano e che la richiesta era arrivata direttamente da Mark, non ci ho pensato nemmeno un attimo.

Gianni ha fatto un ottimo lavoro e per me è stato un onore ed un piacere collaborare a questo progetto.

Leggete il libro, vi sarà utile.

A presto. Leggi questo articolo...

domenica 10 giugno 2018

DITA Open Toolkit: è stata rilasciata la versione 3.1

Vi segnalo rapidamente che è stata rilasciata la versione 3.1 del DITA Open Toolkit.

Come sapete, DITA è uno standard open source per la strutturazione e la pubblicazione dei contenuti.

Chiunque voglia prendere confidenza con lo standard, può scaricare il Toolkit, lo può installare e può utilizzare un editor XML tra i tanti presenti in commercio (a pagamento o free-ware).

Essendo DITA uno standard XML-based, in punta di teoria basterebbe anche un semplice editor di testo, ma è un approccio "alla Clint Eastwood", per "uomini duri".

Ma francamente scrivere DITA "a mani nude" (questa battuta la capiscono in pochi... arriva fra 5 minuti...) usando un semplice editor di testo, mi sembra un'approccio un poco scabroso.

Cosa troviamo nella versione 3.1?
Dalla release note mi sembra che siano state migliorate diverse cose, tra le quali:

  • una migliore gestione della visualizzazione di brani di codice (tag )
  • una migliore gestione della produzione dell'output PDF
  • migliorato il supporto a Lightweight DITA
Spero di aver veramente il tempo di poterci "giocare" un poco.

Se volete segnalarmi qualche osservazione, curiosità o altro su questa nuova versione, sono qua. A presto.
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domenica 29 aprile 2018

Cosa è successo a COMTecnica 2018?

Sono trascorse circa 3 settimane da COMTecnica 2018 e ho avuto il tempo di riflettere sui diversi input ricevuti durante i due giorni dell’evento internazionale più importante che si svolge in Italia nel campo della Comunicazione Tecnica.

Dovendo condensare il tutto in un articolo di poche righe, ho deciso di adottare la “regola del tre”:

  1. I tre concetti più importanti
  2. I tre interventi più brillanti
  3. Le tre lezioni che mi porto a casa

I TRE CONCETTI PIU' IMPORTANTI


Strutturazione dei contenuti: sta vincendo DITA
Quando parliamo di Information 4.0, dobbiamo parlare di meta-dati (come ha sottolineato Davide Osta nel suo workshop, nella seconda giornata).
Ma non ha senso parlare di meta-dati se i nostri contenuti non sono strutturati.

E allora dall’intervento di Stefan Gentz (che illustra un sondaggio molto ricco di informazioni) veniamo a sapere che DITA sta vincendo la gara e che molte aziende, quando devono strutturare i propri contenuti, si orientano verso questo standard aperto che è ormai in campo da più di 15 anni. 

Sorpresi? E perché? 
Abbiamo già visto come nel settore aeronautico-militare, S-1000D e Simplified Technical English siano già da tempo “LO STANDARD”. 

E nel mondo del software, il modello Open Source domina il campo da anni. 
Gli standard aperti danno garanzie che un data model proprietario, per quanto efficiente e potente, non può fornire, specie in un'ottica di medio-lungo periodo.


Chatbot: stanno arrivando… tra qualche anno
Si parla molto di chatbot, una delle buzz-word più in voga negli ultimi 12 mesi.

Nella seconda giornata, Fabrice Lacroix ha illustrato efficacemente il flusso base di progettazione di una chat-bot, mettendo in evidenza le criticità di ogni strato.

Dall’Hipe-cycle di Gartner si osserva chiaramente che stiamo sul massimo picco delle aspettative e ci aspetta un periodo di “disillusioni” che precede il flesso di maturità (alcune tecnologie il flesso non lo raggiungono mai, e si estinguono prima).

Di certo, molte aziende stanno puntando seriamente sulle chatbot per determinati scopi e sarà di sicuro un campo di gioco interessante per i comunicatori tecnici, ma sarà un campo da gioco dove dovremo ragionare:
  • su “contenuti molecolari” (e magari ri-scrivere anche molto di quello che è già disponibile in azienda)
  • su uno stile di scrittura “conversazionale”, molto diverso da quello di solito adottato nella scrittura tecnica

Normative e sicurezza: non si finisce mai di imparare
Marco Del Medico ha fatto chiarezza sullo standard IEC 61508, che va ad impattare:
  • qualsiasi singolo dispositivo o software di servizio che svolga una specifica funzione di sicurezza
  • qualsiasi sistema, più o meno complesso, sia hardware che software, in cui intervengano funzionalità di sicurezza
Le responsabilità nella implementazione dello standard non impatta solo sul produttore del dispositivo ma anche sull’azienda che sceglie quel dispositivo per integrarlo nel proprio prodotto.
E l’impatto riguarda anche la documentazione del prodotto, che deve tener conto anche di quanto previsto nel Safety Manual del dispositivo di sicurezza.


I TRE INTERVENTI PIU’ BRILLANTI


Leah Guren
Leah è stata Fantastica!
E si capisce che svolge l’attività di trainer (oltre alla sua ordinaria attività di consulenza) da molti anni. La sua efficacia nel comunicare ha catturato la platea!

Leah è la dimostrazione plastica di una cosa che sostengo da anni: essere esperti di un argomento non significa che si sia capaci di comunicarlo. Per comunicare efficacemente bisogna avere un talento ed un allenamento che sono completamente scorrelati dalla competenza specifica.

Quelli che leggono le slide andrebbero multati (e quanti ne abbiamo visti, anche in conferenze di livello o peggio all’Università).
Fortunatamente Leah non appartiene a questa noiosa categoria.


Jang Graat
Jang lo conoscevo di fama, non lo avevo mai incontrato.
Il suo speech è stato notevole, molto tecnico ma non noioso, su un argomento che per molti è ancora un argomento “di frontiera”, che Jang ha disegnato con una chiarezza cristallina.

Il tema di come integrare i dati da sorgenti esterne eterogenee nei nostri contenuti tecnici (magari gestiti da un CCMS) è un tema che diverrà essenziale negli ecosistemi dell’industria 4.0. 

Jang ha illustrato come con DITA il problema si possa risolvere brillantemente.
Non è semplice trasmettere velocemente concetti intrinsecamente complessi. 
Anche lui, come Leah, è un trainer con esperienza pluriennale… sarà un caso?


Davide Osta
Nel secondo giorno, un work-shop di livello, tanto più se i presenti avessero saputo che Davide lo ha gestito in condizioni fisiche non ottimali.

Aldilà della tematica interessante, la numerosa platea è stata anche coinvolta in una specie di simulazione sulla progettazione dei meta-dati associabili ai contenuti.

Una buona idea, ben recepita da un pubblico disponibile a “giocare” sul tema proposto. E, soprattutto, Davide non legge le slide!

LE TRE LEZIONI CHE MI PORTO A CASA


Information 4.0: tutti ne parlano, ma le idee sono ancora parecchio confuse
Tre fra gli attributi fondamentali che caratterizzano il concetto di Information 4.0 sono:
  • meta-dati associati ai contenuti
  • contenuti veicolati in base al contesto
  • contenuti rintracciabili
Nessuno di questi tre attributi ha realmente senso se i contenuti di cui parliamo non sono strutturati. Eppure, ancora oggi, sembra che per qualcuno la strutturazione dei contenuti sia un’opzione e non una strada obbligata. 

Forse dovremmo essere più perentori, magari tracimando in una simpatica forma di bullismo, pur di convincere i più riottosi su questo concetto. 


I campi di gioco si moltiplicano
Smetteremo di scrivere manuali? FINALMENTE!

Perché dovremo fare molte altre cose:
  • strutturare contenuti non strutturati
  • strutturare meglio e con diversi livelli di granularità i contenuti strutturati già esistenti, per renderli utilizzabili dai chatbot o dagli engine di realtà aumentata
  • fare training e insegnare come si strutturano i contenuti (DITA, S1000D, …)
  • definire meta-data
  • definire “connettori” verso il mondo esterno, per leggere dati da fonti eterogenee da “portare dentro” ai nostri CCMS
  • gestire algoritmi di Intelligenza Artificiale
  • capire che la User Assistance è la risposta alla User Experience… e che non si può parlare della prima senza avere la minima competenza su come ci si approccia alla seconda…
  • documentare REST API
  • … e altro ancora…


Nornative/Direttive
Una norma/direttiva scritta male non sarà facilmente applicabile.

Una norma/direttiva troppo costosa da applicare, probabilmente non sarà applicata.

Una norma/direttiva non obbligatoria, probabilmente non sarà applicata.

Quanto mi costa non applicare una norma/direttiva?

E quanto mi costa applicare diligentemente tutte le norme/direttive che devo applicare nel mio settore?

Alzi una mano chi non ha mai formulato pensieri come questi.

Problema di fondo: le norme/direttive non sono quasi mai al passo dell’area tecnologica che intendono normare e anche la norma/direttiva migliore può risultare inadeguata rispetto allo scopo che si prefigge.

Eppure abbiamo bisogno di norme/direttive/standard e abbiamo bisogno di immaginare che possano essere un driver di business, non un fastidioso fardello.

“Ne dovremo parlare ancora”, come diceva il saggio capo Sioux in un famoso film western... 



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lunedì 1 gennaio 2018

Panta Rei: il senso del cambiamento per il 2018

Apro il 2018 con una riflessione sul cambiamento, originata da questa infografica in cui mi sono imbattuto pochi giorni prima di Natale:


Nell'infografica sono indicate le maggiori 10 aziende USA presenti sul mercato nel 1917, nel 1967 e infine nel 2017.

Alcune di queste aziende, come la Kodak, hanno attraversato crisi profondissime.
Chi ha più di 35 anni, ha sicuramente fatto una foto che poi è stata sviluppata su carta Kodak.
Chi di noi poteva pensare che in pochi anni, con l'avvento delle macchine fotografiche digitali e di un social network come Instagram, la Kodak potesse letteralmente essere spazzata via?

Alcuni di questi marchi hanno fatto la storia, nei rispettivi comparti industriali.
Eppure nessuno, neanche le multinazionali che sembrano più importanti ed inattaccabili, sfuggono alle regole del cambiamento.

Oggi sono sulla cresta dell'onda alcune "buzzwords" che vediamo scritte ovunque, in ogni contesto: Blockchain, Internet of Things, Cloud, SaaS, PaaS, DaaS, IaaS, GDPR, Artificial Intelligence, Augmented/Virtual Reality, Big Data, Analytics, Chatbots, User Experience, User Assistance, Smart Objects, Cyber Security, Marketing Engagement, ... e molte, molte altre.

Spesso chi nomina questi concetti non li padroneggia affattto, spesso questi termini servono solo a battezzare sinteticamente tecnologie molto complesse sulle quali si instaurano aspettative notevoli, quasi sempre eccessive almeno per quello che riguarda la scansione temporale.

Oggi tutti mettiamo i nostri doc su Google Drive, ma si parla di "cloud" da più di 10 anni ed oggi molte aziende ancora non ritengono le infrastrutture cloud abbastanza mature per certi business case.

Se poi parliamo di Intelligenza Artificiale, siamo in un mare magnum di diversi filoni di ricerca ed impostazioni, di progetti interessanti ma ancora incompleti, di promesse straordinarie che si realizzeranno in pochi anni, ma di molte altre che cadranno nel dimenticatoio dopo aver assorbito una gran quantità di denaro in sviluppo e ricerca.

Ma dalle idee che falliranno germoglieranno altre idee che daranno frutti.

In tutto questo, c'è il senso del "cambiamento" che ci coinvolge tutti.

E che tocca in particolare la nostra professione, perchè mentre le regole tradizionali mostrano la corda, nuove regole devono essere padroneggiate.

Ad esempio, le funzionalità cloud-based SaaS (Software as a Service) implicano non solo l'idea che la documentazione di quesi servizi o, in senso più ampio, la User Assistance, debba essere "embedded" nel servizio software, ma anche che debba essere ampiamente personalizzabile, per rispondere alla User Experience dell'utente che, altrimenti, potrebbe rivolgersi al servizio software del nostro concorrente.

E questo significa che l'approccio della documentazione di prodotto in formato stampabile o anche in formato Web secondo il paradigma "Knowledge Center", semplicemente non funziona più.

Le aziende che ancora pensano di fare una sola versione della documentazione di prodotto che DEVE ANDARE BENE per tutti, sono fuori dal tempo.

Ma questo è solo un esempio di come dovremo cambiare le nostre risposte, perchè nuove domande incombono.

Recentemente, Tom Johnson ha redatto questa immagine che indica quanti e quali processi aziendali vadano ad intercettare la documentazione di prodotto:




Da questa immagine si intuisce come le spinte che ci portano a personalizzare la documentazione di prodotto potrebbero tendere ad entrare in conflitto con quelle che ci suggerirebbero di operare al fine di massimizzare il riutilizzo e l'integrazione dei contenuti, per poterli poi valorizzare in processi diversi ed asincroni.

Ma anche in questo caso si rischia di cadere in un gioco di specchi, dove quello che si desidera sembra a portata di mano, ma potrebbe essere solo un riflesso di qualcosa di diverso.

Il senso del cambiamento sta anche nel dare risposte nuove a problemi apparentemente antitetici.

Sarà un bel 2018, pieno di nuove sfide, anche per me.

Vi auguro 2018 ricco di salute e lavoro, e vi regalo un aforisma di Jim Morrison:
"Ognuno di noi ha un paio di ali, ma solo chi sogna impara a volare."

A PRESTO! Leggi questo articolo...