martedì 11 agosto 2015

Smart documentation... siamo pronti?

Ad oggi l'Internet of Things (IoT) è un argomento che, per molti, appartiene ancora all'area delle "grandi promesse tecnologiche", dove i grandi gruppi industriali si sfidano sul ring del R&D, mentre le "applicazioni reali" e relativi ricavi ancora non appaiono così incisivi nei bilanci della aziende.

Eppure, non troverete nessuno disposto ad affermare che questa non sia "Il Futuro" nel quale ci muoveremo tutti.



In aggiunta al post precedente e agli articoli che vi ho già proposto nel mese di Gennaio, se volete un ulteriore conferma potete leggere "Smart factories require smart documentation"di Alexander Hoffmann, pubblicato nel numero di Agosto di TCWorld.

Di seguito, provo a cogliere alcuni degli spunti più significativi proposti da Hoffmann (per la lettura integrale, vi rimando alla fonte sopracitata).

"The Internet of Things is growing exponentially: according to research firm Gartner, 26 billion Things will be connected by 2020. The number of laptops, tablets, and smartphones will only reach seven billion by 2020. In comparison: according to the United Nations, the world population is estimated to rise to eight billion by 2020."

Questo dato serve per inquadrare la questione: la domanda non è "Tutto questo ci riguarda?", ma bensì "Quando tutto questo modificherà il nostro modo di lavorare?".

Il primo punto che Hoffmann focalizza è il seguente:

"Every “Thing” in the Internet of Things is uniquely identifiable. And, with the knowledge of its environment, we can also identify who is using it, how the device is being used and where the user is encountering problems. This enables us to provide the user with the right information at the right moment."

Ecco una delle tematiche che avete spesso avuto modi di leggere in questo blog: le informazioni non saranno più "cercate dagli utenti", ma dovranno essere loro proposte in base al contesto e/o all'evento e/o al compito che l'utente deve gestire in quel momento.

"Although every “Thing” on the Internet of Things is uniquely identifiable, the information for that product must be addressable too. Every product variant consists of different information modules that can be combined in many ways. To manage the incoming information overload, data must be classified and structured".

Nell'IoE (Internet of Everything) le informazioni dovranno essere caratterizzate da alcuni attributi:
  • indirizzabili
  • attivabili
  • modulari
  • componibili
Non darei per scontato che dovranno essere rappresentabili da una struttura gerarchica XML-based, ma indipendentemente dalla tecnologia in gioco per la loro strutturazione, dovranno essere "pezzi riusabili", modulari.

Ecco perché la scrittura "tradizionale", monolitica, i vecchi manuali sequenziali, andranno a finire nei musei o saranno solo un effetto collaterale, un modo complementare di formattare le informazioni, magari per avere un backup, un "nice to have", ma non saranno mai più al centro dei nostri pensieri.

"Traditional document-based writing is becoming less common and will eventually disappear altogether."

Un altro punto importante, rispetto al quale mi ritrovo allineato con Hoffmann, è il seguente:

"Information is not only needed by humans, but also by machines in smart factories. This is why technical writers are turning into information managers. They must ensure that they can provide the right information at the right time for man or machine. In ever-faster maintenance cycles, a service technician will need the right information at the right time in the event of damage in order to repair the damage to the machine. Both man and machine will require modularized and structured technical documentation."

Il Comunicatore Tecnico dovrà usare un CCMS per organizzare le informazioni secondo i principi e gli attributi sopraindicati e dovrà andare oltre il confine tradizionale del "redattore tecnico", dovrà diventare un Content Strategist, un vero e proprio manager e progettista delle informazioni, della loro struttura e della loro dinamica di utilizzazione.

Modularizzazione e strutturazione dei contenuti, approccio multi-canale, multi-destinatario, multi-lingua, automazione e interoperabilità: tutto questo sarà (se non lo è già ora) il "nostro pane quotidiano".

Vi lascio il piacere di scoprire la parte finale dell'articolo di Hoffmann, ricco di dati molto interessanti inerenti alla Germania.

In particolare, viene segnalato un progetto molto interessante, che spero di aver modo di approfondire meglio: il Cyber System Connector.

"The CSC provides an interface for each integrated system component of the machine or plant. This provides a virtual image that is always identical to the actual plant. Any change to the machine will update the virtual representation and also the technical documentation.
The virtual machine may include information such as process flowcharts, control logics, schematics, 3D models, factory and plant layout, operating instructions or risk assessments.
In addition to the legally required physical documentation, all information is provided in the form of decentralized virtual images distributed over the entire system that are combined into a common virtual image. This allows the derivation of situation- and needs-based documentation information for the user, which remains up-to-date throughout the entire product lifecycle."

Dalla descrizione fornita sembra un'idea veramente affascinante, ma non ho ad ora dati sufficienti per poter esprimere un commento sensato.

Di certo questo articolo conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, che il nostro ruolo non sarà affatto defilato o sminuito nel IoT/IoE.

Quanto impiegheremo per raggiungere la linea dell'orizzonte? 2, 3 o 5 anni? Non lo so, ma la linea è davanti a noi e la toccheremo con le mani.
 
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sabato 8 agosto 2015

Comunicazione Tecnica e IoT: il futuro dietro l'angolo

A Gennaio vi ho proposto un thread di articoli in cui illustravo la mia opinione sul ruolo che potranno avere i Comunicatori Tecnici nell'epoca dell'Internet of Things (IoT).

Nel numero di Marzo di Intercom, nell'ambito di un articolo sull'IoT, mi sono imbattuto in un intervento di Ray Gallon, un collega con molti anni di esperienza nel campo della Com Tec in diverse grandi aziende (IBM, Alcatel, General Elecric Health Care)  ed ex presidente di STC France.

Ray è un punto di riferimento per la nostra professione e sostiene delle tesi molto simili alle mie.

Vi riporto integralmente la parte iniziale e quella finale dell'articolo:

"The first thing one might think is that with machines talking directly to one another, there’s no need to explain anything. But even on the most primary level, all these machines need to be told what to communicate to each other, what to do when certain conditions are met, and whom to notify. The content economy that the IoT produces will certainly require people with the ability not only to analyze Big Data, but to communicate the analysis to executives, governments, and other society leaders, as well as to the general public. Technical communicators will see their roles expand, as they become interpreters of data or work with interpreters of data to communicate what it all means."

Nella prima parte Ray si riferisce a quello che io indico come la "strutturazione dei contenuti IoT", che richiede:

  • standardizzazione delle informazioni e riuso dei contenuti
  • informazioni in formati interoperabili, adatti a diversi ambienti/sistemi operativi/canali
  • realizzare contenuti modulari, riusabili e "miscelabili" in base a diversi criteri "d'azione" (task driven, context driven, event driven) da proporre all'utente secondo il nuovo modello InfoSeekU ("informazione che cerca l'utente")

  • Nella seconda parte prefigura addirittura un nuovo spazio d'azione per i comunicatori tecnici, che ribadisce nella parte finale:

    "The Internet of Things will be able to create human microclimates, social gathering spaces, or special labor market conditions. And technical communicators will be there showing people how to make sense of it all, and answering those difficult questions—to use the services and data available to us to improve our lives."

    Vi segnalo questo intervento di Ray perché troppo spesso mi capita di ascoltare previsioni strampalate sul futuro di questa nostra professione (e anche di altre professioni tecnologiche) che dovrebbero essere soppiantate in un mondo "dominato dalle macchine".

    State sereni, le macchine "intelligenti" non esisteranno mai, ma ci sono già tante macchine affascinanti e sofisticate, ricche di funzionalità utilissime, che noi dovremo continuare a "spiegare".

    E l'IoT (o meglio... IoE, cioè "Internet of Everything") sarà un nuovo "campo di gioco" per tutti noi.


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    domenica 28 giugno 2015

    Progettare un Help on Line: corso base e corso avanzato

    Il 25 ultimo scorso, a Bologna, nell'ambito delle attività di formazione promosse da COM&TEC, ho condotto un corso per la progettazione di un Help on Line (HOL).

    Nel corso ho fornito una serie di informazioni di base, tutte finalizzate ad affrontare una serie di problematiche che sempre intervengono quando ci si appresta a progettare un HOL.

    Se volete leggere un report sul corso, scritto da uno dei discenti, potete seguire questo link.

    Devo sinceramente ringraziare tutti i partecipanti, perché hanno veramente partecipato attivamente.

    L'organizzazione dei temi che ho proposto è diventata ben presto una solida traccia di riferimento ma continuamente arricchita da osservazioni e domande estremamente puntuali ed interessanti.

    Era la prima volta che in COM&TEC veniva proposto questo tema, che nel panorama della documentazione tecnica italiana sembra essere ancora un tema di nicchia, mentre la logica e lo scopo della progettazione di documentazione in formato HTML è ormai il "pane e burro" di tanti colleghi, aldilà delle Alpi.

    Su questo tema ho scritto diversi articoli e in particolare vi ricordo:

    I modi, le forme, il senso e la nostra UEx: come cambia la Com. Tecnica

    Nuove tendenze nella pubblicazione dei contenuti (1^ e 2^ parte)
     
    Abbiamo bisogno di un Help?
     
    Dalla scrittura monolitica alla struttura modulare (5 articoli)
     
    Mentre il corso procedeva, stavo già pensando ad un corso avanzato, in grado di sintetizzare alcune tematiche sulla base di uno caso d'uso "realistico", costruito ad-hoc.
     
    Sarà impegnativo realizzarlo e renderlo fruibile nell'arco di una singola giornata di corso, ma ci sto già lavorando.
     
    Vi farò sapere.

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    martedì 2 giugno 2015

    Acquisto standard ISO-IEC 82079: sconto del 50% per i soci COM&TEC

    Questo lo potete considerare un post "di servizio" per informarvi di una bella opportunità.

    Per i soci COM&TEC esiste la possibilità di acquistare la norma ISO-IEC 82079-1:2012, con uno sconto del 50%.

    Per tutti i dettagli, potete andare sul sito COM&TEC.

    Perchè dovreste acquistare e conoscere questo standard?

    La 82079, pubblicata nel 2012, sostituisce la precedente EN 62079 e fornisce principi generali e le prescrizioni per la creazione e la formulazione di tutti i tipi di istruzioni che saranno necessarie o utili per prodotti di qualsiasi genere, che si tratti di un forno elettrico, di un software, di un barattolo di vernice o di un impianto industriale.

    L'uso della 82079 si sta rapidamente affermando in tutto il mondo, a partire dai grandi paesi manufatturieri (Cina, Germania, USA) e può rappresentare un importante e insostituibile "strumento di lavoro" per i produttori di beni e servizi, redattori/illustratori tecnici, progettisti di software, traduttori tecnici o altre persone impegnate nel lavoro di ideazione e redazione delle istruzioni.

    Ho scoperto in rete un agile decalogo pubblicato sul sito della Tanner, che può fornire un'introduzione efficace ai principi della 82079.

    Nei prossimi mesi tornerò sul tema, per alcuni approfondimenti di questa norma.

    Il post di servizio è finito.
    Ciao.
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    mercoledì 22 aprile 2015

    Nuovo Direttivo COM&TEC, nuovi progetti e il bisogno di imprimere un nuovo passo

    La scorsa settimana, Tiziana Sicilia è stata eletta all'unanimità Presidente della COME&TEC, l'associazione italiana dei professionisti della Comunicazione Tecnica.

    Tiziana prende il posto di Ottavio Ricci, che per diversi anni ha guidato l'associazione e sotto la cui cura si sono poste le basi per gli obiettivi che questo nuovo corso ha definito.

    Gran parte del direttivo è stato confermato, nelle figure di Alessandro Pratelli (Tesoriere), Gianni Angelini (Segretario) e Marco Mirri (Revisore).

    Ma ci sono stati due nuovi ingressi: Carlo Gardini, che affiancherà il Coordinamento.

    E poi il sottoscritto che ha ricevuto dai soci l'onore di essere eletto alla carica di Vice Presidente.

    Per me sarebbe stato già molto entrare a far parte del direttivo, per verificare se alcune mie idee che coltivavo da tempo potevano avere un senso, ai fini della crescita di COM&TEC.

    Ma francamente sono stato preso in contropiede dalla fiducia che i soci hanno riposto in me e spero
    di essere in grado di sostenere questo ruolo al meglio delle mie capacità.

    Avrò bisogno dell'aiuto di tutti e spero di dare una mano per centrare gli obiettivi del programma dettato da Tiziana Sicilia.

    Per tutti i dettagli, vi rimando al testo ufficiale del comunicato sul sito COM&TEC.

    L'obiettivo prioritario è  quello di far emergere la figura del Comunicatore Tecnico e la nostra professione in Italia, in armonia con le linee guida e gli orientamenti già in essere in Europa.

    E per farlo abbiamo bisogno delle energie e delle idee di tutti gli associati.

    Diamoci una mano, ci aspetta un bel traguardo.
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    lunedì 20 aprile 2015

    Una buona lista di libri sulla Comunicazione Tecnica.

    Come si inizia a fare il mestiere della Comunicazione Tecnica?

    In questi ultimi anni mi sono spesso sentito rivolgere questa domanda e ho provato a dare qualche indicazione, sulla base della mia esperienza.

    Leggere buoni libri è un bel punto di partenza.

    Da questo sito, potete prendere in esame una lista di 15 libri.

    Alcuni sono stati dei punti di riferimento anche per me, come:
    • Managing Your Documentation Projects; JoAnn Hackos
    • The Insider’s Guide to Technical Writing; Krista Van Laan
    ... con altri 3, presenti nella lista.

    Ovviamente una lista non è mai esaustiva, qualcosa rimane sempre fuori.

    Ad esempio, il libro di Mark Baker:
    Every Page is Page One...

    ...di cui vi ho già fatto cenno e che rappresenta, oggi, uno dei punti più avanzati e moderni nella teoria della Comunicazione Tecnica.

    Se non sapete da dove iniziare per capire i segreti di questa professione, potete provare a partire da questa lista.

    Buona lettura!

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    mercoledì 15 aprile 2015

    Un sondaggio proposto da TCeurope sulla nostra professione

    Se vi collegate a questo link, potete partecipare ad un sondaggio proposto da TCeurope.

    Questi sondaggi sono proposti periodicamente da diversi soggetti (siti web, associazioni di professionisti, enti pubblici) ma quasi sempre in lingua inglese.

    Questa volta invece possiamo partecipare ad un sondaggio proposto in lingua italiana, attraverso il quale potremmo contribuire a fornire una "fotografia" della situazione più specifica della realtà italiana.

    Sono richiesti non più di 10 minuti di attenzione, ma potremo dare un contributo per collezionare informazioni che aiutano a "prendere la mira" su temi sensibili per la nostra professione quali:

    - tecnologie e skills
    - aree professionali
    - compensi
    - altro ancora...

    Un ringraziamento a TCeurope e in particolare a Nolween Kerzreho, per l'iniziativa.

    I risultati verranno poi resi noti e sarà mia cura segnalarvi la loro pubblicazione.

    Collegatevi e partecipate!

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    domenica 22 marzo 2015

    Topic sizing: una riflessione a partire da un post di Mark Baker

    Una delle questioni che spesso ci poniamo nell’attività di modularizzazione dei contenuti riguarda “la granularità” di un topic, cioè la dimensione dell’unità informativa che stiamo costruendo.


    E’ possibile determinare la “giusta dimensione” di un topic o di un set di topic?

    E siamo certi che valga la pena investire le nostre energie in questa direzione?

    Queste sono le domande principali che si pone Mark Baker in uno dei post più interessanti che ho avuto modo di leggere ultimamente sul suo sito e al quale vi rimando per una lettura integrale.

    Di seguito, vi propongo invece la mia riflessione (le immagini, molto efficaci, le ho prese dal post di Mark).

    Idealmente, ci piacerebbe definire una situazione "standardizzata", che potesse andare bene per qualsiasi lettore.
    

    Ma di solito la realtà è diversa.

    Lettori diversi potrebbero desiderare diverse quantità di informazioni.

    Anche considerando un solo lettore, potremmo scoprire che tale lettore desidera quantità di informazioni diverse in tempi diversi.

    Se, ad esempio, devo installare una pompa di sollevamento nel mio giardino, devo sapere fondamentalmente solo 3 cose: come posizionare la pompa  (verticale/orizzonatle), come collegarla all’alimentazione elettrica, come collegarla al tubo di scarico.

    Ma dopo N ore di funzionamento, avrò anche bisogno di leggere le indicazioni per la manutenzione.

    Ecco un semplice esempio in cui il medesimo lettore (io), nel medesimo contesto,  avrà bisogno, in 2 momenti/eventi  diversi, per due task diversi, di due set informativi diversi.

    Questo è il senso di ciò che io intendo per un approccio context/event/task driven.

    Volendo generalizzare, le informazioni necessarie per i nostri scopi possono trovarsi in un unico contenitore o possono provenire da contenitori diversi

    
    La lettura è un viaggio di scoperta, e spesso quello che si scopre è che abbiamo bisogno di più informazioni di quanto ci potevamo aspettare.  Spesso, dobbiamo leggere molte informazioni prima di giungere al “nucleo” infomativo che risolve effettivamente il nostro problema

    Quello che Baker indica con il termine wayfinding è sostanzialmente diverso per ogni lettore ed è una combinazione unica:
    • di ciò che non sappiamo,
    • di ciò che stiamo cercando di fare
    • di ciò che non abbiamo capito dopo la prima lettura
    Volendolo visualizzare graficamente, forse ci piacerebbe che fosse fatto in questo modo:

    
    … ma in realtà, molto spesso, è fatto in questo modo:

    
    L’ultimo diagramma sembrerebbe implicare una buona chiave di lettura:  il focus non dovrebbe essere incentrato sulla ricerca di un corretto “topic-sizing” ma nel rendere il wayfinding del lettore attraverso le informazioni meno caotico e più semplice.

    Questa visione tende ad armonizzare la dicotomia tra navigazione e la lettura.

    Generalmente, la navigazione “tra i contenuti” è di competenza degli architetti dell’informazione mentre "la lettura dei contenuti" attiene al contenuto in quanto tale, che è di competenza dei redattori.

    Ma forse è ora di abbandonare l’idea di separare lettura e navigazione: sono attività integrate, navigo per trovare qualcosa che mi serve e in base a quello che trovo decido se navigare ulteriormente, cioè mi muovo attraverso “insiemi di contenuti”  utilizzando anche motori di ricerca e social media.

    Mark Baker usa un’espressione efficace, che potremmo tradurre “navigare seguendo gli indizi”… ed è esattamente quello che facciamo di solito.

    Quindi, più che lavorare sulla “dimensione dei topic” dovremmo iniziare a ragionare sul concetto di “unità di navigazione efficace”, cioè un set informativo “abbastanza grande” da ospitare “tutto quello che serve” o almeno provare a tendere  verso questo obiettivo.

    Ora provo a definire meglio quello che credo di aver capito del post di Mark,  dandone la mia interpretazione attraverso 3 soli concetti molto schematici:

    MOLTI TOPICS “PICCOLI” = INFORMAZIONE POLVERIZZATA che richiede  molti link di navigazione per “tenere insieme” i pezzi

    POCHI TOPICS “GRANDI”= navigazione ridotta  ma spesso l'informazione “efficace”  che serve al lettore è DISPERSA in un “volume” eccessivo

    NAVIGAZIONE EFFICACE = pochi  topics progettati  per essere “auto-consistenti” e “chiusi”, cioè della dimensione giusta per esprimere ognuno compiutamente un argomento/concetto,  ma pensati per essere “in relazione” tra loro, laddove la “relazione” si esprime:
    • nella “navigazione” tra i topic
    • nella “complementarità” tra i topic
    • nella  “sfericità” dei due elementi precedenti, che identificano lo spazio in cui il wayfinding dell'utente è efficace, cioè riesce a soddisfare il bisogno informativo variabile dell'utente (che varia in funzione di diversi fattori)
    Nel prossimo post proverò a fare un esempio pratico. Leggi questo articolo...

    venerdì 27 febbraio 2015

    I modi, le forme, il senso e la nostra User Experience: come cambia la Comunicazione Tecnica

    La digressione del mese di Gennaio sul'IoT a qualcuno di voi sarà sembrata una "vacanziera deviazione" rispetto alle tematiche che vi propongo da qualche anno.

    In realtà fa parte di un percorso di ricerca che, come tale, talvolta procede in modo lineare e talvolta fa dei salti o va a zig-zag.

    Anche io mi sono chiesto perchè ultimamente sono così orientato verso la "non linearità" e la risposta che mi sto dando è incentrata sul bisogno di sintetizzare qualcosa che arriva da diverse direzioni, apparentemente eterogenee, ma appunto, solo apparentemente.

    Sto leggendo il libro di Mark Baker "Every Page is Page One", in assoluto il libro più interessante sulla Comunicazione Tecnica che mi sia capitato di leggere negli ultimi anni.

    Mark, di cui peraltro vi avevo già parlato, in questo momento è uno dei più raffinati "teorici"  dell'evoluzione della Com Tech  e prossimamente proverò a proporvi anche alcune sintesi ragionate delle tematiche più intriganti che Mark ha proposto.

    Vi consiglio di praticare il suo libro ed il suo sito.

    Sto continuando a tenere d'occhio le tematiche dell'IoT.

    E sto continuando a ragionare sul paradigma "InfoSeekU", nickname del paradigma  Information that Seek the User (le informazioni che cercano l'utente), in modo che tenga conto di diversi elementi di base che possono contribuire a rendere "sferico" tale modello.

    La connettività "everywhere", il mobile web, le piattaforme social stanno cambiando radicalmente la nostra User Experience e stanno costingendo le aziende e le organizzazioni a ridefinire le loro logiche di gestione dei prodotti e dei servizi, il successo dei quali dipenderà sempre di più dalla capacità di di gestire e misurare le interazioni e la soddisfazione dei clienti.

    Questa evoluzione ha profonde implicazioni per i Comunicatori Tecnici.

    La documentazione di un prodotto/servizio, che tradizionalmente ricopriva un ruolo relegato alla fase post-vendita, ora entra in gioco in qualsiasi momento del ciclo di vita del prodotto/servizio.

    Questo significa che gli autori tecnici dovrebbero essere più coinvolti nei team interfunzionali che si occupano di User Experience.


    Inoltre, dato che la User Experience tende ad essere sempre più complessa, multi-canale, multi-language, multi-evento, segmentata per tipologia di cliente, mi viene da pensare che le metodolgie classiche per la gestione della documentazione modulare:
    • multi-target
    • multi-channel
    • multi-language
    • tagged for audience
    ... potrebbero venire utili anche in questo campo d'applicazione.

    Quindi... architetture di documentazione Bottom-Up, InfoSeekU, IoT, UX,... siamo sicuri che siano tematiche distinte?


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    mercoledì 14 gennaio 2015

    IoT: una nuova frontiera per la Comunicazione Tecnica (parte terza)

    Ripartiamo dal punto di chiusura del post precedente:

    Chi si occuperà di costruire la logica e l'ingegneria delle informazioni azionabili?

    Senza dubbio, questo compito toccherà ai Comunicatori Tecnici.

    Nell'IoT, il generico Smart Object "vive in rete" e interagisce "attivamente" con l'ambiente esterno, con altri SmOb e con gli esseri umani, comunicando verso l'esterno un vasto set di informazioni.

    Queste informazioni verranno attinte primariamente:
    • da un proprio database
    • da un'operazione di miscelazione tra le informazioni del proprio database e quelle che scaturiscono da diverse interazioni sopraindicate (vi ricordate l'esempio della serra nel post precedente?)
    In particolare, sarà necessario:
    • definire dei modelli di standardizzazione delle informazioni, che favoriscano il riuso dei contenuti
    • produre le informazioni in formati interoperabili, quindi adatti a diversi ambienti/sistemi operativi/canali, in modo che siano utilizzabili dalle applicazioni software eseguite dagli SmOb.
    • realizzare contenuti modulari, riusabili e "miscelabili" in base a diversi criteri "d'azione" (task driven, context driven, event driven) da proporre all'utente secondo il nuovo modello InfoSeekU ("informazione che cerca l'utente"), diverso dal collaudato approccio gerarchico-sequenziale del modello "utente che cerca l'informazione".
    Con quali armi affronteremo questa sfida?

    Molti sono gli aspetti che vanno ancora definiti nei dettagli, ma già da ora possiamo esser certi che alcuni standard aperti come l'XML ed i suoi diversi "dialetti" e alcuni approcci metodologici (ad esempio il Minimalismo) saranno particolramente adatti a questo scopo.

    Ed ora vi propongo alcune risorse, per iniziare a "curiosare".

    In primo luogo, come saranno definite e impacchettate le informazioni che daranno vita all'IoT?
    In XML o in qualche suo "dialetto" specializzato.

    Ma ci sono altre tecnologie, come JSON, che emergono e che vanno monitorate.

    Intanto, inizia a farsi strada un'espressione specifica: Information of Things.

    E stanno già emergendo annunci di lavoro specifci per figure di TW da inserire all'interno di di gruppi di lavoro IoT.

    E qui concludo questa trilogia di post finalizzati a presentare la mia visione in merito all'impatto che l'IoT avrà sulla nostra professione.

    Spero di avervi incuriosito e di avervi dato almeno gli elementi di partenza per approfondire l'argomento, e aspetto anche i vostri feedback per continuare a mia volta ad approfondirlo.

    A presto. Leggi questo articolo...