mercoledì 11 giugno 2025

Mai smettere di imparare: ho fatto un corso su S1000D

Mi sono preso due giorni di ferie e ho chiesto al mio amico Antonio Murro di poter fare un corso su S1000D presso SeTeL.


Antonio mi ha affidato alla straordinaria competenza di Barbara Predonzani, una delle sue collaboratrici più brillanti ed esperte di S1000D.

Barbara mi ha condotto con efficacia e in profondità negli aspetti fondamentali di uno standard largamente utilizzato per scrivere documentazione tecnica in ambito navale, ferroviario, ed aereonautico.

Io ho lavorato per quasi 4 anni in IBM con lo standard DITA, che per alcuni versi ha molti punti in comune con S1000D. Questo mi ha aiutato nella comprensione della struttura di S1000D e del processo di definizione dei Data Module. Ma Barbara è stata estremamente chiara anche nell'illustrare gli aspetti più complessi dello standard.

Chi volesse approfondire la specifica S1000D, può seguire questo link.

S1000D è un sistema internazionale di specifiche per la creazione, gestione e distribuzione di documentazione tecnica e mira a migliorare l'efficienza, la coerenza e la riutilizzabilità delle informazioni tecniche.

Di seguito, le sue principali caratteristiche:

  • Standard aperto: Favorisce l'adozione e la collaborazione tra diverse organizzazioni.
  • Struttura modulare: Consente la creazione di contenuti riutilizzabili e facilmente aggiornabili. Le informazioni sono suddivise in unità chiamate Data Modules, che rappresentano le unità di contenuto riutilizzabile.
  • XML: Le pubblicazioni sono basate su XML, che permette una gestione flessibile, interoperabile e facilmente aggiornabile delle informazioni.
  • XML Schema Definition (XSD): Ogni Data Module, per essere validato, deve rispettare le regole e la struttura definite nell'XSD.
  • eXtensible Stylesheet Language Transformation (XSLT): Definisce le regole di visualizzazione da applicare al Data Module.
  • Gestione centralizzata: Supporta sistemi di gestione delle informazioni che facilitano l'aggiornamento e la distribuzione delle pubblicazioni.
  • Output multi-canale: Può generare documentazione in vari formati, come PDF, HTML, eBook, ecc.
  • Versioning e controllo delle revisioni: Include meccanismi per tracciare le revisioni e garantire che le informazioni siano aggiornate e coerenti.
  • Interoperabilità: Progettato per integrarsi con altri sistemi di gestione delle informazioni e di manutenzione.

E come si dice ... never stop learning... because life never stops teaching!



Leggi questo articolo...

mercoledì 14 ottobre 2020

Documentare le API? Le risposte nascono dalle domande...

Come detto in precedenza, le API sono la pietra angolare della trasformazione digitale che sta attraversando tutte le aziende. Se non foste convinti di questo assunto, vi basti pensare alle conseguenze della pandemia COVID-19 che stiamo vivendo: quale impatto abbiamo registrato sui processi lavorativi?

Le aziende più efficienti hanno fatto fronte alle difficoltà con meno danni  e sono quelle che dispongono di processi digitalizzati realizzabili senza la necessità che TUTTI i lavoratori siano necessariamente presenti nel perimetro aziendale.

Un esempio? Ai primi di Giugno mi chiama il responsabile della documentazione aziendale di un'importante azienda italiana, di cui non farò il nome.

Il suo problema: a seguito della pandemia, i clienti richiedevano training digitalizzati, da fruire attraverso piattaforme LMS (Learning Management Systems) e lui voleva produrrre degli oggetti SCORM a partire dalla documentazione di prodotto, scritta secondo lo standard DITA.

Prima della pandemia, l'azienda forniva sessioni di training face-to face, ma non era più possibile; tuttavia, la necessità di fornire training ai clienti era pressante. 

Ragionando su questo problema, l'azienda in questione si è resa conto che era conveniente intraprendere questa trasformazione INDIPENDENTEMENTE dalla pandemia!

Al netto della soluzione che ho suggerito, il nocciolo della questione è: possiamo ridefinire e digitalizzare processi non solo perchè siamo obbligati dalle circostanze ma perchè è SEMPLICEMENTE CONVENIENTE! 

E questo fa la differenza nell'era della "API economy".

Se le API sono la spina dorsale dei processi di digitalizzazione, non ci vuole un'intelligenza cartesiana per capire quale ruolo può giocare la Comunicazione Tecnica incentrata sulle API.

Per inizare questo percorso, voglio partire dai dati prodotti da una recente indagine condotta da SmartBear.

Io analizzerò solo alcuni aspetti del report (per una lettura completa, potete accedere da qui).


SETTORI INDUSTRIALI COINVOLTI NELL'INDAGINE











Tutti i maggiori settori industriali sono coinvolti e non solo il settore ICT, che ovviamente fa la parte del leone col 28%.


DA QUANTO TEMPO STATE SVILUPPANDO API?

Questa domanda mostra che solo il 18% delle aziende che hanno partecipato al sondaggio stanno sviluppando API da almeno 10 anni, mentre il 29% sta intraprendendo questa strada da 3-5 anni.

Quindi è un'area di sviluppo ancora molto giovane.









PER QUALI MOTIVI STATE SVILUPPANDO API?

Questa è una delle domande  "chiave" del sondaggio, perchè ci da una panoramica delle motivazioni e ci trasmette un dato essenziale: sviluppare API non è "una moda", una specie di "picco" tecnologico frutto di una momentanea espressione del mercato, ma qualcosa destinato a durare da qui ai prossimi 10-15 anni, che nel campo ICT equivale ad un'era geologica!

Come vedete, prevalgono le motivazioni di interoperabilità tra sistemi diversi (64%) e la capacità di estendere una funzionalità nell'ottica di una logica "a servizi" (53%), sullo sfondo di un più generale processo di trasformazione digitale (43%).

Tutte queste motivazioni (e le altre comprese nel grafico) si alimentano a vicenda, in una sinergia che tenderà a crescere nei prossimi anni.


QUALI PARAMETRI DETERMINANO IL SUCCESSO DI UNA API?

E qui iniziamo ad entrare nell'ambito che più ci interessa, cioè nel delineare come la Comunicazione Tecnica viene coinvolta in questo fenomeno. Nella prossima figura ho evidenziato una voce:










E' evidente che se parliamo di Usability/developer experience, questa voce è largamente influenzata dalla documentazione che accompagna l'API. Ma non cadiamo nel luogo comune per il quale la documentazione delle API è ad uso e consume esclusivo degli sviluppatori: vedremo prossimamente che non è proprio del tutto vero.

Ora tralasciamo altri dati interessanti ma più focalizzati sullo specifico dello sviluppo software e continuiamo ad investigare alcuni aspetti della documentazione delle API, un elemento critico nel ciclo di vita delle API. La documentazione può fare la differenza tra una API di successo ed una inusabile.


IN AZIENDA ESISTE UN PROCESSO PER LA DOCUMENTAZIONE DI API?












Dal grafico si capisce chiaramente che, indipendentemente dalla dimensione dell'azienda, esistono processi dedicati alla documentazione delle API almeno nel 57% dei casi (26-100 dipendenti), per arrivare al 69% nelle grandi organizzazioni. Vi è poi circa un terzo delle aziende "piccole" (e circa un quarto delle aziende maggiori) che sta pianificando l'adozione di processi di documentazione delle API.

Ma ora entriamo a "gamba tesa" sul tema che ci interessa: cosa significa documentare un API?


LE 5 COSE PIU' IMPORTANTI PER DOCUMENTARE UN API














Come vedete esistono almeno 16 "tipologie" diverse di "elementi" attraverso i quali si può articolare la documentazione delle API. E sottolineo ALMENO perchè in realtà potremmo aggiungere qualche altra voce. 

Se un'azienda fornisse ai propri clienti una documentazione strutturata attraverso tutti questi elementi, sarebbe di certo da considerare un'azienda "virtuosa". 

In molti casi, sarebbe ottimale indirizzare anche solo alcuni di questi elementi.

Nel prossimo post, ripartiremo dall'ultimo grafico.

A presto!


Leggi questo articolo...

sabato 9 novembre 2019

Minimalismo: mettiamo in ordine le idee

Vi segnalo questo articolo in cui Ferry Vermeulen intervista il Prof. Hans van der Meij, considerato il maggior esperto del Minimalismo.
E' un'occasione da non perdere, per due motivi:

  • Non capita spesso di poter accedere "direttamente" alla sorgente della conoscenza di un determinato argomento.
  • Sul Minimalismo c'è da sempre molta confusione... conviene chiarirsi le idee.
Il Minimalismo è una filosofia per la redazione dei contenuti che si basa su 4 principi:

  1. Orientato all’azione.
  2. Associazione tra lo strumento e il compito da eseguire. 
  3. Supporto al riconoscimento e alla risoluzione degli errori.
  4. Fornire all’utente le informazioni essenziali e lasciarlo libero di scoprire i dettagli in autonomia.

I primi due principi significano "orientati al processo" (Task Oriented)
Il terzo significa "risoluzione dei problemi" (Troubleshooting)
Il quarto significa "sintesi sul contesto" (Context Oriented)

Tutto semplice vero? Parrebbe di no.

Nell'ultima versione dello standard IEC IEEE 82079-1, al paragrafo 5.5.3 viene fornita una definizione di Minimalismo... vagamente imprecisa:

Minimalism is an approach to information for use that includes
critical information and the least amount of other information needed to be complete. Critical information includes the safe use of the product, the security of the information created with the product, or the privacy of the information created by or stored with the product.

Questa NON E' LA DEFINIZIONE DI MINIMALISMO... e credo che su questo punto ci siano pochi dubbi.

Il MInimalismo, peraltro, ha ispirato anche alcune caratteristiche di DITA, lo standard più diffuso al mondo per l'ingegnerizzazione dei contenuti.

Ad esempio, nella versione 1.3 di DITA, è stato introdotto il Troubleshooting Topic Type, che va a mappare proprio il principio n°3.

Quindi, andate sul sito di Ferry e seguite le risposte del Prof. Hans van der Meij.
A presto.


Leggi questo articolo...

martedì 18 dicembre 2018

La dichiarazione di conformità

Vi segnalo un ottimo articolo di Ferry Vermeulen sulla dichiarazione di conformità.

La dichiarazione di conformità è un documento che deve essere firmato da chi realizza un prodotto, per tutti quei prodotti che sono contraddistinti dal marchio CE.

Attraverso questo documento il produttore dichiara che un prodotto venduto nell'Unione Europea è conforme ai requisiti stabiliti dalla legislazione europea sulla sicurezza dei prodotti.

Attraverso il marchio CE e la dichiarazione di conformità, chi acquista il prodotto e le autorità di vigilanza del mercato assumeranno che il prodotto sia conforme:
  • alle direttive UE
  • alle norme armonizzate indicate nella dichiarazione di conformità

Nell'articolo di Ferry potete trovare:
  • un esempio di dichiarazione di conformità
  • la lista delle 27 tipologie di prodotti che richiedono la dichiarazione di conformità
  • gli elementi fondamentali che devono essere inclusi nella dichiarazione
MA SOPRATTUTTO, potete scaricare ben 27 template che vi guideranno nella realizzazione della dichiarazione di conformità.

Come sapete mi occupo di Comunicazione Tecnica da molti anni e faccio parte del Board for Standard and Legislation della Tekom Europe, ma raramente ho trovato in rete un articolo così lineare e chiaro su questo argomento.

Ottimo lavoro Ferry!
:-)

Leggi questo articolo...

martedì 2 ottobre 2018

DITA World 2018: ci sarò anche io

Registratevi, non vi costa nulla.

Ma non registratevi per ascoltare me.

Registratevi per ascoltare, in 3 giorni, dei colleghi straordinari che vi parleranno di DITA da diversi punti di vista.

Registratevi per partecipare alla più importante conferenza online che ci sia al mondo su DITA.

Leggi questo articolo...

martedì 21 agosto 2018

CCMS MARATHON 2018: il 26 Ottobre a Milano


E' stata ufficializzata la call for proposal della CCMS MARATHON 2018.

Dopo il grande successo della prima edizione, COM&TEC presenta la seconda edizione, con un'innovazione nel format.


Cerchiamo 5 aziende che vengano a raccontare la loro esperienza di implementazione di nuovi processi redazionali, conseguente all'adozione di un CCMS.


L'azienda testimonial deve essere accompagnata da un rappresentante del CCMS  utilizzato: alla fine della giornata ci sarà una sessione di domande e risposte che coinvolgerà il pubblico in sala, con i rappresentanti dei diversi CCMS.


Da un lato l'esperienza concreta di un'azienda, le sue scelte, le difficoltà, i processi e le innovazioni implementate per migliorare l'ingegnerizzazione della documentazione tecnica associata ad un prodotto.


Dall'altra le strategie di sviluppo e l'evoluzione tecnologica dei diversi CCMS, per rispondere alla crescente domanda di processi sempre più conformi ai dettami dell'Infomation 4.0.


Pensate di avere un'esperienza significativa da raccontare?


Allora  mandate la vostra proposta, entro il 14 Settembre, a 

events@comtec-italia.org.

VI ASPETTIAMO.
Leggi questo articolo...

mercoledì 27 giugno 2018

Ogni pagina è la prima: un bel regalo!

Oggi mi è arrivato un regalo da Richard Hamilton, l'editore di Mark Baker.


Richard mi ha inviato il libro di Mark "Every Page is Page One" e la sua traduzione in Italiano, "Ogni pagina è la prima".

La traduzione in Italiano è stata realizzata da Gianni Angelini, un collega che ha scritto il libro "Il Comunicatore Tecnico" e che ha fatto parte anche del Direttivo della COM&TEC.

Mark sapeva che io avevo letto il suo libro in Inglese, ed ha chiesto alla casa editrice XML Press, nella persona di Richard, di contattarmi per una rilettura  del lavoro di Gianni.

Vi ho più volte parlato di Mark, uno dei più brillanti ed originali esperti di Comunicazione Tecnica, dal quale ho imparato molto e che, attraverso il suo blog, mi ha offerto spesso spunti di riflessione ed analisi sempre molto interessanti.

E vi ho parlato anche del suo libro.

Ora che è disponibile anche la versione in Italiano, vi invito ad entrare più direttamente in contatto con le idee di questo autore mai banale, talvolta controcorrente, sempre pronto a confrontarsi con tutti sul suo blog, che talvolta ospita anche i miei commenti.

Nella prima parte del libro trovate, tra le altre cose, una premessa di Scott Abel e una lista di tutti coloro che hanno ispirato/influenzato Mark nella definizione dei contenuti del libro e nella successiva rilettura: date un occhio a questa lista e vi troverete tutti i maggiori esperti mondiali del settore.

Quando Richard mi ha chiesto di dare una mano e che la richiesta era arrivata direttamente da Mark, non ci ho pensato nemmeno un attimo.

Gianni ha fatto un ottimo lavoro e per me è stato un onore ed un piacere collaborare a questo progetto.

Leggete il libro, vi sarà utile.

A presto. Leggi questo articolo...

mercoledì 21 dicembre 2016

Contenuti 4.0... cioè? Come incide la UX

Nell'ultimo post avevo indicato come la relazione "contenuto-posizione del contenuto" non sia più sufficente a fornire risposte per la Comunicazione Tecnica 4.0.
In questa relazione dobbiamo aggiungere altri elementi?

Probabilmente si e forse non siamo neanche certi di conoscerli tutti, ma un elemento è sicuramente decisivo: la User Experience (UX).





L'evoluzione della tecnologia ci ha portato dal manuale stampato ai "contenuti molecolari".

Ora dobbiamo fare un altro salto quantico: i contenuti molecolari possono essere "montati insieme" in diversi modi, secondo diverse relazioni di interdipendenza, in base al contesto, in risposta ad un evento e possono essere attivati e pre-filtrati (tipizzazione+tagging) in base all'utente a cui sono destinati.

L'esempio che sto per farvi è ispirato da una riflessione che mi è stata suggerita durante una cena a Bologna, da un Ingegnere che ha maturato esperienze significative nell'automotive.

Se compro un'automobile di fascia alta, probabilmente avrò un tablet integrato nel cruscotto che mi fornirà le istruzioni per le regolazioni e le funzionalità più comuni della mia nuova auto.

Ma queste informazioni di base, probabilmente, mi saranno utili solo nei primi giorni di uso dell'auto. Poi, una volta imparate, non dovrò  leggerle di nuovo. Perchè? Perchè la mia UX sarà cambiata.

Cosa farei seguendo un approccio tradizionale?
Forse scriverei un manuale con TUTTE le procedure tecniche per il governo dell'auto, ordinate secondo un certo indice.

Ma l'indice riflette il punto di vista dell'utente o dei diversi utenti che acquisteranno quella macchina?
Sicuramente no!

Nella migliore delle ipotesi, l'indice del manuale dell'auto sarà strutturato in base a delle "best practice" di uso comune, magari ispirate a qualche standard.
Ricordate la relazione "contenuto-posizione del contenuto"?

Che cosa dovrei fare invece se tenessi conto della UX?

Ad esempio, potrei associare ad ogni procedura un parametro di priorità del tipo:
  • le procedure per i principianti (getting started)
  • le procedure di uso comune (common use case)
Poi potrei immaginare quali saranno le domande e i dubbi più frequenti dell'utente nel primo mese (fase "pricipiante") di utilizzo dell'automobile e strutturare i suddetti contenuti per soddisfare la UX del "principiante".

In quest'ottica, quanto può essere importante definire la procedura step-by-step per smontare le candele? Direi... circa ZERO!
Perchè la probabilità di avere un problema alle candele nel primo mese di vita di una macchina nuova... è circa ZERO!!

In un manuale tradizionale, la procedura per smontare le candele probabilmente la trovate... ma quante volte avete REALMENTE smontato le candele della vostra auto?

Quello che vi ho appena raccontato è una semplificazione della FASE 1 che Marie Girard indica nel suo articolo.

Marie indica poi altre 4 fasi per poter progettare Contenuti 4.0 più efficaci.

La FASE 2 suggerisce di costruire gruppi di lavoro interdisciplianari per realizzare contenuti con un focus più effettivo sulla UX.

La FASE 3 invita ad utilizzare le macchine e l'intelligenza artificiale per migliorare i contenuti.

La FASE 4 invita ad usare "l'intelligenza collettiva" (FASE 2) per affinare strategie basate sui dati ricavati dalle macchine (FASE 3), sempre al fine di migliorare la  FASE 1, cioè la relazione "contenuto-posizione del contenuto-UX".

Nella FASE 5 dobbiamo semplicemente misurare i risultati prodotti, raccogliere feedback dagli utenti ed eventualmente correggere il tiro, iterando una o più fasi, magari cambiando il valore di alcune variabili e lavorando su cicli di processo più brevi e flessibili.

Dall'articolo della Girard emerge un'idea guida, vera oggi più di ieri:
  • i contenuti tecnici nascono ed evolvono nell'ambito di un processo più sofisticato rispetto al processo redazionale classico
  • i contenuti tecnici diventano un asset aziendale concreto e forniscono "valore aggiunto" al prodotto
  • non ci sono modelli "ready to use" che funzionano sempre ma i modelli devono essere "adattativi", cioè devono essere flessibili
Ma per oggi basta così.

A presto. Leggi questo articolo...

venerdì 16 dicembre 2016

Contenuti 4.0... cioè? I contenuti non abitano più nel manuale

Nel primo post di questa serie ho fissato alcuni punti:

- la definizione di "contenuto intelligente" (Ann Rockley, 2008)
- l'indicazione della natura duale tra Contenuto e Informazione
- l'obiettivo "virtuoso" di arrivare ad una relazione biunivoca:
un contenuto = un'informazione

Nel secondo post ho esplicitato gli attributi della definizione della Rockley

Ma a questo punto dobbiamo disvelare un "convitato di pietra" che, de facto, è implicito nella definizione della Rockley e che riguarda la natura "geometrica" del contenuto.

Il contenuto 4.0 è intrinsecamente modulare, di granularità variabile, o "contenuto molecolare" come indicato anche da Marie Girard in un recente articolo pubblicato su tcworld.

Nel 2013, a Bologna, in una conferenza internazionale, avevo parlato di un nuovo paradigma, ove non erano più gli utenti che avrebbero cercato le informazioni sui libri/manuali, ma erano le informazioni che avrebbero iniziato a "cercare gli utenti".

Tali informazioni sarebbero state attivabili in risposta ad un evento, ad un contesto e/o ad un compito da svolgere (event/task/context triggered). Inoltre, tali informazioni sarebbero state fruibili in modalità multi-fomato e multi-canale.

Anche nel mio caso, era sostanzialmente implicito che le "informazioni" (ciò che interessa l'utente) sarebbero state racchiuse dentro "contenuti" modulari.

L'articolo di Marie Girard è molto interessante e qui potete leggerlo integralmente.

Io provo ad isolare ed analizzare alcuni concetti chiave che mi hanno colpito nell'articolo di Marie:

- come è cambiato il nostro modo di leggere
- come cambia la granularità del contenuto in funzione della User Experience
- macchine "intelligenti" ci possono aiutare a valutare la qualità dei contenuti
- di quali standard o modelli ci possiamo fidare?

COME E' CAMBIATO IL NOSTRO MODO DI LEGGERE
La storia della produzione di grandi volumi di contenuti coincide con l'invenzione della stampa.

La conoscenza tecnica, cioè le informazioni su come fare qualcosa per un certo scopo, esplode nell'era dell'industrializzazione di massa che ha generato la necessità di trasferire il know-how in fretta: nascono i manuali d'istruzione e il libro, un oggetto gerarchico-sequenziale, diventa "l'unità di contenuto".

Con l'arrivo di Internet e dopo circa 30 anni di World Wide Web, il nostro modo di leggere è cambiato: non più una pagina dopo l'altra, un capitolo dopo l'altro, ma irrompe l'ipertesto.

Mark Baker scrisse un articolo eccezionale sull'argomento, che parlava di topic sizing e lettura ipertestuale, ideando questa figura che spiega più di tante parole:



L'avvento dell'ipertesto ha delle conseguenze: "l'unità di contenuto" non è più "il libro" ma diviene un elemento "frammentabile" di dimensione (granularità) variabile.

GRANULARITA' DEL CONTENUTO IN FUNZIONE DELLA USER EXPERIENCE
La tecnologia che consente di frammentare i contenuti sono i linguaggi taggati appartenenti alla famiglia SGML/XML.

SGMLS/XML implicano la possibilità nativa di "strutturare" i contenuti: nascono S1000D e DITA.

Con gli Help on Line, per la prima volta, la documentazione è "immersa" e contestuale alle applicazioni software, non più su un supporto separato (il libro).

Si crea quindi un legame indissolubile tra uso delle interfacce sofware e "user assistance". E si differenziano le tipologie di contenuti per assistere l'utente ed ogni tipologia richiede una diversa frammentazione.

Poi arrivano i social-media, e la produzione dei contenuti tecnici, cioè "il come si fa cosa", si trasferisce nei forum, nei video di YouTube e in ogni altro luogo dove gli utenti si incontrano e in molti casi "auto-producono" (per attività di training, di marketing, di technical sale,...) contenuti tecnici sempre più frammentabili.

I contenuti sono "molecolari", sono "auto-consistenti" e possono vivere in contenitori diversi.

Questo è il primo passaggio chiave che sottolinea la Girard: il luogo di nascita originale del contenuto tecnico è il manuale di istruzioni, ove era ben visibile l'equazione tra la natura del contenuto tecnico (know-how) con la sua posizione (il manuale).

Ora questa equazione è rotta: lo stesso contenuto molecolare può collocarsi in posizioni/formati diverse.

E questo in un certo senso ci disorienta... perchè? Perchè siamo abituati a pensare in termini di "come creo il contenuto, come distribuisco il contenuto".

E' un modo sbagliato di pensare?

Non necessariamente, ma l'equazione "contenuto-posizione del contenuto" non tiene conto di ALMENO un'altra variabile: la User Experience.

E questo è il secondo passaggio chiave individuato dalla Girard.

Ma per oggi basta così.

A presto. Leggi questo articolo...

venerdì 9 dicembre 2016

A che punto siamo con DITA?

Nella scorsa primavera ho tenuto un webinar introduttivo su DITA, nell'ambito delle attività di formazione della COM&TEC, che forniva tutti gli elementi di base per avvicinarsi a questo standard XML.

E' stato il primo webinar realizzato in Italia su DITA, un vero e proprio evento.

DITA è, attualmente, lo standard più utilizzato al mondo per la produzione di documentazione tecnica strutturata.

Nello scorso mese di Novembre, a Monaco di Baviera, si è svolto il più importante evento europeo su DITA, il DITA-OT 2016.

In questo consesso hanno parlato di DITA i più importanti esperti mondiali (Robert Anderson, George Bina, Eliot Kimber, Kristen Eberlein, Radu Coravu, ...), molti dei quali fanno parte del consorzio OASIS, che si occupa dell'evoluzione di questo standard.

Qui potete trovare tutti i video dell'evento e le relative slide.

Questi contenuti forniscono "la fotografia" più recente ed aggiornata su DITA.

Prossimamente, vi proporrò una serie di articoli che riprenderanno i temi illustrati nel mio webinar e cercheranno di approfondire diversi aspetti di questo standard.

A presto.

Leggi questo articolo...

giovedì 8 dicembre 2016

Contenuti 4.0... cioè? Struttura, semantica e rintracciabilità

Nel post precedente, siamo partiti dalla definizione di "Intelligent Content" fissata da Ann Rockley, che definisce gli attributi fondamentali di un contenuto "intelligente".
Analizziamo rapidamente tali attributi.


STRUCTURALLY RICH
Un contenuto è struttuato (Gibbon, 2014) se risponde ad una rappresentazione formale che si basa:
  • su un insieme di contenuti tipizzati
  • su un insieme di relazioni che legano tali contenuti

Se misurate questa definizione con le caratteristiche dei più comuni standard di documentazione (DITA, S1000D, ...), vi rendete conto che tali standard ricadono perfettamente dentro la definizione.

Ma se analizziamo il content model di un generico CCMS, potremmo rilevare anche in esso un notevole grado di conformità con la definizione di Gibbon.

Nella definizione, implicitamente, si fa riferimento ad un un contenuto "puro", non inquinato dalla formattazione e definito in base a delle regole di struttura che rendono quel contenuto riconoscibile dagli altri.

I contenuti strutturati secondo le specifiche SGML/XML rientrano perfettamente dentro questo schema.

Quindi, un documento Word, monolitico, dove forma e contenuto sono miscelati insieme (paradigma della frittata (Galiazzo)), non è strutturato, quindi non "intelligente" secondo la definizione della Rockley. Mentre, ad esempio, un contenuto espresso nello standard DITA lo è.

Questo è un indizio molto importante: se usate uno standard aperto ben definito per la strutturazione dei contenuti (ad esempio, DITA), siete AUTOMATICAMENTE sicuri di poter manipolare "contenuti intelligenti" secondo la definizione che abbiamo adottato.

In caso contrario, se vi affidate ad un content model proprietario di un generico CCMS, potreste magari ottenere lo stesso risultato ma dovete prima verificare con attenzione le caratteristiche del content model.


SEMANTICALLY CATEGORIZED
Un contenuto strutturato è semanticamente classificabile.

In DITA un Concept topic è ben distinto da un Troubleshooting topic: sono due tipi di contenuti diversi, definiti da due strutture diverse, che si basano su due diversi insiemi di tag XML (e tali tag possono essere utilizzati rispettando determinate regole di struttura), ed esprimono due semantiche diverse.

Ad esempio, posso produrre un manuale con tutte le informazioni concettuali relative alla versione 1.0 della Macchina A, collezionando tutti i Concept topic che descrivono i fondamentali principi di funzionamento della macchina.

Analogamente, posso produrre il manuale della risoluzione dei problemi collezionando solo i topic di tipo Troubleshooting.


AUTOMATICALLY DISCOVERABLE
Se posso riconoscere una struttura, posso recuperare automaticamente un contenuto basandomi sull'analisi della tipizzazione della struttura.

Contenuti strutturati e semanticamente classificabili possono essere ulteriormente "taggati", cioè associati a dei metadati che ne potenziano la semantica.

Se posso taggare un contenuto, lo posso recuperare con una procedura automatica che prende in considerazione solo i tag che mi interessano.

Ad esempio, posso descrivere una procedura di manutenzione per la Macchina A, versione 1.0 e posso taggare la procedura con un tag "MacchA-1.0".

Posso poi descrivere una procedura simile per la Macchina A, versione 1.1 ("MacchA-1.1").

Oppure posso taggare con "MacchB" tutti i contenuti relativi alla Macchina B.

Posso poi taggare tutti i topic di tipo Troubleshooting inerenti alla "MacchA-1.0" e alla versione successiva, "MacchA-1.1"; quindi posso produrre 2 diversi manuali di risoluzione dei problemi sfruttando il paradigma:

tipizzazione + tagging

E ora credo che la definizione della Rockley sia più chiara.
Ma non è finita qui.
A presto.


Leggi questo articolo...

martedì 29 novembre 2016

Contenuti 4.0... cioè? Iniziamo dall'inizio

Contenuti 4.0, Intelligent Contents, Documentazione 4.0, Information 4.0... e via e via. Tutti ne parlano e si moltiplica l'interesse intorno a queste sigle.

Volendo citare Mao Ze Dong: "Grande è la confusione sotto al cielo. La situazione è eccellente...".

E allora entriamo nel mainstream e cerchiamo di capire di cosa si sta parlando e perchè.

Prima di tutto, scegliamo una sola definizione: da qui in poi parlerò di Contenuti 4.0, per brevità e chiarezza.

Ad un occhio superficiale sembrerebbe che si stia parlando di un concetto assolutamente nuovo. Ed ecco la prima sorpresa.

La prima definizione di "Intelligent Content" è stata coniata nel 2008 da Ann Rockley (autrice di Managing Enterprise Content e fondatrice dell'Intelligent Content Conference (ICC)):

"Intelligent content is structurally rich and semantically categorized and therefore automatically discoverable, reusable, reconfigurable, and adaptable."

Vorrei partire da questa definizione per poi dedurre tutta una serie di ragionamenti che possano aiutare a chiarire le implicazioni di una "rivoluzione industriale" che ci coinvolge tutti e che sta già impattando direttamente i professionisti della Comunicazione Tecnica.

In primo luogo, definiamo la relazione tra "contenuto" e "informazione".

Sono sostanzialmente allineato con una definizione di Joe Gollner, che indica "un contenuto" come un oggetto che noi andiamo a definire, creare, riusare e gestire al fine di fornire "informazioni".

Un esempio?

"In caso di malfunzionamento, abbassare la leva rossa di sicurezza per interrompere l'alimentazione elettrica e fermare la macchina.
Successivamente, rimuovere il riparo di protezione e verificare lo stato del cilindro rotante.
"

Da questo "contenuto" emergono diverse "informazioni":

- la macchina necessita di alimentazione elettrica
- in caso di problemi, prima di tutto bisogna abbassare la leva rossa per interrompere l'alimentazione
- solo a macchina ferma si può rimuovere il riparo di protezione
- una delle parti fondamentali della macchina è costituita da un cilindro rotante

D'altra parte, per far arrivare un'informazione dalla sorgente al ricevente (Teorema di Shannon), essa deve attraversare un "canale" a bordo di un "segnale", cioè a bordo del "contenuto".

Quindi, esiste una relazione duale tra "contenuto" e "informazione".

Nulla di strano: i "contenuti" sono gli oggetti che vengono realizzati dai comunicatori tecnici, "l'informazione" è quanto necessita agli utenti che usano il prodotto.

Idealmente, dovremmo sempre stabilire una relazione biunivoca contenuto - informazione.

Su questo concetto appuntiamo la prima bandierina, che ci servirà in seguito.

A presto. Leggi questo articolo...

domenica 13 novembre 2016

Guida BLU della UE per l'attuazione della normativa sui prodotti

Image result for blue bookVi inoltro una segnalazione che mi è arrivata via social, grazie a M.L. Flacke, relativa alla possibilità di scaricare la Guida BLU in lingua italiana.

Questa guida raccoglie le indicazioni necessarie all'attuazione delle normative sui prodotti in seno alla UE.

Ovviamente ha impatto anche sulla documentazione tecnica che accompagna i prodotti.

Ho provato a contare quante istanze ci sono nel documento per "documentazione tecnica": 110!

Direi che CI RIGUARDA...

:-)

A presto.


Leggi questo articolo...

venerdì 6 maggio 2016

COMTecnica a Bologna: 11 e 12 Maggio 2016

La prossima settimana a Bologna inizia COMTecnica, il più importante evento del 2016 in Italia.

Si parlerà ovviamente di Comunicazione Tecnica e in particolare di "Intelligent Information", di "contenuti 4.0", quindi di tutto ciò che concerne le tendenze più avanzate in termini di processi, standard e tools per migliorare la produzione della documentazione che accompagna qualsiasi prodotto.

L'evento è organizzato congiuntamente da tekom Europe e COM&TEC,
ed è strutturato su 2 giornate.

Il primo giorno, 11 Maggio, dopo i saluti introduttivi di Tiziana Sicilia, Presidente di COM&TEC, e Michael Fritz, CEO di tekom Europe, avremo diversi interventi di alto profilo.

Isabelle Fleury illustrerà l'impatto delle nuove tecnologie sull'adattamento dei processi e delle procedure di lavoro e come i reparti comunicazione tecnica possono avviare cambiamenti nella loro organizzazione

Michael Fritz parlerà di "Intelligent Information", nello scenario dell''industria 4.0. In futuro, i comunicatori tecnici forniranno le informazioni necessarie in modo individualizzato, esaltando la "user experience", sfruttando i metadati per creare la distribuzione di contenuti dinamici per tutti i supporti di output rilevanti. Il Dr. Michael Fritz, presenterà il cambiamento di paradigma in corso e presenterà "eDOK".

Akash Dubey parlerà di come ottimizzare le risorse aziendali per migliorare i risultati delle diverse aree di un'azienda.

Daniela Straub illustrerà il "tekom competence framework" sviluppato nel 2015, finalizzato ad offrire un approccio sistematico per definire le fasi dello sviluppo della documentazine di un prodotto insieme con le competenze richieste. Lo sviluppo della documentazione di prodotto è un processo che richiede un volume ed una varietà di competenze sempre crescente. Il tekom competence framework è uno strumento di profilazione aperto, in grado di indirizzare al meglio tale processo.

Stefano Lugli parlerà dell'importanza degli aspetti della sicurezza nella documentazione tecnica.
Ai fini della conformità CE delle macchine e impianti immessi sul mercato, è determinante la realizzazione di Documentazione Tecnica (in particolare Manuale d’uso) completa ed efficace (mediamente il 25% delle contestazioni di non conformità riguardano proprio i contenuti delle istruzioni per l’uso e avvertenze).

Yang Sook Kim parlerà delle differenze culturali, in termini di cultura d'impresa e dei comportamenti dei consumatori, tra Europa ed Asia, con particolare attenzione a Cina, Giappone e Corea. Per un'azienda Europea è importante valutare questi aspetti per meglio avvicinarsi a questi mercati. In particolare, per chi scrive documentazione tecnica e per i professionisti del marketing.

Orlando Chiarello parlerà dell'utilizzo dei linguaggi controllati nella definizione dei contenuti con particolare riferimento all'Inglese tecnico semplificato  (STE).

Il 12 Maggio avremo un ricco programma di workshop gestiti da diverse aziende e su diversi argomenti.

Per registrarvi ed essere presenti insieme a noi, potete partire da questo link.

Vi aspetto a Bologna! Leggi questo articolo...

domenica 20 marzo 2016

A che punto siamo con DITA?

Il prossimo 31 Marzo, COM&TEC presenterà un webinar finalizzato a raccontare "lo stato dell'arte" inerente allo standard DITA.

DITA è lo standard di definizione dei contenuti più diffuso al mondo e anche in Italia è tempo di iniziare a farci delle domande su questo standard.

Come ho già spiegato in un post dedicato al tema "Intelligent Information" (In3), la standardizzazione dei contenuti è uno dei pre-requisiti di base di qualsiasi conversazione intorno al concetto di In3.


Senza contenuti standardizzati e modulari, non possiamo parlare di:
- riuso dei contenuti
- contenuti task driven - context driven - event driven (ISeekingU)
- contenuti filtrabili e quindi intrinsecamente multi-target e multi-channel
- contenuti attivabili e pattern di contenuti (IoT)

Come si è evoluto DITA? Quali aziende lo stanno usando? Quali sono le sue principali caratteristiche? E' proprio vero che DITA va bene solo per fare documentazione per il software?
La curva d'apprendimento è così ostica?

Proviamo a rispondere a queste domande il 31 Marzo.

A presto.

Leggi questo articolo...

lunedì 1 febbraio 2016

Formazione COM&TEC: webinar, in aula, in collaborazione

La COM&TEC sta mettendo in campo moltissime occasioni di formazione, approffitatene!

Il primo evento sarà il webinar di Petra Dal Santo, dal titolo:
"Comunicazione tecnica ed ecosistema online", 8 Febbraio, ore 15:00 - 16:00.

I soci COM&TEC avranno uno sconto del 25% rispetto ai non soci.
Per iscrivervi, seguite questo link.

Una volta iscritti, se vi trovaste nell'impossibilità di assistere al webinar "in diretta", potrete ricevere la registrazione e visionare il webinar con tutta comodità. Entro il mese di Marzo, COM&TEC ha messo in cantiere altri 3 webinar.

Ma non è finità qui.

Come ogni primavera, COM&TEC mette in campo un ampia scelta di formazione in aula, secondo la tradizionale modalità frontale, attraverso 6 appuntamenti che spaziano dalle normative alla terminologia, dal documentazione per le macchine alla documentazione per il web.

Per i corsi frontali, che si svolgeranno tutti nella città di Bologna, i soci potranno risparmiare fino al 30% rispetto ai non soci.

Infine, una novità assoluta: nel 2016 COM&TEC ha definito una collaborazione con UCIMA - ACIMAC per la realizzazione di corsi frontali che si svolgeranno da Febbraio a Novembre, presso la sede di Modena - Baggiovara.

Leggi questo articolo...

venerdì 1 gennaio 2016

New web site for COM&TEC!

Anno nuovo, vita nuova!
E per la COM&TEC, il 2016 si apre con un nuovo sito web!

Il nuovo sito è stato completamente riorganizzato, per poter offrire maggiori servizi ai soci e nuovi contenuti.

Nella parte superiore della Home Page trovate:
  • una barra dei menu con tutte le informazioni utili ai soci o a chi volesse associarsi
  • uno slider di immagini “attive” su cui cliccare per accedere a contenuti collegati
  • 4 pulsanti tematici relativi alle principali aree di attività dell’Associazione

Nella parte inferiore, gli articoli più recenti.

Siete già soci?

Dal menu LOGIN SOCI, potrete visualizzare o modificare il vostro profilo personalizzato. Le informazioni inserite autonomamente da ciascun Socio saranno visibili a tutti i visitatori del sito.

Ma perché è utile associarsi alla COM&TEC? 

Date un’occhiata al menu DIVENTA SOCIO.
 
Dal menu L'ASSOCIAZIONE, potete consultare la Lista dei soci ed avrete accesso a tutte le principali informazioni relative alla COM&TEC come per esempio alla sua Storia o all’attuale composizione del Direttivo.

Se invece volete conoscere le attività della COM&TEC, cliccate sui 4 pulsanti tematici:

PROFESSIONEFORMAZIONEPROGETTIEVENTI

Il nuovo sito è appena nato. Aiutateci a farlo crescere, segnalandoci eventuali difetti, al fine di migliorarlo. 

Sarà un 2016 ricco di novità per COM&TEC... seguiteci!
 

Leggi questo articolo...

giovedì 1 ottobre 2015

Al Tekom Europe Roadshow di Bologna si è parlato del futuro: seconda stella a destra...

Il 24 Settembre COM&TEC è stata protagonista di una delle tappe del Tekom Europe Roadshow, che ha richiamato a Bologna aziende ed esperti di Comunicazione Tecnica, tutti coinvolti nel dibattere il tema dell'Intelligent Information.

I relatori presenti hanno declinato il tema secondo chiavi di lettura tutte diverse, ma se devo fare una sintesi estrema, riesco ad isolare 3 tematiche di fondo:
  • l'integrazione dei processi di documentazione con i processi di sviluppo dei prodotti da documentare
  • l'utilizzo dei CCMS come strumento ineludibile per gestire il ciclo di vita della documentazione
  • il radicale cambio di prospettiva nella produzione della documentazione, in funzione della valorizzazione della User Experience dell'utente, a discapito della vecchia idea della produzione "del manuale" auto-referenziale

INTEGRAZIONE del processo di sviluppo della documentazione con il processo di sviluppo del prodotto

"Agile" ormai non è più solo una parola che aggettivizza le movenze di un campione dello sport, ma una metodologia che, nata originariamente nell'ambito dello sviluppo software, inizia ad essere applicata anche in altri ambiti.

La metodologia di sviluppo Agile prescrive una serie di "dogmi" da rispettare (scrum, sprint, story, task,...) ma anche se non volete implementarla nella sua accezione più ortodossa, sappiate che ogni qualvolta vi trovate all'interno di un flusso di progetto "a cicli brevi", anche se non lo sapete, probabilmente state lavorando con un approccio Agile.

Ma che significa "ciclo breve"? Significa che in un ciclo di lavoro (dalle 2 alle 4-5 settimane) vengono sviluppate, verificate, collaudate e documentate tutte le caratteristiche del prodotto previste per quel ciclo.

Al termine del ciclo, il vostro prodotto/software/sistema/macchina è un oggetto "finito", operativo, che può essere distribuito ai clienti.

Ovviamente, questa metodologia deve essere adattata in base al prodotto da realizzare e vanno tenute in conto tutta una serie di vincoli.

Ma perchè noi comunicatori tecnici dobbiamo spingere ed impegnarci affinchè si diffondano processi Agili?

Tradizionalmente, in moltissimi casi, la documentazione tecnica arriva "a valle" del processo produttivo. L'attività di documentazione, in tal caso, è l'ultimo step del processo produttivo e viene quindi considerato come "un costo necessario" ma da minimizzare, un fastidioso atto dovuto.

Invece, nei processi Agili, che si sviluppano attraverso una sequenza di cicli brevi, OGNI CICLO SI PUO' CHIUDERE SE E SOLO SE la documentazione relativa a quel ciclo E' FINITA E CHIUSA.

Appare evidente che in questo caso la documentazione non è più un fastidioso obbligo di legge da ottemperare, ma diviene parte integrante e strategica del processo produttivo.

CCMS a supporto del ciclo di vita della documentazione di prodotto

L'epoca del technical writer "tradizionale", faticosamente focalizzato solo sulla realizzazione dei contenuti, è alle nostre spalle. La capacità di realizzare contenuti efficaci diviene oggi una condizione necessaria ma non sufficente per qualificare il nostro lavoro. I contenuti sono ovviamente ancora importanti ma diviene "mission critical" la questione della loro gestione.

Alcuni anni orsono, convinsi il management della mia azienda della necessità di modernizzare i processi di sviluppo della documentazione anche grazie a questa slide:


La slide presenta gli elementi essenziali di un processo editoriale efficace, che risponde ad una serie di domande.

Quale tipologia di documentazione devo produrre? Per quale tipologia di utenti? In quali formati dovrò renderla disponibile? Quali saranno le modalità di distribuzione? Quanti writer dovranno aver accesso concorrente ai contenuti? Quale metodologia o tecnologia di strutturazione dei contenuti voglio implementare? Quali meta-dati voglio gestire? Quali criteri e processi di qualità voglio/devo implementare? In quante lingue dovrò tradurre i contenuti? Come minimizzo il Time to Market?

Tutte queste domande e molte altre ancora confluiscono in una sola risposta:
Component Content Management Systems.

Quale CCMS scegliere? E' affar vostro, ce ne sono tanti, ognuno con le sue caratteristiche. Analizzate le vostre esigenze e se avete problemi nell'effettuare tale valutazione, fatevi aiutare da un consulente o venite in COM&TEC per essere più informati sullo sviluppo tecnologico di questi strumenti.
Ma non pensiate di poterne fare a meno.

La documentazione sarà focalizzata sulla User Experience

Su questo blog vi ho raccontato di come stava cambiano il paradigma di interazione tra l'utente e la documentazione: non più l'utente che cerca le informazioni nei manuali, ma le informazioni che vanno a cercare gli utenti (esempio classico: Contextual Senstive Help on Line), sfruttando tutte le aree tecnologiche e gli standard coinvolti in questa evoluzione (mobile, meta-data, Big Data, IoT, HTML5, etc.).

Se qualcuno di voi ha ancora delle perplessità su questo tema, è bene che si sbrighi a chiarirsi le idee, perchè il futuro è già qui.

Come sarà la documentazione prossima ventura?

Sarà attivabile, cioè verrà proposta all'utente al bisogno, e il trigger di attivazione sarà il contesto in cui l'utente si muove, il compito che deve portare a termine e l'evento che determina quel bisogno di informazioni e di documentazione (information Context/Task/Event driven).

Sarà mobile (sia on-line che off-line).

Sarà dinamica, nel senso che alcuni contenuti opportunamante taggati attraverso meta-dati specifci, potranno essere aggiornati automaticamente da sorgenti di dati eterogenee (syndication based contents).

E sarà anche in altri modi, ma SICURAMENTE sarà molto diversa da un manuale tradizionale PDF, che rimarrà solo una delle possibili forme di output utilizzabili per distribuire le informazioni.

E in tutto questo, quale sarà il compito di COM&TEC?

Prendo in prestito e riassumo il concetto fondamentale espresso da Michale Fritz, Presidente di Tekom Europe:

"Dobbiamo diffondere consapevolezza di questo nuovo scenario presso le istituzioni europee e i governi, gli enti di normazione e le aziende private. Ad esempio, occorre ripensare l'obbligo legale di fornire i manuali stampati su carta, nel contesto della digitalizzazione crescente delle informazioni".

In anticipo su questa indicazione, il Presidente di COM&TEC ha già intrapreso una forte azione di sensibilizzazione delle istituzioni e dei maggiori enti territoriali italiani per imbastire le sinergie che possono valorizzare il nostro profilo professionale.

Questa mission COM&TEC la interpreta già da molti anni, innervandola con le attività di formazione e di interazione con il mondo delle imprese e di concerto con altri attori dell'evoluzione tecnica in questo comparto.

Per questo COM&TEC opera insieme a Tekom Europe e collabora in diverse aree, aggiungendo ed integrando le proprie idee, per fornire un supporto sempre più efficace ai soci COM&TEC e al mercato italiano della Comunicazione Tecnica.

In ultimo vi segnalo la nuova e importante iniziativa di Tekom Europe, Intelligent Information Initiative marchio iin, incentrata proprio sulla tematica dell'Intelligent Information.

COM&TEC è nel mainstream di tutto questo e dovete esserci anche voi!



Leggi questo articolo...

martedì 11 agosto 2015

Smart documentation... siamo pronti?

Ad oggi l'Internet of Things (IoT) è un argomento che, per molti, appartiene ancora all'area delle "grandi promesse tecnologiche", dove i grandi gruppi industriali si sfidano sul ring del R&D, mentre le "applicazioni reali" e relativi ricavi ancora non appaiono così incisivi nei bilanci della aziende.

Eppure, non troverete nessuno disposto ad affermare che questa non sia "Il Futuro" nel quale ci muoveremo tutti.



In aggiunta al post precedente e agli articoli che vi ho già proposto nel mese di Gennaio, se volete un ulteriore conferma potete leggere "Smart factories require smart documentation"di Alexander Hoffmann, pubblicato nel numero di Agosto di TCWorld.

Di seguito, provo a cogliere alcuni degli spunti più significativi proposti da Hoffmann (per la lettura integrale, vi rimando alla fonte sopracitata).

"The Internet of Things is growing exponentially: according to research firm Gartner, 26 billion Things will be connected by 2020. The number of laptops, tablets, and smartphones will only reach seven billion by 2020. In comparison: according to the United Nations, the world population is estimated to rise to eight billion by 2020."

Questo dato serve per inquadrare la questione: la domanda non è "Tutto questo ci riguarda?", ma bensì "Quando tutto questo modificherà il nostro modo di lavorare?".

Il primo punto che Hoffmann focalizza è il seguente:

"Every “Thing” in the Internet of Things is uniquely identifiable. And, with the knowledge of its environment, we can also identify who is using it, how the device is being used and where the user is encountering problems. This enables us to provide the user with the right information at the right moment."

Ecco una delle tematiche che avete spesso avuto modi di leggere in questo blog: le informazioni non saranno più "cercate dagli utenti", ma dovranno essere loro proposte in base al contesto e/o all'evento e/o al compito che l'utente deve gestire in quel momento.

"Although every “Thing” on the Internet of Things is uniquely identifiable, the information for that product must be addressable too. Every product variant consists of different information modules that can be combined in many ways. To manage the incoming information overload, data must be classified and structured".

Nell'IoE (Internet of Everything) le informazioni dovranno essere caratterizzate da alcuni attributi:
  • indirizzabili
  • attivabili
  • modulari
  • componibili
Non darei per scontato che dovranno essere rappresentabili da una struttura gerarchica XML-based, ma indipendentemente dalla tecnologia in gioco per la loro strutturazione, dovranno essere "pezzi riusabili", modulari.

Ecco perché la scrittura "tradizionale", monolitica, i vecchi manuali sequenziali, andranno a finire nei musei o saranno solo un effetto collaterale, un modo complementare di formattare le informazioni, magari per avere un backup, un "nice to have", ma non saranno mai più al centro dei nostri pensieri.

"Traditional document-based writing is becoming less common and will eventually disappear altogether."

Un altro punto importante, rispetto al quale mi ritrovo allineato con Hoffmann, è il seguente:

"Information is not only needed by humans, but also by machines in smart factories. This is why technical writers are turning into information managers. They must ensure that they can provide the right information at the right time for man or machine. In ever-faster maintenance cycles, a service technician will need the right information at the right time in the event of damage in order to repair the damage to the machine. Both man and machine will require modularized and structured technical documentation."

Il Comunicatore Tecnico dovrà usare un CCMS per organizzare le informazioni secondo i principi e gli attributi sopraindicati e dovrà andare oltre il confine tradizionale del "redattore tecnico", dovrà diventare un Content Strategist, un vero e proprio manager e progettista delle informazioni, della loro struttura e della loro dinamica di utilizzazione.

Modularizzazione e strutturazione dei contenuti, approccio multi-canale, multi-destinatario, multi-lingua, automazione e interoperabilità: tutto questo sarà (se non lo è già ora) il "nostro pane quotidiano".

Vi lascio il piacere di scoprire la parte finale dell'articolo di Hoffmann, ricco di dati molto interessanti inerenti alla Germania.

In particolare, viene segnalato un progetto molto interessante, che spero di aver modo di approfondire meglio: il Cyber System Connector.

"The CSC provides an interface for each integrated system component of the machine or plant. This provides a virtual image that is always identical to the actual plant. Any change to the machine will update the virtual representation and also the technical documentation.
The virtual machine may include information such as process flowcharts, control logics, schematics, 3D models, factory and plant layout, operating instructions or risk assessments.
In addition to the legally required physical documentation, all information is provided in the form of decentralized virtual images distributed over the entire system that are combined into a common virtual image. This allows the derivation of situation- and needs-based documentation information for the user, which remains up-to-date throughout the entire product lifecycle."

Dalla descrizione fornita sembra un'idea veramente affascinante, ma non ho ad ora dati sufficienti per poter esprimere un commento sensato.

Di certo questo articolo conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, che il nostro ruolo non sarà affatto defilato o sminuito nel IoT/IoE.

Quanto impiegheremo per raggiungere la linea dell'orizzonte? 2, 3 o 5 anni? Non lo so, ma la linea è davanti a noi e la toccheremo con le mani.
 
Leggi questo articolo...