venerdì 27 febbraio 2015

I modi, le forme, il senso e la nostra User Experience: come cambia la Comunicazione Tecnica

La digressione del mese di Gennaio sul'IoT a qualcuno di voi sarà sembrata una "vacanziera deviazione" rispetto alle tematiche che vi propongo da qualche anno.

In realtà fa parte di un percorso di ricerca che, come tale, talvolta procede in modo lineare e talvolta fa dei salti o va a zig-zag.

Anche io mi sono chiesto perchè ultimamente sono così orientato verso la "non linearità" e la risposta che mi sto dando è incentrata sul bisogno di sintetizzare qualcosa che arriva da diverse direzioni, apparentemente eterogenee, ma appunto, solo apparentemente.

Sto leggendo il libro di Mark Baker "Every Page is Page One", in assoluto il libro più interessante sulla Comunicazione Tecnica che mi sia capitato di leggere negli ultimi anni.

Mark, di cui peraltro vi avevo già parlato, in questo momento è uno dei più raffinati "teorici"  dell'evoluzione della Com Tech  e prossimamente proverò a proporvi anche alcune sintesi ragionate delle tematiche più intriganti che Mark ha proposto.

Vi consiglio di praticare il suo libro ed il suo sito.

Sto continuando a tenere d'occhio le tematiche dell'IoT.

E sto continuando a ragionare sul paradigma "InfoSeekU", nickname del paradigma  Information that Seek the User (le informazioni che cercano l'utente), in modo che tenga conto di diversi elementi di base che possono contribuire a rendere "sferico" tale modello.

La connettività "everywhere", il mobile web, le piattaforme social stanno cambiando radicalmente la nostra User Experience e stanno costingendo le aziende e le organizzazioni a ridefinire le loro logiche di gestione dei prodotti e dei servizi, il successo dei quali dipenderà sempre di più dalla capacità di di gestire e misurare le interazioni e la soddisfazione dei clienti.

Questa evoluzione ha profonde implicazioni per i Comunicatori Tecnici.

La documentazione di un prodotto/servizio, che tradizionalmente ricopriva un ruolo relegato alla fase post-vendita, ora entra in gioco in qualsiasi momento del ciclo di vita del prodotto/servizio.

Questo significa che gli autori tecnici dovrebbero essere più coinvolti nei team interfunzionali che si occupano di User Experience.


Inoltre, dato che la User Experience tende ad essere sempre più complessa, multi-canale, multi-language, multi-evento, segmentata per tipologia di cliente, mi viene da pensare che le metodolgie classiche per la gestione della documentazione modulare:
  • multi-target
  • multi-channel
  • multi-language
  • tagged for audience
... potrebbero venire utili anche in questo campo d'applicazione.

Quindi... architetture di documentazione Bottom-Up, InfoSeekU, IoT, UX,... siamo sicuri che siano tematiche distinte?


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mercoledì 14 gennaio 2015

IoT: una nuova frontiera per la Comunicazione Tecnica (parte terza)

Ripartiamo dal punto di chiusura del post precedente:

Chi si occuperà di costruire la logica e l'ingegneria delle informazioni azionabili?

Senza dubbio, questo compito toccherà ai Comunicatori Tecnici.

Nell'IoT, il generico Smart Object "vive in rete" e interagisce "attivamente" con l'ambiente esterno, con altri SmOb e con gli esseri umani, comunicando verso l'esterno un vasto set di informazioni.

Queste informazioni verranno attinte primariamente:
  • da un proprio database
  • da un'operazione di miscelazione tra le informazioni del proprio database e quelle che scaturiscono da diverse interazioni sopraindicate (vi ricordate l'esempio della serra nel post precedente?)
In particolare, sarà necessario:
  • definire dei modelli di standardizzazione delle informazioni, che favoriscano il riuso dei contenuti
  • produre le informazioni in formati interoperabili, quindi adatti a diversi ambienti/sistemi operativi/canali, in modo che siano utilizzabili dalle applicazioni software eseguite dagli SmOb.
  • realizzare contenuti modulari, riusabili e "miscelabili" in base a diversi criteri "d'azione" (task driven, context driven, event driven) da proporre all'utente secondo il nuovo modello InfoSeekU ("informazione che cerca l'utente"), diverso dal collaudato approccio gerarchico-sequenziale del modello "utente che cerca l'informazione".
Con quali armi affronteremo questa sfida?

Molti sono gli aspetti che vanno ancora definiti nei dettagli, ma già da ora possiamo esser certi che alcuni standard aperti come l'XML ed i suoi diversi "dialetti" e alcuni approcci metodologici (ad esempio il Minimalismo) saranno particolramente adatti a questo scopo.

Ed ora vi propongo alcune risorse, per iniziare a "curiosare".

In primo luogo, come saranno definite e impacchettate le informazioni che daranno vita all'IoT?
In XML o in qualche suo "dialetto" specializzato.

Ma ci sono altre tecnologie, come JSON, che emergono e che vanno monitorate.

Intanto, inizia a farsi strada un'espressione specifica: Information of Things.

E stanno già emergendo annunci di lavoro specifci per figure di TW da inserire all'interno di di gruppi di lavoro IoT.

E qui concludo questa trilogia di post finalizzati a presentare la mia visione in merito all'impatto che l'IoT avrà sulla nostra professione.

Spero di avervi incuriosito e di avervi dato almeno gli elementi di partenza per approfondire l'argomento, e aspetto anche i vostri feedback per continuare a mia volta ad approfondirlo.

A presto. Leggi questo articolo...

giovedì 8 gennaio 2015

IoT: una nuova frontiera per la Comunicazione Tecnica (parte seconda)

Riprendiamo la tematica del primo post di questo thread e iniziamo una breve panoramica del pattern tecnologico che supporta l'IoT.

Nell'IoT le macchine ("Smart Objects"/SmOb) sono collegate in rete.

A tale scopo, è necessario disporre di tecnologie di networking (reti fisiche, reti wireless, protocolli di comunicazione e di interoperabilità tra reti di diverso tipo); tutto ciò al fine di ottenere una connessione persistente ad Internet.

Sono importanti anche le tecnologie legate al risparmio energetico, affinchè gli SmOb possano avere un massimo livello di autonomia, soprattutto per dispositivi mobili e sempre per mantenere una connessione in rete persistente.

Una connessione persistente e la mobilità sono sostanzialmente dei pre-requisiti per l'IoT.

Ma su questi prerequisiti si appoggia una delle principali tecnologie "abilitanti" l'IoT, cioè il Cloud Computing. Attraverso il Cloud, dati e servizi vengono spostati e concentrati su provider esterni. Lo SmOb lavora "leggero" e la GUI può essere meglio tarata sulla User Experience.

Un altro elemento rilevante, tipico del mondo Web 3.0 (così come il cloud e il mobile) sono i Big Data, che sono alimentati da tutte le interazioni digitali prodotte da milioni di utenti (ricerche online, transazioni e-commerce, interazioni social, uso di dispositivi mobili, GPS, banche dati di varia natura e altro ancora ), aggregati in grandi volumi strutturati e destrutturati.

I Big Data richiedono grande potenza di calcolo ai fini dell'analisi, predizione e deduzione di informazioni specifiche e "contestualizzate" in grado di alimentare l'IoT.

Ora immaginate di avere una centralina metereologica fuori dalla vostra casa, che invia dati in tempo reale al climatizzatore della vostra serra. Il climatizzatore regola temperatura, umidità e ventilazione in base ad un software che può acquisire dati da diversi sorgenti.

Ad esempio, da una App sul vostro smartphone che vi consente di intervenire da remoto, se necessario, sui livelli di temperatura, umidità e ventilazione, variando le impostazioni programmate.

Ma anche da un servizio metereologico relativo al vostro distretto geografico, in  modo da personalizzare e "contestualizzare" le previsioni metereologiche e confrontarle con i dati, in tempo reale, registrati dalla vostra centralina "locale".

I dati coinvolti in questo sistema sono memorizzati sia sul vostro hard disk locale che su un account in cloud, in modo che voi possiate analizzarli anche se siete lontani dalla serra, attraverso una connessione mobile.

Inoltre, questa massa di dati, insieme ad altri dati provenienti dalle serre di altri coltivatori, contribuisce ad alimentare un sistema di Big Data dal quale si traggono indicazioni statistiche sulla produttività di tali impianti.

Vi sembra così futuristico?

Dovremmo aggiungere altri elementi avanzati, quali:

- le Weareable Technologies e la Realtà Aumentata, come supporti di ibridazione fra reale e digitale, in grado di arricchire la realtà con uno strato di contenuti digitali contestuali e personalizzati

- i Sistemi Esperti, che si basano su un insieme di tecniche e principi (Web semantico, Data Mining, Intelligenza Artificiale,...) al fine di comprendere il senso delle ricerche degli utenti e di dedurre le risposte e/o di formulare previsioni analizzando dati secondo criteri statistici e/o semantici.

Il pattern teconologico su cui si istanzia l'IoT non si esaurisce in queste brevi note, che ne indicano solo gli elementi principali.

Se volete accedere ad una trattazione più estesa, potete far riferimento a diverse risorse, tra le quali:
Ma se parliamo di IoT in questo blog, significa che ci stiamo ponendo una prima domanda basilare:

Ci interessa capire quale potrà essere l'impatto dell'IoT sulla nostra professione?

E a questa domanda potremmo, banalmente e cautamente, limitarci a rispondere SI.

Ma appena diciamo un SI, iniziano i guai perchè ad un SI segue di solito un PERCHE' o volendo essere più precisi, in questo caso:

In che modo la diffusione dell'IoT potrebbe coinvolgere il lavoro del Comunicatore Tecnico?

E qui ritorniamo al mio interesse e all'attività di ricerca che porto avanti da un po' di tempo su certi argomenti.

A Bologna nel 2013, in occasione del decennale della COM&TEC, avevo parlato di un nuovo paradigma basato sull'idea che devono essere "le informazioni a cercare gli utenti" e a tale scopo avevo portato come esempio applicativo gli Help on Line contestuali (Context Sensitive Help, CSH) integrati nelle applicazioni software.

Tale paradigma si propone come alternativa rispetto al "vecchio" paradigma in cui sono "gli utenti che cercano le informazioni", incarnato dai tradizionali libri/manuali gerarchici e sequenziali.

Questa tesi, che ho riproposto anche alla conferenza di Aix-en-Provence, trova ulteriore conforto, a mio avviso, proprio quando iniziamo a ragionare sull'IoT.

Nell'IoT le macchine ricevono info dall'ambiente circostante e da altre macchine collegate in rete. Tali informazioni vengono elaborate e producono effetti sull'ambiente, nel senso che la macchina è "soggetto attivo" quando eroga informazioni e le eroga in base a diversi fattori quali:

- l'operazione da fare
- il profilo dell’utente utilizzatore
- le condizioni al contorno (quindi il contesto) che possono variare momento per momento
- altro?...

Ma non è finita qui.

La macchina si autoconfigura, magari sulla base di qualche evento ben definito e ci informa della variazione della configurazione.

La macchina va in autodiagnosi se c'è qualche problema ed è la macchina a segnalare all'utente la corretta procedura per la soluzione del problema ("informazione che cerca l'utente"), quindi non è più l'utente che deve andare a cercare sul libretto di istruzioni la sezione per il troubleshooting ("l'utente che cerca le informazioni").

Quando un pezzo della macchina ha esaurito N ore di funzionamento, limite oltre il quale sarebbe opportuno sostituirlo, è la macchina che avvisa della necessità di fare una manutenzione e magari indica anche:

- la procedura step-by-step per smontare il pezzo
- le eventuali procedure di manutenzione e/o sostituzione

E qui entra in gioco un concetto chiave, quello che Petra Dal Santo chiama "informazione azionabile".

Nel caso dell'CSH/HOL è l'utente che, in base al proprio contesto operativo, clicca su un pulsante e "aziona" l'informazione che gli serve in quel preciso punto.

Nel caso dell'IoT è la macchina che, sempre in base al contesto ad un insieme di criteri/eventi/condizioni PROPONE all'utente le informazioni giuste, cioè ATTIVA le informazioni necessarie all'interazione con l'utente.

Come potete vedere, sia che nel caso dell'CSH/HOL sia nel caso delle macchine che danno vita all'IoT, il paradigma più utile è quello in cui sono le informazioni che vanno a cercare l'utente (InfoSeekU).

Se avete avuto la pazienza di seguirmi, avete già capito che la risposta alla domanda di partenza è dietro l'angolo!

Chi si occuperà di costruire la logica e l'ingegneria delle informazioni azionabili?

Io ipotizzo che questo compito toccherà ai Comunicatori Tecnici, in barba ai catastrofisti che prefigurano sventure in un mondo "dominato" dalle macchine.

Perchè le macchine saranno sempre più presenti, efficenti, utili e magari cancelleranno anche posti di lavoro... ma ancora non producono idee proprie.

Al prossimo post, per rafforzare la mia convinzione... e spero anche la vostra!

:-) Leggi questo articolo...

lunedì 5 gennaio 2015

I contenuti strutturati non possono risolvere ogni problema... qualcosa dovete farlo anche voi!

Mi sono imbattuto in un bel post di  Joe Pairman che condensa con grande efficacia i migliori 5 motivi che giustificano la produzione di contenuti strutturati.

Sono totalmente allineato con Joe.

Tuttavia, come dico sempre, non bisogna legarsi ciecamente a teorie, standard e tecnologie come se fossero, di per se stesse, la soluzione dei nostri problemi.

Si può adottare una splendida metodologia, usando il miglior CMS presente sul mercato, modularizzando efficacemente tutti i contenuti ma tutto questo potrebbe non impedirvi di scrivere della pessima documentazione tecnica.

Un esempio?

Immaginate un'avvertenza di sicurezza imprecisa, che non utilizza i pittogrammi e i cromatismi previsti per questo tipo di informazioni e non risulta conforme agli standard di sicurezza e alle normative del settore d'applicazione.

Magari l'avete definita e racchiusa in un topic.

Magari l'avete taggata, cioè contraddistinta con un meta-dato finalizzato a filtrare/selezionare quel topic per inserirlo in un certo documento.

Magari state realizzando i vostri topic attraverso una metodologia standardizzata (ad esempio, DITA).

Magari questi topic sono governati attraverso un CMS XML-based, in cui sono disponibili tutte le funzionalità più desiderabili che possiate immaginare.

E magari attraverso questo CMS potete produrre diversi tipi di output (PDF, ePUB, HTML...)

MA TUTTO QUESTO... non cambia la natura profonda delle cose...
perchè la vostra avvertenza di sicurezza rimane, fondamentalmente, IMPRECISA e NON CONFORME alle normative.

In parole povere... E' SCRITTA MALE... e nessun CMS e nemmeno DITA vi salveranno dal fatto che state scrivendo una pessima avvertenza di sicurezza!

Ma questo significa anche che "il fattore umano" è sempre il più importante... e questo è comunque molto consolante!

:-)


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sabato 3 gennaio 2015

IoT: una nuova frontiera per la Comunicazione Tecnica (parte prima)

Anno nuovo, idee nuove.

Come sapete, di solito mi piace seguire più di un filone. A volte i filoni si interrompono e poi magari li riprendo... del resto... il blog è il mio... e faccio quello che voglio!

Oggi si parla di "Internet delle Cose" (Internet of Things, IoT).

E' una tematica alla quale mi interesso da quasi un anno e non sono di certo un esperto, ma mi interessa capire in che modo i principi e le regole della Comunicazione Tecnica potranno integrarsi e contribuire allo sviluppo dell'interazione fra l'uomo e le macchine nell'ambito dell'IoT.

Volendo introdurre l'argomento, potremmo dire che all'inizio fu la Domotica, una disciplina che prometteva di integrare nell'ambiente della nostra casa e, più in generale, negli ambienti antropizzati, una serie di "funzioni intelligenti" (sicurezza perimetrale dell'edificio, climatizzazione, ottimizzazione dei consumi energetici) affidata a meccanismi diversi ma destinati ad integrarsi sempre più efficacemente.

Molto prima della Domotica, in ambito industriale, le discipline del Telerilevamento e del Telecontrollo avevano già sviluppato moltissime soluzioni per la misurazione di grandezze fisiche che andavano ad alimentare meccanismi attuatori di vario genere (esempio classico: lettura del livello di un galleggiante e conseguente apertura automatica di un rubinetto per riempire un serbatoio).

Tutte queste tecniche hanno rappresentato un background molto utile quando, con lo sviluppo e la diffusione di Internet, si è iniziato a pensare che le macchine potessero essere raggiunte e governate attraverso il Web e potessero comunicare tra di loro in diverse modalità.

Secondo McEwen e Cassimally per IoT va inteso il connubio fra:

• oggetto fisico
• sensori e attuatori inseriti nell’oggetto
• connessione via internet dell’oggetto a un servizio web ed eventualmente ad altri oggetti e/o utenti.

Attraverso i sensori gli oggetti raccolgono una serie di su grandezze misurabili (movimento, luce, temperatura, umidità, suoni, vibrazioni, ecc.)

Gli attuatori permettono invece  all’oggetto di agire sul mondo esterno.

Internet aggiunge all’oggetto la dimensione della comunicazione e dell’intelligenza, intesa nel senso di poter correlare/miscelare/confrontare informazioni diverse da diversi tipi di sorgenti/sensori.

Ovviamente, a questa prima definizione dobbiamo affiancare una serie di concetti quali:

- l'ecosistema tecnologico su cui si "appoggia" l'IoT
- gli ambiti applicativi
- le criticità

... per poter definire meglio, anche dal punto di vista del Comunicatore Tecnico, quale sarà l'impatto di questa evoluzione.

Tenete presente che tutto questo non è "futurologia" , è qualcosa che già esiste e la sua diffusione su larga scala è "dietro l'angolo", come potrete intuire dal grafico seguente:


Di questo ed altro si parlerà a Bologna il 27 Gennaio 2015, nell'ambito di un'iniziativa organizzata da COM&TEC.

Ma nei prossimi giorni, ne parleremo ancora.

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martedì 30 dicembre 2014

Un anno intenso alle spalle... ma il prossimo è sempre il più importante: buon 2015 a tutti!

"Un pessimista vede la difficoltà in ogni opportunità... un ottimista vede l'opportunità in ogni difficoltà...".

Non è mia, è di W. Churchill, ma è verissima.

Il mio 2014 è stato intensissimo e positivo, francamente non avrei creduto di poter gestire certi livelli di stress ma forse ognuno di noi dispone di risorse insospettabili, a cui diamo fondo solo e soltanto quando  pensiamo di aver già esaurito ogni energia "ordinaria".

Quando mi alleno, mi diverto di più e spingo più forte quando la pendenza della strada aumenta; si vede che sono proprio costruito in un modo insano.


Però ogni tanto bisogna ricaricare le batterie, mollare e staccare per incamerare nuove energie.

E infatti quest'anno non vi ho fatto nemmeno gli auguri di Natale, perchè per 4-5 giorni non ho proprio aperto il notebook.

E allora adesso recupero e vi auguro un 2015 di salute, lavoro e serenità, dove possiate lottare ogni giorno per realizzare i vostri progetti.

E i miei progetti? Più di uno e continuerò a raccontarveli in questo spazio.

Anche quest'anno il blog ha avuto grandi numeri, con più di 1000 visitatori al mese (in media), anche se ho avuto meno tempo del solito da dedicargli.

Ma l'anno prossimo faremo meglio... perchè la partita più bella da giocare è sempre la prossima!
:-)

BUON 2015 a tutti! Leggi questo articolo...

domenica 14 dicembre 2014

Italiano Tecnico Semplificato: ITS®

di Gianni Angelini.

Scrivere bene... non basta per il “manuale perfetto”, ma è il primo passo.

Cosa serve per scrivere una buona documentazione tecnica?

L'argomento non è certo nuovo e le risposte abbondano.



Se guardiamo ai nostri colleghi americani, ma anche ai tedeschi, più vicini a noi, salta però all'occhio una differenza fondamentale rispetto alla generale situazione italiana: in quegli ambienti professionali si è affermata da tempo l'idea che anche la scrittura tecnica debba rispondere a metodi ben precisi.

Certo, anche noi comunicatori tecnici italiani sappiamo che... "bisogna essere chiari", "scrivere un manuale di istruzioni non è come scrivere un romanzo", magari "meglio non usare il gerundio"...

Ma cosa ci manca veramente per fare il salto di qualità e avvicinarci ai migliori standard dei paesi più avanzati nella nostra professione?

L'Associazione italiana di comunicazione tecnica (COM&TEC) si è posta questa domanda e la risposta è il progetto dell'Italiano Tecnico Semplificato (ITS®), nato nel 2013 e vicino alla prima
edizione pubblica.


Non siamo i soli. Almeno una grande azienda italiana lavora da tempo a questo tema, ed ha creato un suo sistema per riutilizzare frasi standard ottimizzate nella redazione dei manuali.

Il progetto di COM&TEC ha però caratteristiche completamente diverse, perché nasce direttamente dall'esperienza dei comunicatori tecnici e punta a fornire uno strumento pratico di lavoro per tutti i colleghi.

L'idea alla base del progetto è nata pensando al Simplified Technical English, che da tempo offre un modello molto interessante e complesso di linguaggio controllato per la comunicazione tecnica.

Rispetto a questo modello, ci siamo dati un obbiettivo più modesto, in base alle nostre forze, ma con in mente anzitutto l'efficacia pratica del progetto per la realtà professionale italiana.

Abbiamo perciò formato un gruppo di lavoro composto da comunicatori tecnici (redattori e traduttori), che rappresentano due punti di vista che si completano a vicenda:
  • il punto di vista dei redattori, che vorrebbero scrivere manuali chiari e non ambigui, con testi corretti ed efficaci;
  • il punto di vista dei traduttori, che si aspettano testi in italiano ben strutturati, perché questo è essenziale per tradurli bene.
Il cuore del progetto è costituito da una lista ragionata di regole.

Le regole riguardano la costruzione delle frasi, l'uso delle forme verbali e, più in generale, l'uso delle parole. Ci sono cose come:
  • seguire l'ordine soggetto-verbo-oggetto;
  • usare i verbi in forma attiva;
  • indicare un oggetto specifico sempre con lo stesso nome;
  • ecc...
Come è evidente a chiunque si intenda un po' di linguaggio, non è certo possibile scrivere regole troppo rigide. Il linguaggio è per natura multiforme e la redazione dei testi ha bisogno di un po' di elasticità.

Per questo, molte norme sono studiate nella forma di "consigli", che lasciano aperta la possibilità alle prevedibili eccezioni richieste dalla lingua italiana.

Insomma, l'ITS non vuole essere una cosa complicata, che fa perdere tempo e richiede troppo sforzo per applicarlo davvero nel lavoro di tutti i giorni. Le regole sono accompagnate da diversi esempi di testi prima e dopo il "restyling", in modo che sia immediato l'effetto dell'applicazione delle regole e sia facile ricordarle.

Oltre alle regole, abbiamo pensato di aggiungere qualche altro "aiuto": per esempio, criteri razionali nell'uso delle parole ambigue, a vantaggio della chiarezza ma anche per aiutare la traduzione assistita, e qualche indicazione su parole “vietate”, nel senso che, pur essendo frequenti nell'uso comune, è  meglio evitarle del tutto nel linguaggio tecnico, perché inutili.

Il progetto ITS sta coinvolgendo diversi soci di COM&TEC, che contribuiscono con la propria esperienza diretta.

Per tutelare i risultati del loro lavoro, a beneficio dell'intera categoria, l'associazione ha deciso di registrare il marchio ITS®. Questa mossa ha recentemente creato un po' di scompiglio nel (piccolo!) ambiente della comunicazione tecnica italiana. Qualcuno sta già tentando di sfruttare la situazione a proprio vantaggio, rilanciando il nome "Italiano tecnico semplificato" come proprio.

Al di là dell'evidente violazione dei diritti di COM&TEC, questo la dice comunque lunga sul fatto che il nostro ambiente professionale sia ormai maturo per introdurre metodi e regole su questi aspetti "di base" del nostro lavoro.

Da parte di COM&TEC non possiamo quindi che sentirci lusingati da queste, seppur improprie, attenzioni al nostro progetto.

 La nostra speranza è che l'ITS, una volta reso pubblico, sia davvero d'aiuto alla comunità dei colleghi comunicatori tecnici, e faccia avanzare di un passo la nostra comune professionalità.

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lunedì 8 dicembre 2014

Un nuovo ospite in Open Blog: Gianni Angelini

Vi ho già parlato di Gianni Angelini in relazione al suo libro, "Il comunicatore tecnico".

Gianni nasce a Bellaria-Igea Marina (RN), nel 1969. 
Ha una formazione culturale umanistica, avendo fatto prima il Liceo Classico e poi Lettere Classiche, con una tesi in Filologia Greca.

Dopo l'Università, asseconda il suo interesse per le nuove tecnologie e segue  un master dell'Università di Firenze in Linguaggi per il Multimedia, poi un corso di programmazione per siti web (in PHP).
Per qualche anno lavora come programmatore di siti web e occasionalmente inizia a revisionare manuali software.

Queste prime esperienze di redazione tecnica sono il primo passo verso la professione di  Comunicatore Tecnico, ma la svolta si materializza con l'assunzione in Tanner, facilitata anche dal fatto che tra tutti gli aspiranti che avevano inviato il CV, Gianni era l'unico iscritto alla COM&TEC.

Dal 2011 lavora in Siemens Building Technologies, a Milano, e si occupa di manuali software. Fa parte del Direttivo di COM&TEC e per l'associazione si occupa di animare il gruppo Linkedin e di attività di promozione (sito web e gestione della newsletter).

Anche se io sono un ingegnere e quindi ho una formazione intrinsecamente tecnica, con Gianni ho in comune alcune cose, tra cui l'idea che sia necessario creare anche in Italia percorsi di formazione per i giovani redattori tecnici. 

La definizione di un percorso di formazione sarebbe un passo fondamentale per arrivare al riconoscimento della professione del Comunicatore Tecnico, come emerse da un'intervista che rilasciai proprio a Gianni alla fine del 2013.

Gianni è inoltre il curatore del progetto Italiano Tecnico Semplificato che ha visto la luce in seno a COM&TEC, con la partecipazione attiva di altri soci.

Ma questa è un'altra storia e sarà Gianni a raccontarla.
Stay tuned!
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mercoledì 3 dicembre 2014

Direttiva Macchine, manualistica e norme: una bussola, please!

Il 25 Novembre ero a Bologna per uno degli eventi più interessanti organizzati da COM&TEC negli ultimi anni.

L'Avv. Oddo e l'Ing. Fondacci, coadiuvati dall'Avv. Gabriele, hanno affrontato il tema: Aspetti comunicativi e legali del manuale di istruzioni.

In base alla loro esperienza più che decennale nei contenziosi penali/civili relativi ad incidenti sul lavoro che coinvolgono delle macchine, hanno delineato gli elementi salienti di una tematica molto complessa e spesso fraintesa proprio da coloro che avrebbero maggior interesse a padroneggiarla, cioè i costruttori di macchine e i comunicatori tecnici che realizzano i manuali relativi alle macchine medesime.



Come ho già scritto nel post di presentazione dell'iniziativa, a fronte di un incidente sul lavoro, magari mortale, se nell'incidente è coinvolta una macchina, il Giudice potrà richiedere una perizia relativa alla documentazione che accompagna la macchina.

Questo atto coinvolge direttamente il costruttore della macchina e il redattore della manualistica relativa, con gradi di responsabilità che vengono stabiliti dal Giudice sulla base della normativa e degli accertamenti specifici.

L’Avv. Oddo ha chiaramente sottolineato che la qualità della documentazione che accompagna la macchina può essere un elemento decisivo, in grado di cambiare il convincimento del giudice che deve valutare i fatti.  In quest'ottica, il manuale deve essere redatto tenedo conto, prima di tutto, del quadro di riferimento dettato dalle normative, le quali definiscono quali siano i requisti essenziali della documentazione tecnica che accompagna la macchina.


Un manuale che non sia primariamente ispirato al rispetto delle indicazioni prescritte dalle normative, si trasforma spesso in un autogol per l'azienda che ha prodotto/commercializzato la macchina e, con diverse gradazioni di responsabilità, può toccare anche il redattore tecnico che lo ha realizzato.

Anche per un legale bravo ed esperto è difficile costruire una difesa basata sulla sabbia di una documentazione carente al limite dell'autolesionismo (come alcuni clamorosi esempi proposti durante il seminario hanno dimostrato).

Ovviamente non ho la pretesa di riassumere tutti gli elementi illustrati dai relatori, ma proverò a fare una breve lista dei messaggi principali che "mi sono arrivati" e hanno colpito la mia attenzione:

1 - la documentazione che eccompagna la macchina deve essere considerata parte integrante della macchina, come se fosse "un pezzo" della macchina stessa, alla stregua di una molla, di un pistone o di un pannello di controllo

2 - il punto di partenza per definire i contenuti della documentazione di accompagnamento di una macchina deve essere la Direttiva Macchine

3 - in particolare, i paragrafi 1.1.2, 1.7.3 e, soprattutto, 1.7.4 sono i punti di riferimento dai quali partire per definire l'impianto di base di un buon manuale

4 - insieme alla Direttiva Macchina possono essere prese in considerazione un insieme di altre norme, che possono essere adottate volontariamente, le quali pur non determinando alcun obbligo cogente, forniscono delle linee guida aggiuntive/complementari che contribuiscono a rendere più efficace la manualistica che accompagna la macchina. Fra queste norme, le seguenti:

•    UNI EN ISO 12001:2009
•    ISO 7000
•    IEC 82079-1:2012

...sono state più volte richiamate come norme che possono aiutare a risolvere diverse questioni inerenti alla buona organizzazione dei contenuti.

5 - Sebbene si debba fare di tutto per abbattere i rischi derivanti dall'interazione uomo/macchina, il "rischio zero" è un'illusione. La redazione di manualistica utile agli utenti che devono usare le macchine ma anche alle aziende, nel caso si debbano difendere in giudizio a seguito di un contenzioso, è un'attività difficile, che richiede alti livelli di competenza, esperienza e formazione continua.

Solo questi 5 punti, se dispiegati in tutta la loro potenza informativa e concettuale, potrebbero occupare un corso universitario di un'ipotetico Corso di Laurea in Comunicazione Tecnica.
Attendiamo da tempo che una qualsiasi e lungimirante Università italiana, magari fornita di risorse e cognizione di causa, si adoperi per colmare un vuoto che da anni, dalla piccola ridotta di questo blog, vado denunciando (e in buona compagnia, visto che il tema della formazione brucia sulla pelle di tanti colleghi con i quali mi sono confrontato negli ultimi anni).

Ma già mi accontenterei che un corso del genere venisse ospitato in una più tradizonale Facoltà di Ingegneria.

L’esperienza mi dice che più le normative sono cogenti e più possono stimolare una crescita culturale e tecnologica in grado di "creare" dal nulla nuovi mercati.

Nella mia vita precedente ero un esperto di crittografia e firma digitale: se oggi usiamo la PEC, se si sta affermando la Conservazione Sostitutiva (che sta abbattendo i consumi di carta in ogni attività della pubblica ammnistrazione), se la Fatturazione Elettronica ci aiuterà a snellire i processi di pagamento e abbattere l'evasione/elusione fiscale e altro ancora, lo dobbiamo anche ad una legge della fine del secolo scorso, nota come Legge Bassanini 59/97, che ha fornto la base per la nascita di un mercato e di un insieme di tecnologie che oggi ci consentono tutto questo.

Fra il 2001 ed il 2005 ero nel mainstream di questa evoluzione e ho toccato con mano cosa significa adottare buone normative che poi portano a sviluppare tecnologie e  buone pratiche professionali, a fronte di sanzioni non banali per chi non si adegua o pena l'impossibilità di operare sul mercato, se non attraverso l'adozione di tali standard.

Spero che lo stesso possa avvenire nel campo della Comunicazione Tecnica, sebbene il quadro tracciato dall'Avv. Oddo non sia stato indulgente nel fotografare la realtà attuale.

Troppo manuali sono ancora lontani dagli standard minimi che sarebbe necessario adottare.
Troppi "attori" di questo processo hanno ancora le idee poco chiare e faticano a trovare  la sintesi tra numerose prescrizioni, che spesso tendono ad andare in sovrapposizione o che in alcuni casi debbono necessariamente integrarsi per motivi/settori/contesti specifici.


Ecco perchè ci servirebbe una "bussola" e queste iniziative servono a fornire delle linee guida minimali per provvedere a tale necessità di orientamento.

Confidente nel mio goliardico motto ("Dallo e dallo... si piega anco lo metallo!") continuo ad insistere su questi temi, confortato da iniziative come quelle di COM&TEC che presumo/spero debbano avere un seguito, anche perchè per quanto brillanti e preparati fossero i relatori, la materia è talmente densa che in una sola giornata si è potuto solo avere una "visione" generale della metodologia di base da intraprendere.

Ma una lunga marcia inizia sempre con un primo passo (non è roba mia, è di Mao Ze Dong, uno che di lunghe marce ne capiva...). Leggi questo articolo...

domenica 30 novembre 2014

Un libro di Gianni Angelini sulla Comunicazione Tecnica

Un giorno, dal blog di Luisa Carrada, vengo a sapere che il mio amico Gianni Angelini ha scritto un libro sulla nostra comune professione, intitolato "Il comunicatore tecnico" (Franco Angeli Editore).

Lo aggancio poco dopo su Skype per lamentarmi: "Ma come? Lo devo sapere da un post di Luisa che hai scritto un libro?".

Per farsi perdonare, Gianni mi ha inviato una copia ed ora si becca questa recensione tra capo e collo, così impara a fare le cose di nascosto!
:-)

A parte gli scherzi, un libro sulla Comunicazione Tecnica in lingua italiana è un evento che va celebrato.


E', di fatto, il primo libro in lingua italiana scritto dall'inizio di questo secolo (altre pubblicazioni poco note, citate da Gianni, risalgono agli anni '90 del secolo scorso).

E' un libro asciutto e leggero, 120 pagine di informazioni, zero fuffa, tutta sostanza, con una bellissima prefazione di Luisa Carrada.

Se qualcuno di voi è in cerca di un'enciclopedia sulla Comunicazione Tecnica, questo NON E' IL LIBRO GIUSTO (anche perchè racchiudere TUTTO quello che si potrebbe raccontare su questa professione IN SOLE 120 pagine, sarebbe una sfida irricevibile anche per un campione dell'ermetismo).

"Il comunicatore tecnico" è invece un libro che attraverso pochi tratti essenziali fornisce una specie di "mappa" utilissima, specie per coloro che avessero in mente di avvicinarsi per la prima volta a questo "territorio".

Tra i maggiori pregi del libro segnalo:

- il senso di modernità di fondo, a partire dal titolo (e sottolineata dalle risposte fornite da Ottavio Ricci, presidente di COM&TEC, nell'intervista rilasciata a Gianni e riportata nel Cap. 7), laddove finalmente si mette in soffitta il termine ormai obsoleto e semanticamente limitativo di "technical writer" (si, lo so, sul mio blog ancora campeggia questo termine, ma il blog nasce nel 2009)

- il Cap. 2, dove si affronta il tema a me molto caro della produzione "moderna" dei contenuti, basata su un approccio modularizzato che consente il riuso dei contenuti e la gestione di processi di pubblicazione multi-target/multi-channel

- il Cap. 3, relativo all'uso dei linguaggi controllati nella redazione della manualistica, uno dei temi più delicati anche per i professionisti più esperti del settore

- il Cap. 6, ove si inquadra in maniera efficace il tema della produzione di manuali per le macchine, che devono rispondere alle indicazioni di normative specifiche e cogenti, come la Direttiva Macchine

- il Cap. 7, che aiuta ad orientarsi alla professione nel contesto italiano

Ma la mia recensione non sarebbe seria se non indicasse anche i difetti che ho notato:

- nel Cap. 4, sono state dedicate solo 4-5 pagine alla documentazione per il software, un argomento che invece è forse l'area in più rapido sviluppo ed evoluzione, proprio perchè non è "ingabbiata" dai vincoli imposti da precise norme come quelle che insistono sulla produzione della documentazione per le macchine.

- manca un'indicazione sui parametri economici e retributivi della professione, che potevano dare un elemento di ulteriore efficacia a questa "mappa" (peraltro, tali informazioni sono facilemente reperibili nel mondo anglosassone, mentre nel contesto italiano sembra che certi dati siano sempre "avvolti nella nebbia")

Sottolineo che Gianni è il coordinatore di un'iniziativa nata e promossa in seno a COM&TEC (e che ha visto impegnati altri colleghi/soci COM&TEC), tesa a definire uno standard di Italiano Tecnico Semplificato, che ad oggi è un marchio registrato (Cap. 3).

Non aggiungo ulteriori dettagli, perchè vi sto preparando una sorpresa.

Spero che il libro di Gianni abbia successo e sia solo il primo, che altri ne possano seguire, magari anche di altri colleghi.

Abbiamo bisogno di condividere idee e far crescere la cultura professionale nel nostro settore.
Questo blog nacque ANCHE per perseguire questo scopo.

Se ognuno rimane nella sua trincea, a difendere un metro quadrato di terra che non serve a nulla, perdiamo. Se invece facciamo circolare idee, soluzioni e progetti, allora possiamo crescere tutti.

Gianni mi ha fatto la cortesia di citarmi nel suo libro, alla stregua di altri e più importanti riferimenti, come Petra e Vilma.

Allora vuol dire che in questi anni di blog qualcosa di buono devo averlo combinato anche io e spero di continuare su questa strada.


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