lunedì 6 luglio 2026
Law & Technology: dove il diritto e la tecnologia convergono
domenica 28 giugno 2026
Come uso l'AI: la raccolta delle informazioni e il controllo di qualità - 1
L'ultimo articolo sull'argomento "come uso l'AI" lo avevo scritto il 23 Febbraio e nel frattempo ho condotto un'intensa attività di sperimentazione.
E siccome sono una persona intellettualmente onesta, oggi sono in grado di mettere in discussione alcune delle affermazioni che avevo fatto.
Ma andiamo con ordine, perchè le cose da dire sono tante.
Per prima cosa, partiamo da un principio generale: l'AI non è magia, se gli dai in pasto spazzatura ti restituirà spazzatura amplificata e se non sai fare le domande giuste non puoi pretendere di avere le risposte giuste.
Questo è il primo motivo per il quale l'AI non può sostituire un umano che sa come utilizzarla.
Quindi la prima domanda che devi farti è: in quale parte del mio processo lavorativo posso integrare l'AI in modo UTILE?
Eh si... perchè dopo 3 anni di hype ora anche i fuffa-guru alzano bandiera bianca e ammettono che l'AI non entrerà ovunque, in qualsiasi processo lavorativo, in qualsiasi contesto, a tutti i livelli, e non arriveranno la cavallette e non pioverà fuoco dal cielo se non adotterai l'AI.
Più pragmaticamnte, devi valutare SE e DOVE l'AI può portarti dei vantaggi, quanto ti costa acquisire questo vantaggio (la "Token ansiety" ha travolto anche aziende molto strutturate), quale può essere il ROI (Return of Investment) EFFETTIVO.
Perchè "a chiacchiere e gazzosa" siamo tutti esperti ma poi quando i conti non tornano il risveglio può essere brusco.
Ed è esattamente quello che ho fatto io. E ora ve lo racconto.
IL MIO PROCESSO LAVORATIVO
Volendo semplificare all'osso, il mio processo lavorativo può essere schematizzato secondo un diagramma in 5 fasi
In realtà, è un molto più complesso, ma per i nostri scopi questo schema è sufficiente.
PLANNING
Deriva dalle attività d'ingegneria del software condotte nella società in cui lavoro. Rispetto a tali attività vengono fissate priorità, tempi di realizzazione, scadenze di produzione. Ed io devo adeguare concordemente la pianificazione della necessaria documentazione di prodotto.
DATA COLLECTION
E' una delle attività più critiche. Tradizionalmente, si affrontava questa fase attraverso delle interviste semi-strutturate con i Subject Matter Experts (SMEs). Al risultato delle interviste si aggiungevano le bozze disponibili di qualsiasi tipo di documento, sviluppato da chiunque in azienda, o le evidenze rintracciabili nel Data Base, o da qualsiasi altra sorgente.
Alla fine tutte le informazioni confluivano in una prima bozza che veniva sottoposta agli SMEs per una prima verifica.
Il processo iterava dalle 2 alle 4 volte (anche in base alla complessità del topic) e consumava non solo il tempo del Tech Writer ma anche quello degli SMEs.
Questa fase mi è apparsa fin da subito molto adatta per assorbire un processo di analisi basato sull'AI.
In particolare, lavorando per una società che sviluppa software, mi è sembrato opportuno provare ad estrarre i dati che mi servivano DIRETTAMENTE dal codice: quindi non più dal racconto degli SMEs ma direttamente dal codice che viene reralizzato dagli SMEs.
In un articolo scritto il 6 Febbraio elencavo una serie di cose che l'AI NON POTEVA FARE.
Negli esperimenti che ho fatto sulla raccolta dei dati direttamente a partire dal codice, mi sono reso conto che questa affermazione va in parte corretta: alcune cose LE PUO' FARE, poi rimane in discussione la qualità del risultato e su questo farò degli esempi precisi nel prossimo articolo. Ma il miglioramento dei modelli negli ultimi 4 mesi ha reso possibile cose che all'inizio dell'anno presentavano una qualità non accettabile. Ora invece si può ottenere qualcosa di utile.
Dove sta il nucleo del mio obiettivo? Quello che ottenevo in 5 o 6 giorni di analisi di documenti grezzi e conversazioni con gli esperti del topic era una prima bozza che andava comunque verificata prima di andare oltre. Ora le informazioni le ottengo in meno di 10 minuti e la prima bozza la chiudo in una giornata.
E' SEMPRE UNA BOZZA da verificare, ma ho risparmiato 4 o 5 giorni. Ma non ho risparmiato solo IL MIO TEMPO ma anche quello degli SMEs.
WRITING
Con buona pace dei fuffa-guru, questa è ancora un'attività umana. In questo articolo non entro nei dettagli, sarebbe una lunga conversazione. Se siete interessati, contattatemi in privato. E' chiaro che io non pubblico quello che mi restituisce l'AI senza verificarlo, magari riorganizzando la struttura delle informazioni secondo i criteri che ritengo opportuni, verificando la concordanaza della terminologia rispetto alla documentazione già pubblicata, etc.
Se volete far scrivere e pubblicare la documentazione di prodotto IN AUTOMATICO dalla AI, tanti auguri: non sono il vostro uomo.
REVIEW & QUALITY CHECKS
Questo è stato il primo campo da gioco in cui ho sperimentato, come accennavo il 23 Febbraio.
Ad oggi dispongo di un framework flessibile e configurabile che mi consente di valutare la qualità di QUALSIASI TIPO di contenuto: da un singolo documento (in qualsiasi formato ispezionabile), ad un Online Help o una Knowledge Base.
Sono in grado di esprimere un indice di qualità per ogni singolo criterio utilizzato (N criteri liberamente configurabili) e un indice di qualità composito che tiene conto dei livelli di qualità dei singoli criteri.
Ecco un esempio di un particolare criterio:
Per ogni criterio si produce un report che evidenzia il risultato, la severità associata alla situazione, una proposta per migliorare il livello di qualità e l'evidenza del file (il report può elencare anche TUTTI i file coinvolti, per la leggibilità di questo esempio ho indicato un file fittizio), nonchè il livello di qualità registrato (in questo caso 82 su 100).
Come vedete da questo esempio, si potrebbe demandare all'AI la messa in atto della soluzione proposta: "Split long sentences and normalize punctuation for US English".
Quindi ripetere il check e vedere se l'indice di qualità è migliorato.
Questo può andar bene se parliamo di una issue di severità minor, che si limita a migliorare la punteggiatura e spezzare le frasi troppo lunghe.
Ma io preferisco ancora procedere con una verifica personale.
Il vantaggio di questo framework è che posso analizzare 500-600 pagine di documentazione verificando in parallelo N criteri e ottengo il risultato in pochi minuti. Questo non mi esime dalla fatica delle verifica e della riscrittura, ma mi guida nell'intervenire prima su quelle aree dove l'indice di qualità è basso.
Ma questo framework è così potente, nella sua semplicità, che potrebbe essere utlizzato per capire, ad esempio, se la documentazione di prodotto di una macchina industriale rispetta le regole del nuovo Regolamento Macchine.
"Hey aspetta un attimo... tu sei un espertro di documentazione del software... che ne sai di Regolamento Macchine?"
Non c'è trucco e non c'è inganno: tutto dipende dal contesto di dominio che si fornisce all'AI e dalla conoscenza di dominio di colui che formula i criteri da verificare.
Questo è il secondo motivo per cui l'AI non può sostituire un umano: la conoscenza di dominio che serve sia a configurare il framework, sia a verificare le risposte fornite dall'AI.
E TUTTO QUESTO QUANTO MI COSTA?
E questa è un'altra conversazione. In questi ultimi mesi sono arrivate agli onori della cronaca decine di aziende che hanno bruciato in 3 mesi il budget di token di un anno. Su questo argomento non ho ricette. Ogni azienda deve fare le sue valutazioni. E deve capire dove sta il ROI. Io ho ottenuto tutto questo senza bruciare il denaro dell'azienda, perchè sapevo esattamente cosa volevo ottenere e sono stato in grado di scrivere un set di file markdown che imponevano all'AI paletti molto precisi. Non ho avuto bisogno di fare vibe coding, non ho dovuto fare 200 iterazioni "a caso", perchè sapevo tutto PRIMA. Ma tutto questo forse funziona solo per me e per il mio use case. Non saprei dire.
Peraltro, sto ancora limando e sperimentando.
Ma già ora lo stumento è abbastanza buono e veloce.
"E le allucinazioni?"
Quelle ci sono e ci saranno sempre. Quanto più disegni delle regole ben fatte e precise, tanto più puoi sperare che le allucinazioni diminuiscano, mai che possano essere eliminate.
Anche per questo la verifica FINALE prima della pubblicazione DEVE ESSERE DI UN UMANO.
PUBLISHING
E' la fase finale del mio lavoro. Per tutto quanto già detto, e per altri motivi tecnici che non sto qui ad illustrare, qui l'AI non entra, anche perchè comunque il livello di automazione dei processi di publishing è già molto elevato, efficace e testato.
Ecco un bell'esempio di dove si può fare a meno dell'AI.
Perchè sprecare token quando si dispone di processi già standardizzati, deterministici, automatici, testati da molti anni e affidabili?
Per il resto, al prossimo articolo.
mercoledì 17 giugno 2026
Approvato l'AI Digital Omnibus
Se ne parlava da tempo ed è stato approvato dal Parlamento Europeo il 16 Giugno 2026, con ampia maggioranza.
Quali sono le maggiori implicazioni?
- Per i sistemi AI integrati in prodotti soggetti a normativa di sicurezza (Allegato I), i relativi obblighi slittano al 2 agosto 2028.
- Per i sistemi High-Risk AI (Allegato III), l’applicazione degli obblighi slitta al 2 dicembre 2027.
Il Digital Omnibus equivale a concedere mesi aggiuntivi per sviluppare:
- Processi di conformità
- Data governance
- Documentazione tecnica
- Sistemi di logging
- Monitoraggio post-market
Il rinvio è stato interpreatato in diversi modi.
Alcuni hanno ipotizzato la necessità di "ammorbidire" l'AI Act per non generare "eccessive frizioni" (potenziali) con i maggiori attori che producono le tecnologie AI.
In realtà, il rinvio è stato necessario perché gli standard armonizzati europei a supporto dell’AI Act sono ancora in fase di sviluppo.
Gli standard armonizzati forniscono riferimenti certi ad imprese e organismi notificati per implementare operativamente gli obblighi dell'AI Act.
Tuttavia va sottolineato che il rinvio non rappresenta una sospensione della governance. L’Europa modifica il calendario degli obblighi, non modifica l’architettura dell’AI Act.
Nuove pratiche vietate
- Sistemi per la produzione di materiale di abuso sessuale minorile.
- Sistemi per generare contenuti sessualmente espliciti di persone identificabili senza consenso.
Vengono poi rinviati al 2 Dicembre 2026 gli obblighi su:
- Watermarking
- Marcatura e rilevabilità dei contenuti sintetici
Questo avrà implicazioni per i provider di modelli generativi, che dovranno fornire soluzioni robuste per il tracciamento e l'autenticazione dei contenuti.
Cosa resta invariato
Nulla cambia per:
- Classificazione del rischio.
- Obblighi documentali.
- Sorveglianza post-market.
- Trasparenza e responsabilità dei fornitori.
Ora tutte le aziende e le organizzazioni coinvolte avranno più tempo per costruire sistemi di gestione dei dati e auditing a supporto dell'implementazione dell'AI Act.
Un'ultima nota: NON FATE CONFUSIONE tra standard armonizzati e altri standard di adozione volontaria.
Ad esempo, lo standard ISO/IEC 42001 è uno standard di adozione volontaria per la definzione dei requisiti necessari a stabilire, implementare e migliorare un Sistema di Gestione dell'Intelligenza Artificiale (AIMS). Il suo scopo è aiutare le organizzazioni a sviluppare e utilizzare l'Intelligenza Artificiale in modo responsabile, etico, sicuro e trasparentesaranno pronte; le altre avranno solo rimandato il problema.
Ma lo standard ISO/IEC 42001 NON E' UNO STANDARD ARMONIZZATO.
Solo l'adozione degli standard armonizzati vi assicurano la conformità con l'AI Act.
Gli standard armonizzati sono prodotti dal CEN-CENELEC, che coordina centinaia di esperti europei dei diversi settori normativi.
L'ISO/IEC 42001 è un ottimo contenitore di buone pratiche e, in attesa degli standard armonizzati, può essere un gran punto di partenza.
Altre risorse utili:
A presto!
Leggi questo articolo...lunedì 23 febbraio 2026
Come uso l'AI: il controllo di qualità
Quando lavoravo in IBM, nel mio IDE (Integrated Development Environment) era installato il plug-in di una famosa società tedesca (di cui non farò il nome).
Questo strumento mi aiutava a scrivere documentazione che fosse conforme a 3 standard contemporaneamente:
- DITA
- US English
- IBM Style Guide
- Spelling of words according to US English.
- Typos and terminology inconsistencies
- ... other specification...
- ... other specification...
- Sentence structure
- Articles, prepositions, verb tenses
- ... other specifications...
- ... other specifications...
- Neutral and technical register
- ... other specifications...
- ... other specifications...
- General check about Microsoft Style Guide rules. A particular check about:
- Active voice
- ... other specifications...
- ... other specifications...
- Verify that contents are coherent with company glossary.
- If the text contains a term that may be synonymous with a term in the company glossary, report the occurrence and suggest replacing it with the glossary term.
- ... other specifications...
- ... other specifications...
- ... other specifications...
- ... other specifications...
- ... other specifications...
- ... other specifications...
- ... other specifications...
- ... other specifications...
- Il prompt
- Il documento da verificare
- La logica che coinvolge il nuovo pulsante DELETE la devo scrivere io.
- Devo accertarmi di aggiornare anche lo screenshot eventualmente presente.
venerdì 20 febbraio 2026
25 anni (circa…) di DITA
Per chi non lo sapesse, DITA è l’acronimo di Darwin Information Typing Architecture.
E compie (circa...)
25 anni.
Perchè è
importante saperlo? Perchè nell’epoca dell’AI generativa abbiamo già superato
la fase dello "spaesato" che arriva e ti dice “butta tutti i documenti aziendali nel macinino dell’AI che tanto
ci pensa lei...” e ci stiamo accorgendo che i dati DOVREBBERO ESSERE taggati e
strutturati, prima di darli in pasto ad un RAG.
E DITA serve
esattamente a questo e lo fa veramente bene da 25 anni, tanto da essere ormai
lo standard per la documentazione tecnica più diffuso nel mondo, nei più
diversi settori industriali.
Ma quando è
inziata questa storia? Provo a riassumere rapidamente, con ordine e sintesi.
Tutti più o meno
sanno che DITA nasce in IBM. Ma non è stato un parto indolore.
Tutto iniziò con GML
(siamo nei primi anni ’80 del secolo scorso), la cui evoluzione fu SGML (Standard Generalized Markup Language).
Uno dei
protagonisti dello sviluppo di SGML fu Elliot Kimber, che ebbi la fortuna di
conoscere nel 2015 a Stoccarda, nell'ambito di tcworld.
Dalla comunità
che sviluppava SGML, nacque XML (eXtensible Markup Language) e nel 1997 viene presentato XML 1.0.
Il primo parser
XML fu realizzato dal laboratorio Watson, ma IBM in quel momento puntava ancora
su un DTD SGML denominato WebDoc.
Più o meno negli stessi anni, un altro gruppo di lavoro era partito dall’idea di standardizzare la documentazione prodotta da Unix MAN e questo lavoro portò allo sviluppo di DocBook, anch’esso derivato da SGML.
DocBook ebbe una certa diffusione fino ai primi anni di questo secolo, essendo stato adottato per diversi progetti importanti della comunità Open Source. Poi sembrò essere avviato al viale del tramonto.
E’ uno standard che ho investigato per pochi mesi,
quando lavoravo in Engineering e mi è sembrò fin da subito estremamente rigido
e povero.
Ma poi venne Paligo, uno dei CCMS attualmente più interessanti sul mercato. Paligo utilizza DocBook e questo ha dato nuova linfa a questo standard. In questo link potete analizzare un confronto fra DocBook e DITA, dal punto di vista di Paligo.
Io non condivido l'opinione di Paligo, ma proprio per questo vi propongo un punto di vista diverso dal mio.
Tuttavia, la storia e la tecnologia di solito non fanno sconti a nessuno. Chi vince, vince perchè deve vincere. E in IBM la battaglia tra SGML ed XML fu vinta da XML.
Tra i
protaginisti della svolta ci furono Michael Iantosca, Don Day e Michael Priestly.
Vinse l’approccio
topic-based perchè:
- riduceva la duplicazione dei contenuti e favoriva il riuso degli stessi
- abilitava la pubblicazione multicanale
- facilitava aggiornamenti centralizzati
- consentiva la specializzazione controllata dei contenuti
- abbatteva potentemente i costi di traduzione dei contenuti
- favoriva l’uniformità stilistica della documentazione
Stava per nascere DITA, uno standard aperto che stava per trasformare lo sviluppo della documentazione di prodotto. E DITA ha prima trasformato IBM e poi il resto del mondo.
Nel 2001 IBM creò
il DITA Open Toolkit, il primo strumento per definire un processo di
pubblicazione della documentazione tecnica basata su DITA.
Nel 2005 IBM donò
ufficialmente DITA a OASIS.
E da quel momeno
DITA fu adottato nel mondo del software, dell’elettronica, della finanza, della
sanità, e in molti altri ancora.
DITA l'ho usato per 4 anni quando lavoravo in IBM.
Su DITA in questo blog ho scritto diversi articoli, tra cui:
- Dalla scrittura monolitica alla scrittura modulare: DITA overview (dal blog di Petra Dal Santo)
- Dal "monolite" ai "moduli" ... con DITA: Task Topic
- tcworld2015 in 3 parole: integrazione, CCMS, standardizzazione
- A che punto siamo con DITA?
P.S.
Chi vi racconta che lo standard proprietario TizioCaio esisteva prima di DITA, è meglio di DITA, è più utlizzato di DITA e vi vuole vendere consulenza sullo standard TizioCaio... vi sta raccontando fregnacce.
Non siete obbligati ad usare DITA per scrivere la vostra documentazione, ma dovete conoscere l'origine delle cose e se uno standard è il più utilizzato al mondo... ci sarà un motivo.
venerdì 6 febbraio 2026
Cara AI, ma sei sicura che mi puoi sostituire? Cosa NON PUO' FARE l'AI - Parte 2.
Nel post precedente vi ho mostrato come uso l'AI nel mio quotidiano lavorativo.
Ho in mente di fare ulteriori esperimenti, che però richiedono tempo, perchè stiamo usando uno strumento PROBABILISTICO: spesso, a parità di input, ho ricavato risposte anche drammaticamente scorrelate. Non fatevi prendere in giro da chi vi racconta che la soluzione è tutta nel prompt: non è vero.
Se usate buoni prompt, avrete risultati migliori. Ma ci vogliono anche guard-rail robusti. E bisogna testare le risposte.
Non vi ho fornito i dettagli, non ho citato il nome dell'AI engine che uso per uno scopo o quello che uso per fare altro. Non è importante questo.
Perchè? Perchè l'AI engine è solo uno strumento. Nel prossimo mese si affacceranno sul mercato nuove soluzioni o magari 2/3 nuove versioni per ogni AI engine che usate ogni giorno.
Il problema non è rincorrere l'ultima feature dell'ultima versione dell'ultimo engine.
Il problema è capire il processo END TO END che può, EVENTUALMENTE, trarre vantaggio da una ridefinizione del processo stesso con l'aiuto dell'AI.
L'AI Gen può aiutarti a fare proficuamente alcune cose, non tutto.
AGGIORNARE/DEFINIRE LA DOCUMENTAZIONE ASSOCIATA AD UNA GUI
Quando emerge una nuova logica di business che può arricchire il prodotto, magari si decide di aggiornare la Graphic User Interface (GUI) che implementa quella logica. O addirittura viene definita una GUI completamente nuova, progettata da zero.
Quando questo accade, io devo:
- Parlare con il Product Manager per capire la logica di business.
- Parlare con gli sviluppatori per capire la logica della GUI.
- Usare in autonomia la GUI e capire i flussi operativi fondamentali da documentare.
- Scrivere, da tutto quello che ho capito e sperimentato, la documentazione per l'utente della GUI.
In questa lista, i verbi fondamentali (quindi le azioni da svolgere) sono capire, usare/sperimentare.
Queste cose non possono essere affidate all'attuale AI Gen. Perchè? Perchè l'attuale AI Gen non accede alla SEMANTICA di nessuna cosa.
Certo, dopo aver scritto la prima versione della documentazione, l'AI mi può aiutare nei modi che ho illustrato nel post precedente. Ma prima no.
AGGIORNARE/DEFINIRE LA DOCUMENTAZIONE ASSOCIATA AD UNA API
Ho scritto diversi articoli relativi alla documentazione delle API.
Oggi esistono tool e standard che dalla definizione dell'API sono in grado di realizzare un'ottima documentazione di tipo reference. Ma se poi volete documentare uno use case specifico, in cui l'uso di quella API può aggiungere valore in modo determinante, vi trovate a dover gestire un ciclo di lavoro (e quasi sempre a dover iterare quel ciclo) simile a quello in 4 passi illustrato in precedenza.
Perchè? Sempre per lo stesso motivo. L'AI Gen può leggere lo schema di definizione della API, potete anche dargli in pasto il codice sorgente, ma non può descrivere uno use case completo e specifico che possa essere "di valore" per il cliente che si appresta a comprare quella API. Perchè l'AI non accede alla SEMANTICA della logica di business che vi ha indotto a produrre quella API.
QUALITY ASSURANCE (TEST) DEL PRODOTTO
Soltanto usando e testando il prodotto si può essere "ragionevolmente" sicuri che il prodotto faccia esattamente quello per cui è stato creato. Dico "ragionevolmente" perchè nella mia esperienza ho lavorato con prodotti molto potenti e ampiamente configurabili.
Dalle diverse combinazioni delle diverse configurazioni poteva essere generato un numero elevatissimo di possibili comportamenti del prodotto. Ogni comportamento, in teoria, da testare.
Da molti anni abbiamo procedure di test automatizzate a vari livelli (dal test della singola classe di codice, al test end to end per uno use case significativo, al test di casi limite che possono comunque verificarsi, ai test di regressione, etc.).
Ma per definire una procedura di test bisogna capire cosa vuoi testare, cioè la semantica del test.
Una GUI può ospitare un numero di componenti anche molto elevato (basta guardare la GUI di Microsoft Word).
L'utente è libero di seguire flussi di lavoro anche molto complessi e quei flussi vanno testati. E il modo in cui un utente interagisce con una nuova GUI è spesso poco prevedibile. Spesso gli sviluppatori rimangono sorpresi nel vedere come l'utente finale interagisce con la GUI. Discipline come il Design Thinking sono nate proprio per questo: per progettare qualcosa "intorno all'utente", cercando di definire al meglio le sue esigenze.
Tutta questa "complessità" risiede nel rapporto dinamico tra l'uomo e il software e ad oggi l'AI Gen non può governare tutto questo.
Quando navigo in una GUI e mi metto nei panni dell'utente, l'AI Gen non può aiutarmi. Quando scelgo la combinazione dei parametri in input ad una API e verifico la correttezza (by design) dell'output, l'AI Gen non può aiutarmi. Certo, potrebbe tentare di farlo... se io potessi trasferire all'AI la semantica del design, la configurazione sottostante, la semantica delle strutture dei dati che quella API deve gestire, i log di sistema. Certo. Tutto molto bello. Ma per fare questo bisogna trasformare i processi aziendali (cosa non banale) e dovete consentire all'AI l'accesso ai sistemi aziendali, il che implica anche notevoli considerazioni legali e di sicurezza su quali informazioni si possono condividere con l'AI e quali no.
Ancora una volta, non ci sono pasti gratis nell'adozione della AI.
E se la GUI o la API hanno una "regressione"? Cioè se la nuova versione, che aggiunge un comportamento desiderato, "rompe" un altro comportamento, che prima funzionava ed ora non funziona più? Nella produzione del software questo può capitare, i test di regressione si fanno per questo.
Io, che conoscevo la logica e la semantica del comportamento precedente mi posso accorgere della regressione: l'AI Gen no.
SCOPRIRE REQUISTI IMPLICITI, CASI LIMITI, CARENZE NON PREVISTE
Al netto delle "narrazioni consolatorie", non esiste nessuna progettazione "perfetta", indipendentemente dal fatto che si applichino i principi della progettazione Waterfall, Agile o qualsiasi altra cosa.
Quando il prodotto va in staging e prima di portarlo in produzione, emergono dei casi limite che non erano stati individuati nella fase di progettazione.
O ci si accorge di un "buco" (di sicurezza, di usabilità, o nella logica di business) che solo il test condotto da un utente umano può far emergere. E spesso i Technical Writer si fanno carico di questa parte del lavoro, perchè DEVONO mettersi nei panni dell'utente.
Oppure ci si accorge che va specificato un pre-requisito essenziale, che non era stato individuato prima.
Anche per questi motivi le metodologie Agile hanno preso piede: perchè l'N-esima iterazione dello sviluppo aiuta, progressivamente, a raffinare la soluzione e filtrare quello che non era emerso all'iterazione N-1.
In tutti questi aspetti, ancora, è richiesta conoscenza della semantica della funzione che si sta indagando, del contesto (la configurazione? O i dati in input e la configurazione? O altro ancora?), dello use case e del modo in cui l'utente procede, che non è necessariamente univoco (spesso, usando un software si arriva allo stesso risultato attraverso procedure diverse).
Anche questo fa parte del mio lavoro, perchè poi devo spiegare all'utente come gestire tutto questo. E l'AI Gen, che non capisce la semantica di nessuna cosa, non mi può aiutare.
GARANTIRE CONFORMITA' LEGALE/REGOLATORIA
La documentazione del software da questo punto di vista non deve rispettare obblighi cogenti.
Ma in altri settori, è necessario scrivere documentazione tecnica che sia perfettamente "conforme" alle norme di settore.
Non entro nel dettaglio, ma di certo l'AI Gen non vi può assicurare che quello che scrivete sia conforme ad un qualsiasi regolamento europeo o norma specifica. O meglio... se gli chiedete un parere, vi fornirà una risposta, magari rassicurante, ma sarà comunque a carico vostro il lavoro di verifica della conformità.
Perchè? Perchè l'AI Gen non capisce la semantica di quello che scrivete e non capisce la semantica del regolamento a cui vi dovete attenere.
Certo, vi può avvertire se nel vostro documento manca una specifica sezione (ad esempio, quella delle avvertenze di sicurezza), nel caso in cui dovete essere conformi ad un regolamento che vi obbliga ad inserire tali avvertenze nel manuale del prodotto. In tal caso vi sta aiutando nel rilevare un buco nella STRUTTURA del documento, e abbiamo già detto che in tal caso l'AI Gen può aiutare.
Ma per molti altri aspetti, è ancora impotente.
Nel 2025 ho scritto alcuni articoli sull'EU AI Act. Non perdo tempo ad elencare le clamorose inesattezze che ho rilevato quando mi sono rivolto all'AI Gen per fare un po' di brainstorming&filtering dell'AI Act. Ad un certo punto, si è lanciata in una notevole dissertazione sull'articolo 142... vi assicuro molto convincente. Peccato che nell'AI Act non è presente alcun articolo 142!
Immaginate situazioni in cui la vostra documentazione deve rispettare regolamenti potenzialmente concorrenti o in parte sovrapponibili.
Ad esempio, immaginate i produttori di macchine industriale che presto dovranno conformare la loro documentazione al nuovo Regolamento Macchine ma che nel periodo transitorio potevano ancora riferirsi alla vecchia Direttiva Macchine. Sarei curioso di sapere se qualche collega si è affidato all'AI Gen per gestire qualche aspetto del periodo transitorio. Ma a lume di naso, direi che in tutte queste attività non ci si può ancora fidare dell'AI Gen.
L'AI NON CAPISCE LE COSE, QUINDI NON PUO' FARE DOMANDE
Due delle fasi fondamentali del mio lavoro consistono nell'usare il prodotto e fare domande. Le stesse domande che potrebbe fare un utente disorientato davanti ad una nuova GUI o una nuova API. Le domande che servono per entrare dentro la logica di business di una nuova feature. Le domande che servono per individuare i pre-requisiti o i casi limite.
Fortunatamente, solo gli umani possono formulare domande, individuare nuovi problemi e analizzare vincoli critici.
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Come vedete, ci sono molte aree del mio lavoro che ancora non possono trarre vantaggio dall'AI.
Su altre cose ci sto lavorando.
Ne parliamo nei prossimi post.
venerdì 23 gennaio 2026
Cara AI, ma sei sicura che mi puoi sostituire? Cosa NON PUO' FARE l'AI - Parte 1.
Da almeno 3 o 4 anni è esploso l'hype sulla Intelligenza Artificiale Generativa (AI Gen).
E uso l'aggettivo "Generativa" non a caso, perchè quando si parla di AI dobbiamo tener conto di tante aree di ricerca e sviluppi diversi. E la AI Gen e i Large Language Model (LLM) sono solo "un pezzetto" del tutto.
Chi mi segue su Linkedin conosce la mia posizione di base: l'AI è uno strumento, può essere molto utile in molti casi, ma non è "l'arma fine di mondo" o la soluzione di ogni problema dell'umanità.
Ci sono già droni da guerra governati dall'AI, ma pur essendo armi molto efficaci e mortali, sono lontanissime dal Terminator cinematografico.
L'AI Gen non può prendere il potere e governare sull'umanità.
E non può perchè STRUTTURALMENTE non può, perchè STRUTTURALMENTE l'AI Gen NON E' INTELLIGENTE.
E questo con buona pace di tutti i "Fuffa-Guru" che devono vendervi qualcosa.
Non vi voglio annoiare con una disamina filosofica o tecnica, ci sono persone più in gamba di me che si occupano di questa nobile missione; vi segnalerò i loro profili Linkedin alla fine del post. E poi ci sono paper scientifici che stanno smontando pezzo per pezzo la "narrazione" dei padroni dell'AI. E nemmeno vi voglio tediare con considerazioni ecologiste sulla sostenibilità ambientale. E men che meno sulla validità di un modello di business che ad oggi non sta in piedi, in futuro si vedrà.
Voglio solo farvi vedere come sto usando io l'AI Gen e cosa l'AI Gen NON PUO' FARE per aiutarmi nel mio lavoro.
COME USO L'AI
RISCRIVERE TESTI
Scrivo documentazione direttamente li lingua Inglese dal 2008, ma non sono un "English native speaker", quindi ho sempre il sano timore di fare qualche errore. Poi nella mia azienda lo standard è English-US, quindi a volte non ho la sensibilità giusta per capire se i miei testi sono conformi all'Inglese americano.
L'AI Gen in questo compito è molto utile e veloce.
RIASSUMERE TESTI
A volte capita di ricevere della documentazione "grezza", delle bozze anche articolate e voluminose, scritte da esperti/colleghi/consulenti esterni, in un Inglese a volte "naive". In tal caso, può essere utile usare un prompt che istruisce l'AI Gen ad estrarre "il senso" della bozza, secondo determinati criteri.
Può essere utile anche per fare una sintesi di massima di N testi, tutti più o meno correlati allo stesso contesto.
Il risultato finale diventa una "prima stesura", tutta da verificare e ri-sagomare. Ma è un buon modo per isolare le idee chiave e poi costruire ulteriormente
ESTRARRE INFORMAZIONI DA UN TESTO STRUTTURATO
Recentemente, una mia collega doveva analizzare un lungo file XSD (più di 200 KB) ed estarre da questo tutte le coppie ATTRIBUTO-DESCRIZIONE e riportarle in una tabella. Con un semplice prompt, l'AI engine che possiamo usare in azienda ha tirato fuori la tabella in meno di 20 secondi.
Ogni volta che avete un file che contiene una qualche struttura e volete estrarre i dati per collocarli in un'altra struttura, l'AI Gen può essere molto utile, a patto che sappiate spiegare cosa cercare nella struttura di partenza e come è fatta la struttura d'arrivo.
DEFINIRE UN TEMPLATE
Molti tipi di documentazione tecnica rispondono a criteri ben definiti ma a volte ci troviamo in una situazione di incertezza e vorremmo capire esattamente quale potrebbe essere il template più efficace per un certo uso.
In questo caso i suggerimenti dell'AI Gen possono essere molto efficaci.
VERIFICARE CHE UN TESTO SIA CONFORME AD UNA GUIDA DI STILE
Nell'azienda in cui lavoro devo attenermi alla Microsoft Style Guide, ma a volte anche un writer esperto non ricorda esattamente l'indicazione della guida da applicare in un certo frangente.
In questo caso l'AI Gen ti aiuta a verificare dove hai operato esattamente o dove intervenire per una correzione.
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Come vedete, in tutti questi casi d'uso, al netto del livello di eventuale automazione che potete/volete raggiungere, state usando l'AI Gen sfruttando le sue migliori qualità: struttura, grammatica e sintassi di un testo sono il "pane e burro" degli LLM.
Ovviamente, in ognuno di questi casi dovete struttare dei prompt più o meno efficaci.
E ogni volta che ottenete un risultato, dovete comunque "rimetterci le mani", verificare, aggiustare un prompt, spesso aggiustarlo 4 o 5 volte prima di ottenere un rislutato "accettabile". Non ci sono pasti gratis!
Al prossimo post, in cui vi farò vedere COSA L'AI NON PUO' FARE e perchè i Technical Writer non devono avre paura che l'AI possa sostituirli.
Stay tuned!
E se volete approfondire ed aprire gli occhi sull'AI Gen (e dintorni), vi invito a seguire alcuni profili Linkedin degni di attenzione (ma ovviamente ce ne sono molti altri):
https://www.linkedin.com/in/walterquattrociocchi/
https://www.linkedin.com/in/parisialessandro/
https://www.linkedin.com/in/luciano-floridi/
https://www.linkedin.com/in/antoniodina/
Leggi questo articolo...giovedì 1 gennaio 2026
Sei un Comunicatore Tecnico? Fai un auto-test delle tue competenze
Questo mio primo post del 2026 è ispirato ad un post scritto recentemente da Steev Kundukulangara su Linkedin.
Steev ha proposto questo diagramma in cui sono elencate le competenze, organizzate per domini concentrici, che oggi deve avere un comunicatore tecnico:
FOUNDATION
Nella cerchia più interno ci sono le competenze "di base", quelle che fino agli anni 90 del secolo scorso erano più che sufficienti per identificare un professionista della scrittura tecnica. Come ho sempre sostenuto, per fare lo scrittore tecnico bisogna basicamente "saper scrivere". Tali competenze sono assolutamente necessarie, ma non sufficienti, perchè la scrittura tecnica è "un processo" (vedi gli standard IEC/IEEE 82079-1:2019 e ISO/IEC/IEEE 26514:2022).
DOCUMENT DEVELOPMENT LIFE CYCLE (DDLC)
Gli elementi essenziali che definiscono "il processo" di sviluppo della documentazione trovano una collocazione nella seconda cerchia, dove iniziamo ad isolare alcune fasi fondamentali del processo. Queste competenze possono essere supportate da altri standard (oltre all'82079-1 e al 26514) quali ad esempio:
- ISO/IEC/IEEE 26513:2017 per supportare la Quality Assurance.
- ISO/IEC/IEEE 26515:2018 per la gestione dei processi AGILE.
ADVANCED CONTENTS & TOOLS
La gestione del processo di documentazione richiede l'utilizzo di strumenti specifici per la gestione ed il riuso dei contenuti. I Component Content Management System (vedi lo standard ISO/IEC/IEEE 26531:2023) sono lo strumento principale per governare il processo di sviluppo della documentazione tecnica.
Altri strumenti utili, ma non indicati nel diagramma, sono i Learning Management System (LMS) ed i Computer Aided Translation Tools (CAT Tools). Tutti questi strumenti sono indispensabili per governare la redazione e l'aggiornamento dei contenuti: vi posso assicurare che ancora oggi ci sono aziende che ignorano tali strumenti o li utilizzano in modo inefficace.
INFORMATION ARCHITECTURE (IA) & USER EXPERIENCE
Qui arriviamo "al cuore" della professione, in una visione moderna della stessa: "l'Ingegneria dei Contenuti" in molti casi deve arrivare PRIMA e deve essere prevalente rispetto alla SCRITTURA.
Su questo concetto sto "martellando" la vostra attenzione da molti anni, spesso entrando in conflitto con colleghi "più tradizionalisti" che sostenevano che i manauli dovessero essere scritti con un focus specifico sulla lingua e la terminologia.
Come vedete dal diagramma, il governo della lingua e della terminologia sono compresi nella cerchia più interna: in qualche modo, sono "banali", nel senso che vanno dati per scontati e acquisiti. Anche l'annosa questione dei cosiddetti "linguaggi controllati" va considerata ormai una questione "di retroguardia": non è lì che si vince la battaglia della modernità.
Specialmente nell'era degli LLM e della AI Generativa, LA STRUTTURA delle informazioni (e in questo senso, standard tecnici come DITA e S1000D possono avere un ruolo dominante) e le meta-informazioni associate (il TAGGING), sono la base da cui partire per definire il dominio delle informazioni associate al prodotto.
Nel definire "l'Ingegneria dei Contenuti" i CCMS, gli LMS e i CAT Tools vi aiutano a gestire le varie fasi del processo e a "tenere insieme le cose" ma da soli non risolvono il problema: siete voi che dovete definire le relazioni che "legano" i vostri contenuti.
E se sarete in grado di farlo, l'AI vi potrà aiutare ulteriormente a far emergere relazioni "implicite" nella vostra architettura. Con l'AI potete anche velocizzare la fase di TAGGING, ma la vostra supervisione e la padronanzadegli strumenti non è sostituibile.
FUTURE & INNOVATION
Qui arriviamo nel dominio dell'AI, dei Knowledge Graphs, dei Chatbot.
Tutta roba che fallirà miseramente se non avete fatto "i compiti a casa", cioè se non avete costruito un Ingegneria dei Contenuti solida. Tutti i "fuffa Guru dell'AI", che trovate su Linkedin e che vi promettono soluzioni miracolose, vi stanno mentendo. Come faccio a dirlo?
- Perchè sulla gestione e costruzione dei contenuti ne so più di loro.
- Perchè io non vi devo vendere nessuna soluzione miracolosa.
- Perchè quando vi descrivono la loro soluzione miracolosa, non fanno cenno alla "fatica" che bisogna fare per definire una corretta gestione dei contenuti.
venerdì 17 ottobre 2025
La Single Information Platform sull'AI Act
Voglio ringraziare Andrea Broglia per aver segnalato questa piattaforma che la Commissione Europea ha appena lanciato: la Single Information Platform sull'AI Act.
Qui potete trovare degli utili strumenti per orientarvi all'interno dell'AI Act.
Nei mesi scorsi ho scritto una serie di articoli sul tema, con un particolare focus sugli obblighi di documentazione tecnica che le aziende devono affrontare quando adottano l'AI all'interno dei loro servizi e prodotti.
E mi sono espresso chiaramente sulla difficoltà di "navigare" tra i principi dell'AI Act, che è il primo regolamento al mondo (ma molti altri si sono aggiunti in seguito) che ha cercato di definire delle regole d'ingaggio per l'adozione di una tecnologia sicuramente potente e quindi rischiosa.
Questa piattaforma può essere un aiuto prezioso.
Ad esempio, andando nelle FAQ, potete isolare tutti i principali aspetti che possono riguardare il termine "documentation":
Poi potete usare l'AI Act Explorer (anche in Italiano), uno strumento che permette di navigare il testo per capitoli e allegati.
E' disponibile anche un Compliance Checker (in versione beta) che non sostituisce il lavoro di uno studio legale. ma vi può dare una prima idea di quanto le vostre inziative siano conformi all'AI Act.
In generale, uno strumento utile per prendere confidenza con una materia non semplice, ma che col passare del tempo imporrà obblighi sempre più cogenti.
Nel frattempo, aspettiamo gli standard armonizzati.
A presto.
Leggi questo articolo...lunedì 14 luglio 2025
The General-Purpose AI Code of Practice
La Commissione europea ha ricevuto ufficialmente il Codice di Condotta Generale sull'Intelligenza Artificiale.
Il quadro completo, sviluppato attraverso un processo multi-stakeholder che ha coinvolto quasi 1.000 partecipanti, stabilisce linee guida volontarie per i fornitori di modelli di intelligenza artificiale (AI) in vista dei requisiti di conformità obbligatori che entreranno in vigore il 2 agosto 2025.
E' un primo step, in attesa degli standard armonizzati, per capire come orientarsi.
E' un codice di adoziona volontaria, esattamente come gli standard ISO già presenti e disponibili.
Qui e qui altri 2 link sullo stesso tema, ma che approcciano il tema con un angolo diverso.
Come sapete, ho iniziato di analizzare l'EU AI Act dal punto di vista degli obblighi di documentazione tecnica che il regolamento impone, e non vi ho nascosto la mia opinione su alcune criticità (qui l'ultimo post sull'analisi dell'allegato IV).
Ora mi prendo il tempo di leggere le raccomandazioni indicate in questo Codice di Condotta e poi ne parleremo ancora.
Aldilà delle manovre che tenderebbero a ritardare l'applicazione dell'AI Act, ad oggi è quanto di meglio abbiamo per tentare di governare una rivoluzione tecnologica densa di potenzialità ma anche di insidie.
Non fatevi prendere in giro dai "fuffa-marketer" che prefigurano un futuro in cui l'AI risolverà ogni problema "auto-magicamente".
Bisognerà valutare ogni passaggio con attenzione, non esistono pasti gratis in natura, e nemmeno in questo caso.
A presto.
Leggi questo articolo...lunedì 9 giugno 2025
EU AI Act: consultazione pubblica per la definizione delle regole inerenti ai sistemi AI ad altro rischio
Ci sono molti aspetti critici inerenti alla documentazione tecnica che deve accompagnare i sistemi AI ad alto rischio. Tra i diversi articoli che vi ho proposto fino ad ora, il primo lo trovate qui, e l'ultimo qui.
Di fatto, ho interrotto la mia analisi (che riprenderò presto) perchè man mano che procedevo mi rendevo conto di alcuni nodi difficili da sciogliere.
Come già spiegato nel primo articolo, dobbiamo aspettare la definizione degli standard armonizzati per sapere COME implementare i principi indicati nell'EU AI Act (che prescrive il COSA va fatto).
Mi risulta che ci sia qualche difficoltà nella definizione di questi standard armonizzati e la data inizialmente ipotizzata (Agosto-Settembre 2025) potrebbe "scivolare" in avanti.
Questo non deve stupire: la materia è concettualmente molto potente, con dei passaggi veramente complessi da risolvere nel momento in cui si deve passare dal COSA al COME. In paralleo, ci sono forti interessi che spingono in direzioni diverse.
Del resto, l'argomento AI invade ogni giorno la nostra agenda e, al netto dell'hype alimentato dal marketing, è indubbio che siamo dentro una rivoluzione che sarebbe bene poter gestire e non subire passivamente.
Proprio per tale motivo, ora potete partecipare ad una consultazione pubblica relativa alla definizione delle regole espresse nell'AI Act in merito ai sistemi AI ad alto rischio.
Se andate su questo link trovate tutte le informazioni per partecipare.
Tenete presente che l'AI Act definisce 6 ruoli sui quali insistono le diverse obbligazioni:
- Provider
- Deployer
- Distributor
- Importer
- Authorized Representative
- Consumer
Dal punto di vista degli obblighi inerenti alla documentazione tecnica, le figure più coinvolte sono il Provider, il Deployer, il Distributor e l'Importer.
Prossimamente, un post sull'argomento.
A presto.
Leggi questo articolo...mercoledì 28 maggio 2025
The Double D(avide) format: quello che dovreste sapere...
Ieri ho assistito alla diretta Youtube organizzata da because.
In questo evento Davide Bin ha intervistato Davide Osta (da qui il titolo del post) in merito al suo ultimo libro:
Manuali a norma per il mercato estero: quanti rischi con le agenzie di traduzione?
Davide Osta ha messo in luce tutta una serie di scabrose e ben note verità (quanto meno ben note “a chi è del mestiere”), che però le associazioni professionali si guardano bene dall’evidenziare e far emergere, per motivi abbastanza discutibili, nella maggior parte dei casi.
Fra le tante, magistrale la citazione relativa alla COM&TEC che mi riguardava direttamente: il VP indebitamente allontanato e poi riammesso con relative pubbliche scuse ero io.
Ma al netto di questo irrilevante dettaglio autobiografico, vi invito a guardare le registrazione dell’evento.
Se fate parte del nostro contesto professionale, vi riconoscerete senza sforzo in molte delle dinamiche illustrate.
Ma c’è comunque da imparare.
Oggi siamo tutti immersi in un hype “fuffa-marketing driven” su tutte le tematiche relative alla AI generativa. Ovviamente c’è un motivo: la distanza fra i risultati verificati sul campo e i faraonici investimenti che vengono fatti da almeno 4 anni in questo settore, sta diventando sempre più devastante.
Per chi ha investito miliardi di dollari in un giocattolo così potente, in assenza di un solido modello di business (andatevi a leggere i dati sul rosso in bilancio di alcuni dei maggiori AI player), l’unica possibiltà è rilanciare.
OKKIO! Non sto dicendo che l’AGI non vale niente, non serve o non possa essere utilmente utilizzata. Sto dicendo che vi stanno vendendo soluzioni “miracolistiche” o “a costo zero”, mentre la realtà è un’altra: l’AI generativa può fornire un boost non banale nella vostra logica di business.
Ma dovrete affrontare tutta una serie di passaggi, non gratuiti e non semplicemente delegabili a terzi. Dovrete far crescere la qualità intrinseca dei vostri processi aziendali. Perchè a questo mondo non esistono pasti gratis. E vi dovrete affidare a chi “conosce il mestiere”.
Ed è proprio il senso che Davide Osta ha fatto emergere, grazie anche alle acuminate domande dell’altro Davide.
P.S.
Ho partecipato anche io a questo ciclo di eventi. Qui potete vedere la registrazione in cui con Davide Osta abbiamo provato a fornire una bussola sugli obblighi di documentazione tecnica relative all’AI Act.
domenica 16 marzo 2025
Impatto dell'AI Act sulla documentazione di processi/servizi/prodotti AI-based: analisi dell'Allegato IV (parte seconda)
Andiamo avanti nell'analisi dell'Allegato IV dell'AI Act.
Ricordiamo che l'Art. 11 è uno degli articoli fondamentali dell'AI Act per quanto riguarda la documentazione tecnica che deve essere redatta per accompagnare un prodotto che integra un sistema AI ad alto rischio, ma l'Art. 11 è, di fatto, un articolo "contenitore" che rimanda all'Allegato IV.
Nel post precedente abbiamo parlato del IV.2, una delle sezioni più critiche dell'Allegato IV.
Ora fissiamo l'attenzione sul IV.3.
IV.3
Detailed information about the monitoring, functioning and control of the AI system, in particular with regard to: its capabilities and limitations in performance, including the degrees of accuracy for specific persons or groups of persons on which the system is intended to be used and the overall expected level of accuracy in relation to its intended purpose; the foreseeable unintended outcomes and sources of risks to health and safety, fundamental rights and discrimination in view of the intended purpose of the AI system; the human oversight measures needed in accordance with Article 14, including the technical measures put in place to facilitate the interpretation of the outputs of AI systems by the deployers; specifications on input data, as appropriate
E' una prescrizione molto impegnativa.
Proviamo a tirare fuori "il succo".
Detailed information about the monitoring, functioning and control of the AI system
Di quale "livello di dettaglio" stiamo parlando?
Facciamo un esempio e parliamo di una soluzione basata sul Machine Learning: cosa dobbiamo dettagliare?
I dati che diamo in pasto al motore di ML? O "la struttura dei dati"? A volte i dati si acquistano da aziende che li raccolgono e li compongono nei modi più opportuni per determinati usi. Nei contratti d'acquisto dei dati ci sono anche dei vincoli di riservatezza rispetto alla loro divulgazione.
Quindi, il "livello di dettaglio" dovrebbe intendersi come il livello "intrinsecamente consentito" dai contratti di fornitura dei dati... O NO?
Oppure, oltre ai dati, dobbiamo documentare anche gli strumenti (ad esempio, le API) che utilizziamo per accedere ai dati?
Oppure dobbiamo documentare in che modo li persistiamo nel sistema che dovrà utilizzarli?
E se i dati sono acquisiti in tempo reale, attraverso un flusso continuo, da sistemi esterni?
E in tutto questo, dovremo eventualmente tener conto di ciò che prescrive il Data Act?
Vedete quante domande, solo inerentemente AD UN SINGOLO ASPETTO (i dati in ingresso) di una particolare soluzione di AI, il ML?
...for specific persons or groups of persons on which the system is intended to be used and the overall expected level of accuracy in relation to its intended purpose...
Qui invece la risposta è semplice: lo standard ISO 26514 ci fornisce i principi di Audience & Task Analysis (clause 6.2), che possiamo utilizzare a supporto di questa attività.
...the foreseeable unintended outcomes and sources of risks to health and safety, fundamental rights and discrimination in view of the intended purpose of the AI system
Questo passaggio suona abbastanza simile al concetto di "rischio ragionevolmente prevedibile" per un sistema di AI (già ben noto, ad esempio, nella vecchia Direttiva Macchine). Ma anche qui, come va declinato il concetto di "intended purpose"?
Posso definire la "finalità prevista", ma posso assicurare che si mantenga tale per tutto il ciclo di vita del prodotto che ospita il sistema AI?
Immaginiamo una rete stradale, gestita da un sistema di semafori programmabili ed intelligenti, che possono auto-modificare la programmazione semaforica in base ai dati di traffico, con un sistema AI integrato che prende decisioni autonome "imparando" dai dati di traffico.
In questo caso, se la descrizione della "finalità prevista" dovesse includere (perchè devo fornire informazioni "dettagliate"... ricordate il primo capoverso?) anche la descrizione dei piani semaforici, è evidente che tali informazioni sarebbero valide SOLO ALL'INIZIO della messa in produzione del sistema.
Nel "day-by-day", i piani semaforici potrebbero cambiare.
A quel punto che facciamo? Alleghiamo alla documentazione, giorno per giorno, i piani semaforici via via aggiornati dall'AI? E' una soluzione ragionevole? In base alla prescrizione dell'Art. 72.2, sembrerebbe proprio questa la soluzione.
72.2
The post-market monitoring system shall actively and systematically collect, document and analyse relevant data which may be provided by deployers or which may be collected through other sources on the performance of high-risk AI systems ...
Come vedete, ogni passaggio necessita di attente valutazioni.
...the human oversight measures needed in accordance with Article 14, including the technical measures put in place to facilitate the interpretation of the outputs of AI systems by the deployers; specifications on input data, as appropriate
E qui un altro passaggio fondamentale: le misure di supervisione umana, in accordo all'Art. 14.
Il concetto generale è abbastanza "gassoso": l'attività di supervisione umana è sicuramente necessaria ma occorrono criteri più "solidi" per poter disegnare questa attività. Nella stessa prescrizione è presente un'indicazione più precisa: including the technical measures put in place to facilitate the interpretation of the outputs of AI systems by the deployers
Quindi si presuppone che vi siano "misure tecniche" in grado di "visualizzare" l'output del sistema AI e che possa abilitare "opportune azioni di controllo"? Questo è di fatto quanto definito proprio nell'Art. 14.
Come vedete, la complessità di questo IV.3 non è di molto inferiore al IV.2.
Pezzo per pezzo, cerchiamo di capire tutte gli aspetti che devono essere indirizzati per i nostri scopi.
Ma ribadisco: chi si sta occupando di definire gli standard armonizzati, deve fare un lavoro ENORME per dare la ricetta del COME vanno indirizzati tutti questi vincoli.
domenica 2 marzo 2025
Impatto dell'AI Act sulla documentazione di processi/servizi/prodotti AI-based: analisi dell'Allegato IV (parte prima)
Nel post del 9 Febbraio vi ho proposto il testo integrale dell'Allegato IV.
Ora provo a far emergere alcuni passaggi chiave, trascurando i passaggi più ovvi e sottolineando anche alcune "disordinate ridondanze", che di certo non aiutano la comprensione del lettore.
Nell'Allegato IV ci sono 9 articoli.
- IV.1 - Riguarda il "primo livello" di documentazione da associare al sistema AI ad alto rischio che vogliamo integrare nel nostro processo/servizio/prodotto
- IV.2 - Riguarda un "secondo livello" di documentazione, molto più dettagliato.
- IV.3 - Riguarda la documentazione delle attività di monitoring inerenti al sistema AI, anche in relazione a quanto stabilito dall'Articolo 14 (di cui ancora non abbiamo parlato).
- IV.4 - Riguarda la documentazione delle metriche di performance del sistema di AI.
- IV.5 - Riguarda la documentazione del sistema di gestione dei rischi associato al sistema AI.
- IV.6 - Riguarda la documentazione delle modifiche implementate dal fornitore del sistema AI durante il suo ciclo di vita.
- IV.7 - Riguarda l'elenco delle norme armonizzate applicate in tutto o in parte i cui riferimenti sono stati pubblicati nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea; se non sono state applicate tali norme armonizzate, una descrizione dettagliata delle soluzioni adottate per soddisfare i requisiti di cui al capitolo III, sezione 2, compreso un elenco di altre norme e specifiche tecniche pertinenti applicate.
- IV.8 - Riguarda la copia (che immagino vada inteso come allegato) della dichiarazione di conformità UE indicata nell'artcolo 47.
- IV.9 - Riguarda una descrizione dettagliata per valutare le prestazioni del sistema di IA nella fase successiva all'immissione sul mercato, in conformità all'articolo 72, compreso il piano di monitoraggio 72.3.
AVETE CAPITO BENE?
Allora, proviamo a procedere con quel sano senso di pragmatismo che mi è congeniale.
LA ROBA FACILE (quella che si capisce ed è abbastanza semplice da fare)
Direi sicuramente l'articolo IV.1 (anche se il IV.1.g ed il IV.1.h sono inerenti allo stesso concetto e mi sembra che qui il legislatore sia incorso in un'inutile ridondanza che potrà essere emendata in futuro).
Anche gli articoli IV.5, IV.6, IV.7 e IV.8 sono abbastanza chiari rispetto al COSA DEVO FARE e si possono indirizzare abbastanza agevolmente, a patto di disporre di processi e metodologie collaudati.
LA ROBA DIFFICILE (che si capisce poco o che può essere affrontata con grandi difficoltà)
Calma e gesso, e procediamo punto per punto.
IV.2
Iniziamo con il IV.2.a ed il IV.2.b, citando il testo originale integrale:
- (a) the methods and steps performed for the development of the AI system, including, where relevant, recourse to pre-trained systems or tools provided by third parties and how those were used, integrated or modified by the provider;
- (b) the design specifications of the system, namely the general logic of the AI system and of the algorithms; the key design choices including the rationale and assumptions made, including with regard to persons or groups of persons in respect of who, the system is intended to be used; the main classification choices; what the system is designed to optimise for, and the relevance of the different parameters; the description of the expected output and output quality of the system; the decisions about any possible trade-off made regarding the technical solutions adopted to comply with the requirements set out in Chapter III, Section 2;
Stiamo scherzando vero?
Cioè se io voglio integrare nel mio prodotto un sistema AI ad alto rischio, il fornitore a cui mi rivolgo mi deve fornire informazioni che, sostanzialmente, sono informazioni DI PROGETTAZIONE del sistema AI? Quindi il fornitore deve investire per produrre un sistema AI e poi deve rivelare al mondo TUTTI I DETTAGLI di progettazione del sistema?
Allora, questi 2 articoli significano solo una cosa: che il sistema AI che voglio integrare DEVE ESSERE un sistema Open Source. Perchè, in caso contrario, mi risulta molto difficile immaginare di poter applicare le suddette prescrizioni.
Se qualcuno non è d'accordo, accetto obiezioni.
Peraltro c'è un passaggio specifico molto "criptico": the decisions about any possible trade-off made regarding the technical solutions adopted to comply with the requirements set out in Chapter III, Section 2;
Cosa si intende per "any possible trade-off"? A me non è chiaro. Ma andiamo avanti.
Per quanto riguarda IV.2.c e IV.2.d:
- (c) the description of the system architecture explaining how software components build on or feed into each other and integrate into the overall processing; the computational resources used to develop, train, test and validate the AI system;
- (d) where relevant, the data requirements in terms of datasheets describing the training methodologies and techniques and the training data sets used, including a general description of these data sets, information about their provenance, scope and main characteristics; how the data was obtained and selected; labelling procedures (e.g. for supervised learning), data cleaning methodologies (e.g. outliers detection);
..siamo in un ambito più gestibile, perchè se parliamo dell'architettura generale del sistema, dei dati usati per il training, della loro provenienza e delle metodologie di training e data cleaning, siamo dentro un perimetro metodologico che va documentato e tale richiesta è da ritenersi del tutto logica.
L'unico punto realmente "oscuro" si racchiude in una parolina apparentemente innocua: "test"!
the computational resources used to develop, train, test and validate the AI system;
Ad oggi, non esistono metodologie standardizzate e tanto meno "scientifiche" per il test di un sistema AI.
Questo dato è ben noto a tutti coloro che almeno una volta nella vita hanno progettato un chatbot basato sulla AI generativa.
In ogni punto dell'AI Act in cui troverete delle prescrizioni relative "al test del sistema AI", sappiate che state per aprire il vaso di Pandora.
Se dovessi fare una richiesta pressante a coloro che scriveranno gli standard armonizzati a sostegno dell'AI Act, direi che questo punto dovrebbe essere in cima alla lista.
Nessun sistema AI, e sottolineo NESSUNO, può essere testato con i criteri che applichiamo oggi al test dei prodotti software. E questo accade per 2 motivi banali:
- Il comportamento di un sistema AI (di QUALSIASI sistema AI) dipende dai dati che gli vengono forniti in ingresso, e la dipendenza è NON DETERMINISTICA.
- Un sistema AI può imparare e quindi, a distanza di tempo, lo stesso input può produrre risultati diversi.
Rispolverando i miei studi di Ingegneria, il punto 1 potrebbe essere riformulato dicendo che la funzione di trasferimento di un sistema AI è variabile e la sua variabilità è non nota. Mentre il punto 2 è una caratteristica intrinseca e molto desiderabile di un sistema AI.
Ad oggi, nell'ambito del gruppo degli standard dell'area ISO 42000, il cui capostipite è lo standard 42001, è in via di sviluppo uno standard specifico per il test dei sistemi AI-based. Ma ad oggi, testare un sistema AI è un'attività empirica, che si basa su alcune best practice; tuttavia, non disponiamo ancora di nessuno standard.
A mio avviso, anche il IV.2.e (legato agli articoli 13 e 14, di cui parleremo nei prossimi giorni) è associabile all'attività di test del sistema, quando esplicitamente viene indicato:
including an assessment of the technical measures needed to facilitate the interpretation of the outputs of AI systems
Ma è l'articolo IV.2.g che è quello ESPLICITAMENTE dedicato all'attività di test:
- (g) the validation and testing procedures used, including information about the validation and testing data used and their main characteristics; metrics used to measure accuracy, robustness and compliance with other relevant requirements set out in Chapter III, Section 2, as well as potentially discriminatory impacts; test logs and all test reports dated and signed by the responsible persons, including with regard to pre-determined changes as referred to under point (f);
Come vedete, anche questo articolo non è nemmeno lontanamente risolutivo rispetto all'esigenza di un'azienda nel determinare il COME DEVO FARLO, ma indica solo il COSA DEVO FARE.
Peraltro, anche in modo abbastanza ridondante e confuso, visto che l'argometno "test" viene declinato in maniera diretta o indiretta attraverso IV.2.c, IV.2.d, IV.2.e, e soprattutto IV.2.g.
Infine, il IV.2.f che richiama i contenuti del IV.7 (anche qui, caro legislatore, siamo certi che non si potesse fare uno sforzo di maggiore chiarezza?):
- (f) where applicable, a detailed description of pre-determined changes to the AI system and its performance, together with all the relevant information related to the technical solutions adopted to ensure continuous compliance of the AI system with the relevant requirements set out in Chapter III, Section 2;
Un articolo che inizia con un cauto where applicable mette già in conto che certe prescrizioni non siano applicabili. Poi, vorrei essere rassicurato sul significato di questa frase:
to ensure continuous compliance of the AI system with the relevant requirements set out in Chapter III, Section 2;
Abbiamo detto che i sistemi AI, per loro natura, possono variare il proprio comportamento nel tempo, perchè sono "sistemi che imparano".
Quindi, posso forse garantire che il mio sistema abbia certe caratteristiche ORA ma faccio fatica a immaginare come poter esprimere la stessa garanzia nel futuro. Infatti, per questo motivo esiste l'attività di risk management, monitoring e controllo in fase di produzione, e armonizzazione (IV.3, IV.5, IV.6, e IV.7).
Quindi perchè puntualizzare ancora questo elemento nel IV.2.f, salvo poi premettere un where applicable?
Come vi avevo scritto nel post del 9 Febbraio, l'Allegato IV non aveva risolto i miei dubbi che erano stati sollevati dalla lettura dell'Art. 11.
E spero di avervi mostrato in questo post quanto meno i punti meno chiari del IV.2, che è una delle sezioni chiave dell'Allegato IV.
Il viaggio nell'AI Act non è finito, alla prossima tappa.
Leggi questo articolo...lunedì 24 febbraio 2025
Un articolo illuminante sull'AI Act e sugli standard armonizzati associati
Vi segnalo questo articolo di Piercosma Bisconti Lucidi e Daniele Nardi, che mette in luce alcune criticità dell'AI Act.
Come sa chi mi segue, sto analizzando l'AI Act dal punto di vista degli obblighi di produzione della documentazione tecnica che dovrà accompagnare i prodotti che integrano, al loro interno, sistemi AI.
Le mie prime perplessità sono confermate da questo articolo.
A presto per analizzare nei dettagli l'Allegato IV.

