domenica 28 giugno 2026

Come uso l'AI: la raccolta delle informazioni e il controllo di qualità - 1

L'ultimo articolo sull'argomento "come uso l'AI" lo avevo scritto il 23 Febbraio e nel frattempo ho condotto un'intensa attività di sperimentazione.

E siccome sono una persona intellettualmente onesta, oggi sono in grado di mettere in discussione alcune delle affermazioni che avevo fatto.

Ma andiamo con ordine, perchè le cose da dire sono tante.

Per prima cosa, partiamo da un principio generale: l'AI non è magia, se gli dai in pasto spazzatura ti restituirà spazzatura amplificata e se non sai fare le domande giuste non puoi pretendere di avere le risposte giuste.

Questo è il primo motivo per il quale l'AI non può sostituire un umano che sa come utilizzarla.

Quindi la prima domanda che devi farti è: in quale parte del mio processo lavorativo posso integrare l'AI in modo UTILE?

Eh si... perchè dopo 3 anni di hype ora anche i fuffa-guru alzano bandiera bianca e ammettono che l'AI non entrerà ovunque, in qualsiasi processo lavorativo, in qualsiasi contesto, a tutti i livelli, e non arriveranno la cavallette e non pioverà fuoco dal cielo se non adotterai l'AI.

Più pragmaticamnte, devi valutare SE e DOVE l'AI può portarti dei vantaggi, quanto ti costa acquisire questo vantaggio (la "Token ansiety" ha travolto anche aziende molto strutturate), quale può essere il ROI (Return of Investment) EFFETTIVO.

Perchè "a chiacchiere e gazzosa" siamo tutti esperti ma poi quando i conti non tornano il risveglio può essere brusco.

Ed è esattamente quello che ho fatto io. E ora ve lo racconto.

IL MIO PROCESSO LAVORATIVO



Volendo semplificare all'osso, il mio processo lavorativo può essere schematizzato secondo un diagramma in 5 fasi

In realtà, è un molto più complesso, ma per i nostri scopi questo schema è sufficiente.

PLANNING 

Deriva dalle attività d'ingegneria del software condotte nella società in cui lavoro. Rispetto a tali attività vengono fissate priorità, tempi di realizzazione, scadenze di produzione. Ed io devo adeguare concordemente la pianificazione della necessaria documentazione di prodotto.

DATA COLLECTION

E' una delle attività più critiche. Tradizionalmente, si affrontava questa fase attraverso delle interviste semi-strutturate con i Subject Matter Experts (SMEs). Al risultato delle interviste si aggiungevano le bozze disponibili di qualsiasi tipo di documento, sviluppato da chiunque in azienda, o le evidenze rintracciabili nel Data Base, o da qualsiasi altra sorgente. 

Alla fine tutte le informazioni confluivano in una prima bozza che veniva sottoposta agli SMEs per una prima verifica.

Il processo iterava dalle 2 alle 4 volte (anche in base alla complessità del topic) e consumava non solo il tempo del Tech Writer ma anche quello degli SMEs.

Questa fase mi è apparsa fin da subito molto adatta per assorbire un processo di analisi basato sull'AI.

In particolare, lavorando per una società che sviluppa software, mi è sembrato opportuno provare ad estrarre i dati che mi servivano DIRETTAMENTE dal codice: quindi non più dal racconto degli SMEs ma direttamente dal codice che viene reralizzato dagli SMEs.

In un articolo scritto il 6 Febbraio elencavo una serie di cose che l'AI NON POTEVA FARE.

Negli esperimenti che ho fatto sulla raccolta dei dati direttamente a partire dal codice, mi sono reso conto che questa affermazione va in parte corretta: alcune cose LE PUO' FARE, poi rimane in discussione la qualità del risultato e su questo farò degli esempi precisi nel prossimo articolo. Ma il miglioramento dei modelli negli ultimi 4 mesi ha reso possibile cose che all'inizio dell'anno presentavano una qualità non accettabile. Ora invece si può ottenere qualcosa di utile.

Dove sta il nucleo del mio obiettivo? Quello che ottenevo in 5 o 6 giorni di analisi di documenti grezzi e conversazioni con gli esperti del topic era una prima bozza che andava comunque verificata prima di andare oltre. Ora le informazioni le ottengo in meno di 10 minuti e la prima bozza la chiudo in una giornata.

E' SEMPRE UNA BOZZA da verificare, ma ho risparmiato 4 o 5 giorni. Ma non ho risparmiato solo IL MIO TEMPO ma anche quello degli SMEs.

WRITING

Con buona pace dei fuffa-guru, questa è ancora un'attività umana. In questo articolo non entro nei dettagli, sarebbe una lunga conversazione. Se siete interessati, contattatemi in privato. E' chiaro che io non pubblico quello che mi restituisce l'AI senza verificarlo, magari riorganizzando la struttura delle informazioni secondo i criteri che ritengo opportuni, verificando la concordanaza della terminologia rispetto alla documentazione già pubblicata, etc. 

Se volete far scrivere e pubblicare la documentazione di prodotto IN AUTOMATICO dalla AI, tanti auguri: non sono il vostro uomo.

REVIEW & QUALITY CHECKS

Questo è stato il primo campo da gioco in cui ho sperimentato, come accennavo il 23 Febbraio.

Ad oggi dispongo di un framework flessibile e configurabile che mi consente di valutare la qualità di QUALSIASI TIPO di contenuto: da un singolo documento (in qualsiasi formato ispezionabile), ad un Online Help o una Knowledge Base.

Sono in grado di esprimere un indice di qualità per ogni singolo criterio utilizzato (N criteri liberamente configurabili) e un indice di qualità composito che tiene conto dei livelli di qualità dei singoli criteri.

Ecco un esempio di un particolare criterio:


Per ogni criterio si produce un report che evidenzia il risultato, la severità associata alla situazione, una proposta per migliorare il livello di qualità e l'evidenza del file (il report può elencare anche TUTTI i file coinvolti, per la leggibilità di questo esempio ho indicato un file fittizio), nonchè il livello di qualità registrato (in questo caso 82 su 100).

Come vedete da questo esempio, si potrebbe demandare all'AI la messa in atto della soluzione proposta: "Split long sentences and normalize punctuation for US English".

Quindi ripetere il check e vedere se l'indice di qualità è migliorato.

Questo può andar bene se parliamo di una issue di severità minor, che si limita a migliorare la punteggiatura e spezzare le frasi troppo lunghe.

Ma io preferisco ancora procedere con una verifica personale.

Il vantaggio di questo framework è che posso analizzare 500-600 pagine di documentazione verificando in parallelo N criteri e ottengo il risultato in pochi minuti. Questo non mi esime dalla fatica delle verifica e della riscrittura, ma mi guida nell'intervenire prima su quelle aree dove l'indice di qualità è basso.

Ma questo framework è così potente, nella sua semplicità, che potrebbe essere utlizzato per capire, ad esempio, se la documentazione di prodotto di una macchina industriale rispetta le regole del nuovo Regolamento Macchine.

"Hey aspetta un attimo... tu sei un espertro di documentazione del software... che ne sai di Regolamento Macchine?"

Non c'è trucco e non c'è inganno: tutto dipende dal contesto di dominio che si fornisce all'AI e dalla conoscenza di dominio di colui che formula i criteri da verificare.

Questo è il secondo motivo per cui l'AI non può sostituire un umano: la conoscenza di dominio che serve sia a configurare il framework, sia a verificare le risposte fornite dall'AI.

E TUTTO QUESTO QUANTO MI COSTA?

E questa è un'altra conversazione. In questi ultimi mesi sono arrivate agli onori della cronaca decine di aziende che hanno bruciato in 3 mesi il budget di token di un anno. Su questo argomento non ho ricette. Ogni azienda deve fare le sue valutazioni. E deve capire dove sta il ROI. Io ho ottenuto tutto questo senza bruciare il denaro dell'azienda, perchè sapevo esattamente cosa volevo ottenere e sono stato in grado di scrivere un set di file markdown che imponevano all'AI paletti molto precisi. Non ho avuto bisogno di fare vibe coding, non ho dovuto fare 200 iterazioni "a caso", perchè sapevo tutto PRIMA. Ma tutto questo forse funziona solo per me e per il mio use case. Non saprei dire.

Peraltro, sto ancora limando e sperimentando. 

Ma già ora lo stumento è abbastanza buono e veloce.

"E le allucinazioni?"

Quelle ci sono e ci saranno sempre. Quanto più disegni delle regole ben fatte e precise, tanto più puoi sperare che le allucinazioni diminuiscano, mai che possano essere eliminate.

Anche per questo la verifica FINALE prima della pubblicazione DEVE ESSERE DI UN UMANO.

PUBLISHING

E' la fase finale del mio lavoro. Per tutto quanto già detto, e per altri motivi tecnici che non sto qui ad illustrare, qui l'AI non entra, anche perchè comunque il livello di automazione dei processi di publishing è già molto elevato, efficace e testato. 

Ecco un bell'esempio di dove si può fare a meno dell'AI. 

Perchè sprecare token quando si dispone di processi già standardizzati, deterministici, automatici, testati da molti anni e affidabili?

Per il resto, al prossimo articolo.

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domenica 28 novembre 2021

Sta per uscire la nuova versione dello standard ISO/IEC/IEEE 26514

E' in via di pubblicazione la nuova versione dello standard ISO/IEC/IEEE 26514.

Probabilmente sarà disponibile nei primi giorni di Gennaio 2022, dopo un processo di revisione partito nel Luglio del 2019.

26514 è lo standard per i progettisti e gli sviluppatori delle informazioni per gli utenti che accompagnano un prodotto software. 

Erroneamente si potrebbe pensare che sia applicabile solo ai prodotti software. In realtà, la gran parte dei concetti esposti si può applicare anche alla gestione dei processi di documentazione di un qualsiasi prodotto.

Lo standard descrive principalmente:

  • Come stabilire di quali informazioni hanno bisogno gli utenti.
  • Come definire la presentazione delle informazioni.
  • Come preparare le informazioni e renderle disponibili.
La prima parte è dedicata alla descrizione di quello che io chiamo "il processo redazionale", cioè il processo di pianificazione e gestione della produzione delle informazioni.

La seconda parte riguarda invece la realizzazione e la presentazione delle informazioni.

In questo nuovo standard si fa riferimento in diversi punti allo standard EN IEC/IEEE 82079-1:2020, lo standard orizzontale per la definizione delle informazioni associate al prodotto, per qualsiasi tipo di prodotto (quindi anche per i prodotti software).

Eliminando una serie di sovrapposizioni tra il vecchio standard 26514 e il più recente 82079, è stato possibile definire una nuova versione molto più "snella" dello standard 26514.

La prima versione dello standard era stata pubblicata nel 2008, ed era quindi necessario un aggiornamento che includesse le linee guida di base inerenti ad una serie di nuovi argomenti.

Ritornerò sul punto con un articolo molto più dettagliato quando lo standard verrà pubblicato.

Per ora, volevo solo alzare una bandierina per avvisarvi.

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sabato 9 novembre 2019

Minimalismo: mettiamo in ordine le idee

Vi segnalo questo articolo in cui Ferry Vermeulen intervista il Prof. Hans van der Meij, considerato il maggior esperto del Minimalismo.
E' un'occasione da non perdere, per due motivi:

  • Non capita spesso di poter accedere "direttamente" alla sorgente della conoscenza di un determinato argomento.
  • Sul Minimalismo c'è da sempre molta confusione... conviene chiarirsi le idee.
Il Minimalismo è una filosofia per la redazione dei contenuti che si basa su 4 principi:

  1. Orientato all’azione.
  2. Associazione tra lo strumento e il compito da eseguire. 
  3. Supporto al riconoscimento e alla risoluzione degli errori.
  4. Fornire all’utente le informazioni essenziali e lasciarlo libero di scoprire i dettagli in autonomia.

I primi due principi significano "orientati al processo" (Task Oriented)
Il terzo significa "risoluzione dei problemi" (Troubleshooting)
Il quarto significa "sintesi sul contesto" (Context Oriented)

Tutto semplice vero? Parrebbe di no.

Nell'ultima versione dello standard IEC IEEE 82079-1, al paragrafo 5.5.3 viene fornita una definizione di Minimalismo... vagamente imprecisa:

Minimalism is an approach to information for use that includes
critical information and the least amount of other information needed to be complete. Critical information includes the safe use of the product, the security of the information created with the product, or the privacy of the information created by or stored with the product.

Questa NON E' LA DEFINIZIONE DI MINIMALISMO... e credo che su questo punto ci siano pochi dubbi.

Il MInimalismo, peraltro, ha ispirato anche alcune caratteristiche di DITA, lo standard più diffuso al mondo per l'ingegnerizzazione dei contenuti.

Ad esempio, nella versione 1.3 di DITA, è stato introdotto il Troubleshooting Topic Type, che va a mappare proprio il principio n°3.

Quindi, andate sul sito di Ferry e seguite le risposte del Prof. Hans van der Meij.
A presto.


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mercoledì 22 maggio 2019

Breve guida al nuovo standard IEC / IEEE 82079-1: 2019

Il 16/5/2019 è’ stato pubblicato lo standard IEC / IEEE 82079-1: 2019 che sostituisce la prima edizione, IEC 82079-1: 2012

Lo standard fornisce i principi generali per la progettazione e la formulazione delle istruzioni per l'uso di prodotti di tutti i tipi, da un frigorifero domestico, ad un software o a prodotti di grandi dimensioni o molto complessi, come un trattore o grandi macchinari industriali.

Questa edizione, rispetto alla precedente, include notevoli modifiche.

NUOVA STRUTTURA
Una  riorganizzazione della struttura del documento, per facilitare l'applicazione dello standard e la ricerca di informazioni.

INFORMAZIONI PER L'USO... e non documentazione
Le informazioni per l'uso sono introdotte come termine generico.
Le istruzioni per l'uso sono sinonimo di informazioni per l'uso.
Questo approccio riflette una tendenza che si orienta nel rimuovere il termine “documentazione” che tradizionalmente richiama l’idea di una forma documentale cartacea. Oggi le informazioni per l’uso necessarie ad utilizzare un prodotto possono assumere diversi formati digitali (oltre al sempre possibile formato cartaceo) e quindi il termine “informazioni per l’uso” risulta molto più flessibile.

PRINCIPI
Il Capitolo 5 si concentra sullo scopo delle informazioni per l'uso, sulla qualità e sul processo di gestione delle informazioni.

GESTIONE
Il Capitolo 6 definisce gli elementi principali del processo di gestione delle informazioni per l'uso. Vengono forniti i criteri di riferimento per la definizione del “processo redazionale” , innervata da alcuni elementi di project management, risk management, quality assurance e test dei contenuti.

CONTENUTI
Il Capitolo 7 entra nel dettaglio di cosa deve essere contenuto nelle informazioni per l’uso.
Tra i molti aspetti trattati, mi preme orientarvi sul paragrafo 7.11, che parla degli aspetti relativi alla sicurezza e di come le tematiche di sicurezza devono essere gestite nella definizione delle informazioni per l’uso “sicuro” di un prodotto.

STRUTTURA
Il Capitolo 8 parla della struttura delle informazioni per l’uso.
In particolare, nel paragrafo 8.2 si delinea la distinzione tra tre tipi di informazioni:

  • concept
  • task
  • reference

Quindi, chi adotta uno standard come DITA, automaticamente si ritrova ad essere conforme con questa area dello standard.
Inoltre, nel paragrafo 8.4.3.2 si indica il concetto di “context sensitivity” (riferita in particolare alle informazioni per l’uso fruite attraverso dispositivi digitali).
Ne riparleremo presto, perché su questo concetto si basa il futuro della Comunicazione Tecnica: context-based e user-based, ma definita dinamicamente e non pre-determinata (se non nelle componenti molecolari).

FORMATO
Nel Capitolo 9 si fa riferimento ai diversi formati con i quali possono essere distribuite le informazioni per l'uso.

CHECK-LIST DI CONFORMITA'
Infine, tra gli allegati, una check-list per verificare se le vostre informazioni per l’uso sono conformi allo standard.

Questo standard deve essere noto a tutti coloro che sono coinvolti nella concettualizzazione, creazione, manutenzione, traduzione, localizzazione, integrazione di contenuti, produzione, e valutazione delle informazioni per l'uso associate ad un prodotto.

Infine, voglio sottolineare come questo deve essere inteso come uno standard “orizzontale”, che si propone come lo standard di riferimento per la redazione di qualsiasi tipo di informazione per l’uso, per qualsiasi prodotto.

Se volete prendere in visione un estratto ridotto dello standard, compreso l’indice dei contenuti, potete accedere a questo link.

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domenica 13 novembre 2016

Guida BLU della UE per l'attuazione della normativa sui prodotti

Image result for blue bookVi inoltro una segnalazione che mi è arrivata via social, grazie a M.L. Flacke, relativa alla possibilità di scaricare la Guida BLU in lingua italiana.

Questa guida raccoglie le indicazioni necessarie all'attuazione delle normative sui prodotti in seno alla UE.

Ovviamente ha impatto anche sulla documentazione tecnica che accompagna i prodotti.

Ho provato a contare quante istanze ci sono nel documento per "documentazione tecnica": 110!

Direi che CI RIGUARDA...

:-)

A presto.


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venerdì 1 gennaio 2016

New web site for COM&TEC!

Anno nuovo, vita nuova!
E per la COM&TEC, il 2016 si apre con un nuovo sito web!

Il nuovo sito è stato completamente riorganizzato, per poter offrire maggiori servizi ai soci e nuovi contenuti.

Nella parte superiore della Home Page trovate:
  • una barra dei menu con tutte le informazioni utili ai soci o a chi volesse associarsi
  • uno slider di immagini “attive” su cui cliccare per accedere a contenuti collegati
  • 4 pulsanti tematici relativi alle principali aree di attività dell’Associazione

Nella parte inferiore, gli articoli più recenti.

Siete già soci?

Dal menu LOGIN SOCI, potrete visualizzare o modificare il vostro profilo personalizzato. Le informazioni inserite autonomamente da ciascun Socio saranno visibili a tutti i visitatori del sito.

Ma perché è utile associarsi alla COM&TEC? 

Date un’occhiata al menu DIVENTA SOCIO.
 
Dal menu L'ASSOCIAZIONE, potete consultare la Lista dei soci ed avrete accesso a tutte le principali informazioni relative alla COM&TEC come per esempio alla sua Storia o all’attuale composizione del Direttivo.

Se invece volete conoscere le attività della COM&TEC, cliccate sui 4 pulsanti tematici:

PROFESSIONEFORMAZIONEPROGETTIEVENTI

Il nuovo sito è appena nato. Aiutateci a farlo crescere, segnalandoci eventuali difetti, al fine di migliorarlo. 

Sarà un 2016 ricco di novità per COM&TEC... seguiteci!
 

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lunedì 20 aprile 2015

Una buona lista di libri sulla Comunicazione Tecnica.

Come si inizia a fare il mestiere della Comunicazione Tecnica?

In questi ultimi anni mi sono spesso sentito rivolgere questa domanda e ho provato a dare qualche indicazione, sulla base della mia esperienza.

Leggere buoni libri è un bel punto di partenza.

Da questo sito, potete prendere in esame una lista di 15 libri.

Alcuni sono stati dei punti di riferimento anche per me, come:
  • Managing Your Documentation Projects; JoAnn Hackos
  • The Insider’s Guide to Technical Writing; Krista Van Laan
... con altri 3, presenti nella lista.

Ovviamente una lista non è mai esaustiva, qualcosa rimane sempre fuori.

Ad esempio, il libro di Mark Baker:
Every Page is Page One...

...di cui vi ho già fatto cenno e che rappresenta, oggi, uno dei punti più avanzati e moderni nella teoria della Comunicazione Tecnica.

Se non sapete da dove iniziare per capire i segreti di questa professione, potete provare a partire da questa lista.

Buona lettura!

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venerdì 27 febbraio 2015

I modi, le forme, il senso e la nostra User Experience: come cambia la Comunicazione Tecnica

La digressione del mese di Gennaio sul'IoT a qualcuno di voi sarà sembrata una "vacanziera deviazione" rispetto alle tematiche che vi propongo da qualche anno.

In realtà fa parte di un percorso di ricerca che, come tale, talvolta procede in modo lineare e talvolta fa dei salti o va a zig-zag.

Anche io mi sono chiesto perchè ultimamente sono così orientato verso la "non linearità" e la risposta che mi sto dando è incentrata sul bisogno di sintetizzare qualcosa che arriva da diverse direzioni, apparentemente eterogenee, ma appunto, solo apparentemente.

Sto leggendo il libro di Mark Baker "Every Page is Page One", in assoluto il libro più interessante sulla Comunicazione Tecnica che mi sia capitato di leggere negli ultimi anni.

Mark, di cui peraltro vi avevo già parlato, in questo momento è uno dei più raffinati "teorici"  dell'evoluzione della Com Tech  e prossimamente proverò a proporvi anche alcune sintesi ragionate delle tematiche più intriganti che Mark ha proposto.

Vi consiglio di praticare il suo libro ed il suo sito.

Sto continuando a tenere d'occhio le tematiche dell'IoT.

E sto continuando a ragionare sul paradigma "InfoSeekU", nickname del paradigma  Information that Seek the User (le informazioni che cercano l'utente), in modo che tenga conto di diversi elementi di base che possono contribuire a rendere "sferico" tale modello.

La connettività "everywhere", il mobile web, le piattaforme social stanno cambiando radicalmente la nostra User Experience e stanno costingendo le aziende e le organizzazioni a ridefinire le loro logiche di gestione dei prodotti e dei servizi, il successo dei quali dipenderà sempre di più dalla capacità di di gestire e misurare le interazioni e la soddisfazione dei clienti.

Questa evoluzione ha profonde implicazioni per i Comunicatori Tecnici.

La documentazione di un prodotto/servizio, che tradizionalmente ricopriva un ruolo relegato alla fase post-vendita, ora entra in gioco in qualsiasi momento del ciclo di vita del prodotto/servizio.

Questo significa che gli autori tecnici dovrebbero essere più coinvolti nei team interfunzionali che si occupano di User Experience.


Inoltre, dato che la User Experience tende ad essere sempre più complessa, multi-canale, multi-language, multi-evento, segmentata per tipologia di cliente, mi viene da pensare che le metodolgie classiche per la gestione della documentazione modulare:
  • multi-target
  • multi-channel
  • multi-language
  • tagged for audience
... potrebbero venire utili anche in questo campo d'applicazione.

Quindi... architetture di documentazione Bottom-Up, InfoSeekU, IoT, UX,... siamo sicuri che siano tematiche distinte?


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lunedì 5 gennaio 2015

I contenuti strutturati non possono risolvere ogni problema... qualcosa dovete farlo anche voi!

Mi sono imbattuto in un bel post di  Joe Pairman che condensa con grande efficacia i migliori 5 motivi che giustificano la produzione di contenuti strutturati.

Sono totalmente allineato con Joe.

Tuttavia, come dico sempre, non bisogna legarsi ciecamente a teorie, standard e tecnologie come se fossero, di per se stesse, la soluzione dei nostri problemi.

Si può adottare una splendida metodologia, usando il miglior CMS presente sul mercato, modularizzando efficacemente tutti i contenuti ma tutto questo potrebbe non impedirvi di scrivere della pessima documentazione tecnica.

Un esempio?

Immaginate un'avvertenza di sicurezza imprecisa, che non utilizza i pittogrammi e i cromatismi previsti per questo tipo di informazioni e non risulta conforme agli standard di sicurezza e alle normative del settore d'applicazione.

Magari l'avete definita e racchiusa in un topic.

Magari l'avete taggata, cioè contraddistinta con un meta-dato finalizzato a filtrare/selezionare quel topic per inserirlo in un certo documento.

Magari state realizzando i vostri topic attraverso una metodologia standardizzata (ad esempio, DITA).

Magari questi topic sono governati attraverso un CMS XML-based, in cui sono disponibili tutte le funzionalità più desiderabili che possiate immaginare.

E magari attraverso questo CMS potete produrre diversi tipi di output (PDF, ePUB, HTML...)

MA TUTTO QUESTO... non cambia la natura profonda delle cose...
perchè la vostra avvertenza di sicurezza rimane, fondamentalmente, IMPRECISA e NON CONFORME alle normative.

In parole povere... E' SCRITTA MALE... e nessun CMS e nemmeno DITA vi salveranno dal fatto che state scrivendo una pessima avvertenza di sicurezza!

Ma questo significa anche che "il fattore umano" è sempre il più importante... e questo è comunque molto consolante!

:-)


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mercoledì 3 dicembre 2014

Direttiva Macchine, manualistica e norme: una bussola, please!

Il 25 Novembre ero a Bologna per uno degli eventi più interessanti organizzati da COM&TEC negli ultimi anni.

L'Avv. Oddo e l'Ing. Fondacci, coadiuvati dall'Avv. Gabriele, hanno affrontato il tema: Aspetti comunicativi e legali del manuale di istruzioni.

In base alla loro esperienza più che decennale nei contenziosi penali/civili relativi ad incidenti sul lavoro che coinvolgono delle macchine, hanno delineato gli elementi salienti di una tematica molto complessa e spesso fraintesa proprio da coloro che avrebbero maggior interesse a padroneggiarla, cioè i costruttori di macchine e i comunicatori tecnici che realizzano i manuali relativi alle macchine medesime.



Come ho già scritto nel post di presentazione dell'iniziativa, a fronte di un incidente sul lavoro, magari mortale, se nell'incidente è coinvolta una macchina, il Giudice potrà richiedere una perizia relativa alla documentazione che accompagna la macchina.

Questo atto coinvolge direttamente il costruttore della macchina e il redattore della manualistica relativa, con gradi di responsabilità che vengono stabiliti dal Giudice sulla base della normativa e degli accertamenti specifici.

L’Avv. Oddo ha chiaramente sottolineato che la qualità della documentazione che accompagna la macchina può essere un elemento decisivo, in grado di cambiare il convincimento del giudice che deve valutare i fatti.  In quest'ottica, il manuale deve essere redatto tenedo conto, prima di tutto, del quadro di riferimento dettato dalle normative, le quali definiscono quali siano i requisti essenziali della documentazione tecnica che accompagna la macchina.


Un manuale che non sia primariamente ispirato al rispetto delle indicazioni prescritte dalle normative, si trasforma spesso in un autogol per l'azienda che ha prodotto/commercializzato la macchina e, con diverse gradazioni di responsabilità, può toccare anche il redattore tecnico che lo ha realizzato.

Anche per un legale bravo ed esperto è difficile costruire una difesa basata sulla sabbia di una documentazione carente al limite dell'autolesionismo (come alcuni clamorosi esempi proposti durante il seminario hanno dimostrato).

Ovviamente non ho la pretesa di riassumere tutti gli elementi illustrati dai relatori, ma proverò a fare una breve lista dei messaggi principali che "mi sono arrivati" e hanno colpito la mia attenzione:

1 - la documentazione che eccompagna la macchina deve essere considerata parte integrante della macchina, come se fosse "un pezzo" della macchina stessa, alla stregua di una molla, di un pistone o di un pannello di controllo

2 - il punto di partenza per definire i contenuti della documentazione di accompagnamento di una macchina deve essere la Direttiva Macchine

3 - in particolare, i paragrafi 1.1.2, 1.7.3 e, soprattutto, 1.7.4 sono i punti di riferimento dai quali partire per definire l'impianto di base di un buon manuale

4 - insieme alla Direttiva Macchina possono essere prese in considerazione un insieme di altre norme, che possono essere adottate volontariamente, le quali pur non determinando alcun obbligo cogente, forniscono delle linee guida aggiuntive/complementari che contribuiscono a rendere più efficace la manualistica che accompagna la macchina. Fra queste norme, le seguenti:

•    UNI EN ISO 12001:2009
•    ISO 7000
•    IEC 82079-1:2012

...sono state più volte richiamate come norme che possono aiutare a risolvere diverse questioni inerenti alla buona organizzazione dei contenuti.

5 - Sebbene si debba fare di tutto per abbattere i rischi derivanti dall'interazione uomo/macchina, il "rischio zero" è un'illusione. La redazione di manualistica utile agli utenti che devono usare le macchine ma anche alle aziende, nel caso si debbano difendere in giudizio a seguito di un contenzioso, è un'attività difficile, che richiede alti livelli di competenza, esperienza e formazione continua.

Solo questi 5 punti, se dispiegati in tutta la loro potenza informativa e concettuale, potrebbero occupare un corso universitario di un'ipotetico Corso di Laurea in Comunicazione Tecnica.
Attendiamo da tempo che una qualsiasi e lungimirante Università italiana, magari fornita di risorse e cognizione di causa, si adoperi per colmare un vuoto che da anni, dalla piccola ridotta di questo blog, vado denunciando (e in buona compagnia, visto che il tema della formazione brucia sulla pelle di tanti colleghi con i quali mi sono confrontato negli ultimi anni).

Ma già mi accontenterei che un corso del genere venisse ospitato in una più tradizonale Facoltà di Ingegneria.

L’esperienza mi dice che più le normative sono cogenti e più possono stimolare una crescita culturale e tecnologica in grado di "creare" dal nulla nuovi mercati.

Nella mia vita precedente ero un esperto di crittografia e firma digitale: se oggi usiamo la PEC, se si sta affermando la Conservazione Sostitutiva (che sta abbattendo i consumi di carta in ogni attività della pubblica ammnistrazione), se la Fatturazione Elettronica ci aiuterà a snellire i processi di pagamento e abbattere l'evasione/elusione fiscale e altro ancora, lo dobbiamo anche ad una legge della fine del secolo scorso, nota come Legge Bassanini 59/97, che ha fornto la base per la nascita di un mercato e di un insieme di tecnologie che oggi ci consentono tutto questo.

Fra il 2001 ed il 2005 ero nel mainstream di questa evoluzione e ho toccato con mano cosa significa adottare buone normative che poi portano a sviluppare tecnologie e  buone pratiche professionali, a fronte di sanzioni non banali per chi non si adegua o pena l'impossibilità di operare sul mercato, se non attraverso l'adozione di tali standard.

Spero che lo stesso possa avvenire nel campo della Comunicazione Tecnica, sebbene il quadro tracciato dall'Avv. Oddo non sia stato indulgente nel fotografare la realtà attuale.

Troppo manuali sono ancora lontani dagli standard minimi che sarebbe necessario adottare.
Troppi "attori" di questo processo hanno ancora le idee poco chiare e faticano a trovare  la sintesi tra numerose prescrizioni, che spesso tendono ad andare in sovrapposizione o che in alcuni casi debbono necessariamente integrarsi per motivi/settori/contesti specifici.


Ecco perchè ci servirebbe una "bussola" e queste iniziative servono a fornire delle linee guida minimali per provvedere a tale necessità di orientamento.

Confidente nel mio goliardico motto ("Dallo e dallo... si piega anco lo metallo!") continuo ad insistere su questi temi, confortato da iniziative come quelle di COM&TEC che presumo/spero debbano avere un seguito, anche perchè per quanto brillanti e preparati fossero i relatori, la materia è talmente densa che in una sola giornata si è potuto solo avere una "visione" generale della metodologia di base da intraprendere.

Ma una lunga marcia inizia sempre con un primo passo (non è roba mia, è di Mao Ze Dong, uno che di lunghe marce ne capiva...). Leggi questo articolo...

martedì 21 maggio 2013

L'Esattezza secondo Calvino: un insegnamento anche per la comunicazione tecnica

Ho spesso sostenuto che la "scrittura tecnica" è un tipo di scrittura molto specialistica, ma sempre di scrittura trattasi, non nasce su Marte e non è "altro" rispetto alle regole generali, di base, della buona scrittura.

Un calciatore, un pugile o un maratoneta praticano tutti la corsa di fondo, se pur con modalità diverse, perchè la corsa di fondo è un buon esercizio di base per migliorare la resistenza organica di qualsiasi atleta; allo stesso modo, un comunicatore tecnico dovrebbe, di tanto in tanto, riprendere confidenza con i classici.

E la lezione sull'Esattezza di Italo Calvino è particolarmente interessante per un comunicatore tecnico.

Per questo vi segnalo un bell'articolo di Alessandro Lucchini, uno dei pochi "guru" italiani della scrittura su web dai cui scritti molto ho imparato quando, nel 2005, ho iniziato ad occuparmi di comunicazione tecnica ed ho trovato nella Palestra della Scrittura un luogo dove ho rubato/assorbito idee e ispirazioni che spero di aver messo a frutto, almeno in parte.

Lucchini parte dal nucleo della lezione di Calvino sull'esattezza:

"... Esattezza vuol dire per me soprattutto tre cose:
1) un disegno dell’opera ben definito e ben calcolato;
2) l’evocazione di immagini visuali nitide, incisive, memorabili;
3) un linguaggio il più preciso possibile come lessico e come resa delle sfumature del pensiero e dell’immaginazione."

...e poi alza lo sguardo su aspetti dell'uso della lingua che sono parte viva anche della nostra quotidianità e che spesso ci sgomentano, come il seguente:

"Per mancanza di moneta divisionale i pazienti solventi sono pregati di presentarsi allo sportello muniti della suddetta."
... e pare che Munch, dopo aver letto questo, abbia dipinto il suo "Urlo"!

Cosa è l'Esattezza per un Com Tec? Per me significa:

1) scrivere tutto e solo quello che serve per comunicare un concetto
2) rafforzare quello che scrivo con supporti visuali (grafici, tabelle, immagini) che facilitino la comprensione del concetto
3) realizzare quanto ai punti 1 e 2 con la massima sintesi e proprietà di linguaggio, semplificando all'osso la struttura della frase

In particolare, estrapolo un brano dal testo originale di Calvino:
"... le lingue naturali dicono sempre qualcosa in più rispetto ai linguaggi formali, comportano sempre una certa quantità di rumore che disturba l’essenzialità dell’informazione...".

In molte occasioni vi ho indicato come abbattere il rumore della comunicazione sia l'aspetto FONDAMENTALE della comunicazione tecnica.

Come vedete, le idee di Calvino possono servire anche per scrivere della buona comunicazione tecnica. Leggi questo articolo...

martedì 25 gennaio 2011

I 25 comandamenti della buona scrittura

Ieri sono andato sul blog di Luisa Carrada, come faccio quasi ogni giorno da circa 5 anni. E' una specie di profilassi che spero possa affrancarmi dal disagio della mia ignoranza, che essendo vasta e perniciosa risulta difficile da debellare.

Come spesso accade, in quel luogo ho trovato una perla scovata da Luisa, ossia i 25 Comandamenti del Giornalista di Tim Radford, pubblicati sul Guardian e tradotti in italiano da Libertà di Stampa Diritto all'Informazione.

Indipendentemente dal fatto che scriviate per mestiere o per diletto, sono 25 ottime regole degne di attenzione dalla prima all'ultima.

Ma io sono stato colpito da un frammento del comandamento N° 20:

Mosè non disse al Faraone: 
"La conseguenza della mancata liberazione della popolazione di un particolare soggetto etnico potrebbe determinare alla fine qualche particolare affezione alle colonie di alghe nel bacino centrale del fiume, con delle conseguenze impreviste per la flora e la fauna, e anche per i servizi ai consumatori". 

Disse invece: 
"...le acque del fiume…si trasformeranno in sangue, e i pesci del fiume moriranno, e il fiume puzzerà".

Ogni Technical Writer che passeggia sul globo dovrebbe stampare questa frase in grassetto, font 20, Verdana, su un foglio A4, per poi appenderlo in prossimità della propria postazione di lavoro.

Quante volte vi siete imbattuti in avvocati che parlano e scrivono "in legalese", in medici che usano "il medichese", in ingegneri che comunicano "in ingegnerese"?

Il linguaggio "della casta" serve a mantenere e trasmettere una sorta di potere esclusivo e miserevole, così lontano dalla lingua italiana quanto dalla ragionevolezza. Chi scrive usando questi linguaggi inventati, semplicemente non sa scrivere.

Proviamo a praticare le regole di Radford e proviamo ogni giorno ad imparare una cosa nuova per comunicare meglio. Leggi questo articolo...

mercoledì 23 settembre 2009

Ancora sugli acronimi ... e affini

In questo post, che conclude il trittico composto dagli articoli del 12 Agosto e del 18 Agosto, vi propongo alcune annotazioni da tenere a mente.

Un acronimo può essere influenzato dalla lingua d'origine.

In Italia abbiamo sempre sentito parlare dell'OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina), ma nei paesi anglosassoni avremmo sentito parlare di PLO (Palestine Liberation Organization).

Così come in Francia sentirete indicare come SIDA la malattia che tutto il resto del mondo chiama AIDS (Acquired Immune Deficency Syndrom).

Quindi si deve porre attenzione, in alcuni casi, all'utilizzo dell'acronimo espresso nella forma più adatta alla lingua di chi poi dovrà interpretarlo, anche perchè molti acronimi sono diventati ormai di uso comune, al punto che qualcuno li usa alla stregua di "parole" vere e proprie (USA, JFK, RAM, CD, FIAT, ENEL, ONU, FAO, ...).

In molti settori tecnico/scientifici esistono regole specifiche e acronimi/sigle "speciali" che devono essere appropriatamente utilizzati.

Nel campo della Chimica, ad esempio, il Rame è Cu (dal latino Cuprum), l'Oro è Au (Aurum), il Carbonio è C (Carbonium) e l'Elio è He (Helium).
Il Metano è CH4 (derivante direttamente dalla formula di struttura del Metano, la cui molecola è formata da un atomo di Carbonio e 4 di Idrogeno).
I CloroFluoroCarburi (i composti responsabili del buco dell'Ozono, scoperti negli anni '30 del secolo scorso), vengono indicati con un acronimo "vero e proprio", CFCs, derivante dall'espressione inglese (Chlorofluorocarbons).
Gli isotopi di uno stesso elemento vengo indicati dal nome stesso dell'elemento seguito da un codice numerico o, equivalentemente, dal simbolo dell'elemento preceduto dal suddetto codice numerico.

Ad esempio:
Carbonio 14 --> 14C
Elio 3 --> 3He

Come vediamo quindi, in quest'area esiste un set di regole per la nomenclatura di elementi sempici e dei composti, che sono regole PROPRIE E SPECIFICHE di questo settore.

Questa osservazione può essere ritenuta valida in ogni altro campo.

In ambito commerciale/legale, ad esempio, è largamante usata, soprattutto nel mondo anglosassone, la & ('e' commerciale) per associare due o tre nomi/soggetti che identificano il nome di una società.
Ad esempio, Goldman&Sachs (G&S), Dolce&Gabbana (D&G), AT&T e così via.

Nell'ambito della Fisica, le diverse grandezze fisiche vengono espresse secondo le regole previste dal Sistema Internazionale.

Questi e altri esempi che potrei continuare ad esporre, ci indicano chiaramente che quando ci apprestiamo a scrivere un documento tecnico relativo ad un ambito ben definito, dobbiamo conoscere le regole di nomenclatura e le convenzioni simboliche proprie di quell'ambito.

A QUESTO PUNTO... abbiamo finito con gli acronimi? OVVIAMENTE NO!

Ma spero che i concetti basilari esposti possano aiutarvi ad eliminare almeno gli errori più comuni, che spesso mi capita di rilevare.
Per poter sopravvivere "nell'inferno degli acronimi", vi segnalo due siti che possono essere utili:

www.acronyma.com

www.pchell.com/acronyms

Se ne trovate altri, segnalatemeli!
Leggi questo articolo...

martedì 18 agosto 2009

La Babele degli acronimi: seconda parte


Come abbiamo visto nel post del 12 Agosto, l'uso degli acronimi è assoggettabile a regole precise, pur tenendo presenti le debite eccezioni. Ora analizziamo altri aspetti.

L'acronimo può essere confuso con "il marchio" di un'azienda.

Un esempio tipico è quello dell'ENEL (Ente Nazionale per l'Energia eLettrica).

Nel marchio di quest'azienda è visibile invece la sigla Enel, con la sola E maiuscola iniziale. Ecco un esempio in cui, se non vi sono possibili ambiguità, si può scrivere ENEL o Enel indifferentemente, in quanto l'uso ha determinato un'equivalenza delle due modalità, con una sostanziale sovrapposizione tra acronimo e marchio. Ma scrivere 'enel' è invece un errore.

Allo stesso modo, è ormai invalso l'uso equivalente di FIAT e Fiat.
Ma se scrivete 'fiat' qualcuno penserà che state scrivendo una parola latina.

Questo meccanismo è comune a moltissimi acronimi, cioè in tutti quei casi in cui l'uso ha ormai sovrapposto l'acronimo e il marchio/sigla equivalente.

Altro caso è quello del LASER (Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation), che viene citato anche come Laser o l'equivalente 'laser'; quindi potrete trovare indifferentemente LASER, Laser o laser.

Nel caso della NATO (North Atlantic Treaty Organization) invece, tale meccanismo non si è affermato; troverete sempre scritto NATO e qualsiasi eccezione è un errore.

Questi esempi avvalorano la regola generale: se scrivete ENEL, FIAT, LASER e NATO siete sicuri di non sbagliare. Se usate invece le altre forme, dovete valutare il contesto e la consuetidine ormai consolidata, ma rischiate di commettere errori.

E' invece ormai caduta in disuso la notazione "puntata", in cui le lettere dell'acronimo sono separate dal '.'.

Quindi NATO e non N.A.T.O, LASER e non L.A.S.E.R. e così via.

Abbiamo finito ? No... al prossimo post.
Leggi questo articolo...

mercoledì 12 agosto 2009

La Babele degli acronimi: prima parte

"...L'applicazione necessita di almeno 1 GB di RAM. Essa si basa sui più diffusi protocolli e standad aperti (HTTPS, SSL, FTP, LDAP, XML, WSDL, SOAP, ...) e consente di implementare policies conformi alla SOA, nell'ambito di architetture GRC in cui...".

Avete capito qualcosa?
Se non siete dei consulenti del mondo ICT (?!?...un altro acronimo...) probabilmente no.

"The acronyms' hell" è il pane quotidiano di un TW e quasi ogni giorno spuntano nuovi acronimi in ogni settore tecnico.

Nel campo in cui opero, quello dell'Information&Computer Technology (ICT!... ecco che vuol dire!), questo aspetto è particolarmente critico, perchè è praticamente impossibile non ricorrere all'uso degli acronimi; d'altra parte, un loro uso smodato, così come mostrato nell'esempio iniziale, può conferire al testo una cripticità intellegibile solo agli addetti ai lavori.

Ci sono delle regole a cui affidarsi ? Certamente si, ma laddove ci sono delle regole, ci sono anche le relative eccezioni. Come in altri post di questo blog, cercherò di delineare gli elementi essenziali di quest'argomento, senza la pretesa di esaurirlo in ogni suo aspetto.

Un acronimo è una parola formata con le lettere iniziali di determinate parole di una frase o di una definizione.

In una accezione più "lasca", sarà possibile formare un acronimo anche a partire da alcun sillabe, non solo dalle iniziali, del gruppo di parole considerate.

Alcuni esempi di acronimi derivanti dalla definizione "stretta":

- SSL: Secure Socket Layer

- FTP: File Transfer Protocol

- FIGC: Federazione Italiana Gioco Calcio

- FIAT: Fabbrica Italiana Automobili Torino

... ed altri esempi derivanti dalla definizione "lasca":

- XML: eXtensbile Markup Language

- DNA: DeoxyriboNucleic Acid

- EURATOM: EURopean ATOMic Energy Community

La regola fondamentale, CHE NON PUO' MAI ESSERE DISATTESA, è quella che NON SI DEVE USARE MAI UN ACRONIMO senza specificare, alla prima citazione, l'espressione estesa alla quale quell'acronimo si riferisce.

Alcuni esempi?

"... la BCE (Banca Centrale Europea) ha emanato i nuovi valori dei tassi che saranno in vigore per i prossimi 3 mesi. Le aspettative degli analisti, che prevedevano una diminuzione dello 0.25, sono state disattese; il Presidente della BCE ha motivato le scelte effettuate con la necessità...".

Come si vede dall'esempio, si usa l'acronimo BCE e subito dopo, tra parentesi tonde, si indica l'espressione estesa, con le lettere che formano l'acronimo in maiuscolo. Successivamente, si usa l'acronimo senza più specificare la sua espressione estesa.

Altro esempio:

" ... la comunicazione delle credenziali dell'utente avviene su un canale sicuro, secondo le modalità previste dal protocollo SSL (Secure Socket Layer). Un canale SSL consente...".

CI SONO ECCEZIONI A QUESTA REGOLA ?

Si e dipendono dal contesto, nonchè dal "lettore target" a cui state pensando mentre scrivete.
Se state scrivendo un articolo su una rivista di auto e vi riferite al mercato dell'automobile in Italia, potete usare l'acronimo FIAT senza dover citare la sua dizione estesa.
Se state preparando una relazione da leggere ad una riunione di esperti genetisti, potete usare il termine DNA senza altra cautela.

In altri termini, potete usare un acronimo senza accompagnarlo con la sua espressione estesa, SOLO SE NEL CONTESTO IN CUI LO UTILIZZATE non vi è alcun dubbio in merito alla sua interpretazione.

All'inzio del post ho citato un brano tratto da una scheda tecnica di un prodotto software.
Per un esperto di ICT, il brano è abbastanza chiaro ma c'è l'ultimo acronimo, GRC, che può dar luogo a dubbi. GRC vorrà dire... Governance Risk Management and Compliance... oppure ... Governance Risk Control... oppure ... General Review Control... oppure ... ?!?

Ecco un bell'esempio in cui alcuni acronimi (SSL, XML, SOAP, ...) possono essere citati senza alcuna cautela, perchè siamo certi che il lettore target per il quale scriviamo non avrà dubbi nell'interpretarli, mentre altri vanno accompagnati dalla corretta espressione estesa (Governance Risk Management and Compliance).

Abbiamo esaurito l'argomento ? Ovviamente no... al prossimo post per esplorare altri aspetti degni di attenzione.
Leggi questo articolo...

venerdì 15 maggio 2009

Scelta del font in un documento: introduzione

Quando ci si trova a scrivere un documento tecnico, è necessario ponderare la scelta della tipologia di caratteri (font) da utilizzare.
Tale scelta potrà dipendere:

  • da un insieme di norme e consuetudini tipografiche "classiche";
  • dal contesto-target nell'ambito del quale il documento verrà fruito e dai relativi, eventuali, standard riconosciuti per la redazione dello stesso;
  • dalle nostre personali preferenze.

Ad esempio, se si deve scrivere un documento scientifico da proporre in un consesso accademico, si dovranno seguire le regole standardizzate che si adottano in quel contesto.
Credo di non aver mai letto un'abstract, relativo a contenuti tecnico-scientifici, che non fosse scritto in Times New Roman.

Se si deve scrivere una tesi di laurea, si può scegliere un pò più liberamente, pur nel rispetto di un set di regole che generalmente sono indicate dal professore che vi assegna la tesi.

Se ci si sposta in una zona "di confine" tra il documento tecnico e il documento di marketing, come un Case Study o un White Paper, si rileva una maggiore "libertà formale" e non di rado ho letto documenti di questo tipo scritti in Arial o Verdana, oltre che nel più classico Times New Roman.

Non è inusuale trovare un documento tecnico che utilizza più di un font.
Io personalmente, quando scrivo un manuale, utilizzo generalmente tre font:

  • Tims New Roman (dim. variabile) per i titoli dei capitoli e i paragrafi (max. 5 livelli di titoli);
  • Verdana (dim. 10) per il corpo del testo;
  • Arial (dm. 10) per i dati inseriti nelle tabelle.

Se poi devo proporre, magari nelle Appendici, il listato di un file di configurazione, utilizzo il Courier New (dimensione 8). Perchè non scelgo il super-classico Times New Roman per il corpo del testo ?

Quando scriviamo un documento dobbiamo anche tener presente che il lettore potrebbe leggerlo a video, in formato elettronico, o in formato cartaceo dopo averlo stampato.
Questo aspetto, spesso non abbastanza considerato dai TW meno avveduti, incide più di quanto si pensi sulla leggibilità del documento.
Io sono convinto che chi usa i miei manuali, nella maggioranza dei casi, li legge direttamente "a video" e ritengo il Verdana più leggibile su schermi di ogni tipo.
Non a caso, il Verdana è un carattere estremamente comune per la costruzione di contenuti Web.

Inoltre, oltre alla scelta di uno o più fonts, va valutato l'effetto prodotto da altre opzioni tipografiche che i programmi di video-scrittura mettono a disposizione (grassetto, inclinato, sottolineato, ...).

Tali opzioni possono aiutare a ravvivare il flusso del documento, richiamando l'attenzione del lettore, come fa un abile oratore variando il ritmo, il tono e il timbro della voce per "agganciare" l'attenzione dell'uditorio.
Tuttavia, se si eccede nell'uso e nella varietà di tali possibilità, si rischia di "tramortire" il lettore con un eccesso di soluzioni tipografiche che possono scatenare un indesiderato "effetto confusione".

Ad esempio, in questo blog scrivo tutti i post in Verdana-grassetto, su uno sfondo chiaro, perchè ritengo che possa facilitare la lettura (e se non siete d'accordo... segnalatemelo!).

Nei prossimi post proverò a delineare gli elementi chiave di questa tematica, senza alcuna pretesa di esaurirla in ogni suo aspetto e ben lieto se vorrete propormi ulteriori contributi.
Leggi questo articolo...

martedì 17 febbraio 2009

BLOT, BLIM, BLOB.


BLOT, BLIM, BLOB...

...sono dei suoni misteriosi?
Magari immersi tra le pagine di un fumetto Disney, insieme ai GLOMP, i GULP e gli SQUARAQUACK di Paperino?
O magari sono le tre parole di una formula magica ?


Nulla di tutto ciò: sono semplicemente degli acronimi che indicano tre paradigmi per l’organizzazione di un testo.


In base a quello che dobbiamo comunicare, può essere utile valutare l’efficacia della struttura da conferire al testo. Allora esaminiamo queste tre possibilità.

BLOT: Bottom Line On the Top
...ovvero l’argomento principale all’inizio.

In questo schema l’argomento principale viene collocato nella prima parte del testo, mentre i dettagli e le analisi trovano posto poi.
L'obiettivo è quello di catturare subito l'attenzione del lettore ed è uno schema tipicamente usato in un comunicato stampa o nell'aggregato sintetico di un post di un blog.

Ecco un esempio:
"E' stato emanato ufficialmente il regolamento attuativo che permette di accedere ai fondi statali per l'installazione di impianti fotovoltaici. E' previsto un contibuto strutturato in 2 tranches fino ad un ammontare del 70% dei costi d'installazione. I passaggi necessari all'ottenimento del contributo prevedono..."

BLIM: Bottom Line In the Middle
...ovvero l’argomento principale nel mezzo.

E’ conosciuta anche come Kiss – Kick – Kiss, cioè "un calcio tra due baci".
Questa tecnica consiste nell’impacchetare un’informazione negativa in mezzo a due buone notizie.

Ecco un esempio:
"...Il guasto della sua automobile è molto meno grave del previsto; purtroppo i termini di garanzia sono scaduti e la riparazione deve avvenire a pagamento ma riusciremo comunque a risolvere il problema efficacemente ed in poco tempo..."

Un'altro esempio classico di questa struttura è quello di una lettera di licenziamento, cui segue un esempio:
"... Ringraziandola per la preziosa collaborazione che ci ha fornito per molti anni, le comunichiamo che a partire dal giorno 15 c.m. lei può ritenersi licenziato e pertanto libero da qualsiasi obbligo professionale nei confronti di questa azienda. La solleviamo peraltro dagli obblighi contrattuali inerenti al periodo di preavviso e le riconosceremo, a titolo di parziale compensazione, un bonus di 10000 euro che le verrà liquidato nel giro di due settimane lavorative, unitamente al TFR che le è dovuto...".

BLOB: Bottom Line On the Bottom
… ovvero l’argomento principale alla fine.

E’ uno schema generalmente utilizzato per un testo ad uso commerciale.
Nel BLOB, il lettore viene preso per mano ed accompagnato verso il "messaggio forte" che vogliamo comunicare; in altre parole, bisogna seguire un percorso logico che fa emergere un bisogno e, al termine, propone la soluzione.

Ecco un esempio:

"...Nell’ambito di organizzazioni complesse che utilizzano sempre più diffusamente i sistemi e le reti informatiche, l’attività di gestione delle informazioni ha assunto un ruolo assolutamente decisivo.
La protezione delle informazioni critiche è il primo passo di questo processo di gestione e non può prescindere da una disciplina dell’accesso alle medesime, che si basa sulla fase di “autenticazione” di un utente che accede al sistema informativo.
In questa fase l’utente presenta delle credenziali che lo identificano univocamente (identità digitale); l’attività di autenticazione consiste nella verifica di correttezza dell’asserzione di tale identità.
L’Identity Check Portal è il modulo dedicato alla gestione della fase di autenticazione degli utenti..."
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