domenica 7 settembre 2014

In quanti modi comunichiamo? La Comunicazione Non Verbale (CNV)

Questo è un blog che si occupa di Comunicazione Tecnica (in senso stretto) e più di qualche volta allarga lo sguardo verso la Comunicazione Aziendale (basti ricordare la collezione di articoli sull'argomento White Paper o sugli Accordi di Riservatezza).

Ma in realtà ci sono molte diverse modalità di comunicazione che mettiamo in pratica attivamente o che subiamo passivamente, ogni giorno, nella nostra vita professionale/aziendale.

La Comunicazione Non Verbale (CNV) è una delle modalità di comunicazione più potenti di cui possiamo avvalerci.

Cosa vuole esattamente il mio capo, aldilà di quello che mi sta dicendo?

Come sta andando questo colloquio di lavoro, quali segnali mi sta inviando il mio interlocutore?

Le risposte che mi sta dando il mio collaboratore sono sincere o, in qualche modo, alcuni segni della sua CNV sono in contrasto con le sue parole?

Se una CNV "ostile" si accompagna a parole rassicuranti e discorsi di amicizia, devo stare in guardia?

Il prodotto che mi stanno vendendo sembra il miglior prodotto sul mercato, ma la CNV dell'addetto commerciale che ho di fronte potrebbe rivelarmi qualcosa di diveso?

Il bello della CNV è che raramente (o forse sarebbe meglio dire quasi mai) può essere "mediata" dalla razionalità, come avviene invece nel caso della comunicazione orale e scritta; quindi, la CNV è in qualche modo "più vera", "autentica" e può essere molto utile saperla decifrare ed interpretare.

Per questo motivo, vi segnalo il corso on-line Analisi delle Espressioni Facciali.


Il corso sarà condotto dalla Dott.ssa Jasna Legiša, che lavora presso la NeuroComScience (Park-Techno Area di Gorizia), insieme alla sua collaboratrice Dott.ssa Jessica Vascotto.

Il corso sarà strutturato in 4 video-lezioni interattive (2 ore per ogni video-lezione) con esercitazioni incentrate sulla tecnica FACS (Facial Action Coding System) di P. Ekman e W. Friesen.

Tenete presente che i principi della CNV e in particolare della tecnica FACS trovano ormai sempre più ampia applicazione in diverse aree/realtà quali:
  • ambito clinico/educativo
  • tecniche di vendita/negoziazione
  • gestione del colloquio di lavoro e selezione/riorganizzazione del personale
  • ambito forense e criminologia
  • validazione training
Vi consiglio di dargli un'occhiata, è raro trovare in rete occasioni di formazione di questo livello.

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domenica 24 agosto 2014

Ingegneria Documentale: intervista ad Antonio Murro

Oggi vi racconto la storia di Antonio Murro e della sua notevole idea di Ingegneria Documentale.

Ho conosciuto Antonio casualmente, su Linkedin, in un gruppo dei molti che frequento solitamente.

Antonio attualmente è il Direttore Tecnico della SiTiN s.r.l. - Sistemi e Tecnologie per l'Ingegneria Logistica - costituita nel 1992 nell’ambito del Gruppo Se.Te.L.

La SiTiN si occupa di progettare e sviluppare metodologie, tecnologie e servizi innovativi nello scenario dell’ICT applicata all'Ingegneria del Supporto Logistico.

Quando molti di noi ancora non sapevano nemmeno cosa fossero i "linguaggi taggati", Antonio, con i suoi collaboratori, già sviluppava soluzioni basate su SGML (Standard Generalized Markup Language - standard ISO 8879).

Tanto per capirci, l'attuale XML e tutti i suoi "dialetti" derivano direttamente da SGML; in particolare, XML nasce nel 1998 da una revisione dello standard SGML.

Sono certo che molti di coloro che stanno leggendo questo post, nel 1998 a stento masticavano un po' di HTML (HTML 2.0 è datato 1995).

In quegli anni, Antonio aveva già coniato il concetto di Ingegneria Documentale, una definizione geniale che riassume molte delle cose che io sto cercando di raccontare da almeno un paio d'anni, dentro e fuori da questo blog.

Ma soprattutto aveva già messo in campo soluzioni effettive, non mera teoria, per produrre documentazione tecnica applicando i principi della modularità e del riuso dei contenuti e della pubblicazione multi-target.

Infatti, in questi anni SiTiN ha prodotto sistemi documentali e manuali tecnici informatizzati rispondenti a standard/requisiti civili e militari, sia nel settore Trasporti che nel settore Difesa.

Una delle ultime fatiche di Antonio e del suo team è SGP Lite, un'applicazione innovativa che  può essere eseguita da un tablet (sistemi iOS, Android e Windows 8) e fornisce un'interessante soluzione di documentazione tecnica  che integra testi, immagini e animazioni 3D.

Questa App si basa su un DB documentale conforme ad S1000D, uno standard della famiglia XML molto diffuso in ambito militare ed aereonautico.

SGP Lite rappresenta plasticamente quello che sostengo ormai da tempo e di cui spesso ho parlato su questo blog e nelle conferenze di Bologna ed Aix en Provence, cioè un nuovo approccio alla realizzazione e all'uso della documentazione tecnica, ove il formato PDF non è più "il formato" della documentazione tecnica del futuro ma solo uno dei possibili formati di output e nemmeno il più comodo o interessante per gli utenti.

Immaginatevi su una piattaforma petrolifera o in un impianto militare, magari in situazioni di operatività non necessariamente comode o senza l'accesso alla rete.

Immaginate di avere un dispositivo leggero e comodo come un tablet dove potete consultare rapidamente SOLO LE INFORMAZIONI CHE VI SERVONO per realizzare un task di manutenzione, con un help online embedded e l'ausilio aggiuntivo di un'animazione 3D che illustra la sequenza di smontaggio di un particolare dispositivo, magari di una valvola idraulica, di un'antenna radar o di un sistema d'arma.

Immaginate di barattare tutto ciò con un pesante manuale cartaceo di 500 pagine...
fareste a cambio?

Dopodichè nessuno vi impedisce di stampare le informazioni racchiuse in SGP Lite ANCHE in formato cartaceo... ma, appunto, eventualmente, ANCHE.

Oggi per molti un'applicazione come SGP Lite è un oggetto che potrebbe essere ancora declinato al tempo futuro, mentre per Antonio e i suoi è solo la logica conseguenza di premesse concettuali e competenze strutturate fin dalla fine del secolo scorso.

Ecco perchè mi piace parlarne, perchè la storia di Antonio è una storia di eccellenza, di visionario coraggio e di competenza tecnica, di cui siamo ricchi in Italia ma che spesso rimangono realtà isolate, poco note, poco supportate da un "sistema paese" che tendenzialmente non favorisce (quando non ostacola) certi percorsi di grande qualità tecnica.

Sono andato a trovarlo di recente, negli uffici della Si.Ti.N a Roma, nei pressi di Via Laurentina all'EUR; ci siamo trovati subito in sintonia, scambiando idee e "raccontandoci" attraverso i nostri personali percorsi professionali, scoprendo via via più di un punto di contatto fra le nostre rispettive visioni.

Questa è l'intervista che mi ha concesso (Al=Alessandro, An= Antonio).

Al: Quando e come nasce il concetto di Ingegneria Documentale?
An: Il concetto di Ingegneria Documentale nasce nel 1996 quando la SiTiN vince la prima gara per lo sviluppo del primo IETM (Interactive Electronic Technical Manual) italiano basato su SGML, per la Marina Militare Italiana. Era il primo esempio di Manuale Interattivo con integrazione ad una banca dati Oracle; di fatto l'applicazione permetteva di estrarre i dati per comporre il catalogo direttamente dalla banca dati, aggiornando
dinamicamente il manuale al variare del Data Base. Altri esempi di Ingegneria Documentale si sono poi succeduti negli anni, a partire dal progetto per l'ufficio codificazione materiali (U.Co.Mi.) dove si
supportavano gli specialisti nella codifica dei materiali mediante un'applicazione basata sulla stesura delle Guide all'Identificazione degli Articoli (GIA) in SGML e la loro presentazione nel processo di codifica sia nel caso di mandatorieta' sia a richiesta nel caso di quesiti opzionali. Questo
progetto fu presentato anche a San Diego in USA al congresso di Codifica e risultò fra i più innovativi per l'epoca (1998). Purtroppo, come accade spesso, in Italia non ci fu un seguito.

Altri progetti successivi hanno integrato documentazione elettronica basata su SGML con multimedia per l'addestramento o la conoscenza (Museo Digitale Web sviluppato con l'Università La Sapienza per la RAI). Nei nostri progetti, anche se sub-fornitori, abbiamo sempre coniugato lo sviluppo di una commessa operativa con l'attività di ricerca e sviluppo.

Al: IBM inizia a lavorare su DITA nel 2001 e solo nel 2005 viene rilasciata da OASIS la versione 1.0 di DITA. Nel 2005 tu lavoravi da circa 10 anni su idee analoghe e le realizzavi producendo documentazione per i tuoi clienti. Che significa essere un innovatore in largo anticipo sui tempi, specialmente in Italia?
An: Nel corso degli anni abbiamo imparato che in Italia una società piccola come la nostra può  essere innovatrice ma non lo deve e sottolineo "non lo deve"essere troppo, perché i Clienti altrimenti vedono in te un possibile pericolo non capendo gli obiettivi a cui punti. Abbiamo imparato che bisogna essere al massimo un paio di anni avanti, aspettando che i ns Clienti maturino certe necessità e quindi farti trovare pronto a fornirgli una soluzione nel momento in cui serve loro.

Al: Come vedi il futuro della Documentazione Tecnica?
An: Non posso che vederlo come ho sempre fatto: disporre dell'informazione necessaria nel modo più veloce e preciso possibile. Questo vuol dire, secondo me, fornire delle chiavi di accesso semplici e precise. L'XML, in particolare lostandard S1000D, hanno tutte le potenzialità e la predisposizione in tal senso. Occorre solo pensare che fare un investimento oggi nel generare la propria documentazione in linguaggio taggato può sembrare inizialmente più oneroso ma sicuramente porta a dei benefici successivi ineguagliabili.

Al: Parlami di SGP Lite.
An: SGP Lite nasce da un'intuizione. Dai feedback di Società ns Clienti, che ricevono indicazioni direttamente dagli utenti finali, spesso emergeva il desiderio di avere degli strumenti semplici per la consultazione della documentazione elettronica (Browser), ma allo stesso tempo potenti come quelli presenti sui server. Da qui l'idea delle App su tablet che leggessero direttamente i Data Module in XML in S1000D. Quindi la possibilità di avere tutte le potenzialità della documentazione interattiva senza la necessità di strumenti complicati. A questo ovviamente abbiamo aggiunto la possibilità nativa della S1000D di gestire i multimedia per dar vita ad uno strumento che permettesse, sia da un
punto di vista di supporto alla manutenzione che da un punto di vista di addestramento, di coniugare la completezza delle informazioni testuali con la medialita' di un video o di una simulazione. Il tutto su un dispositivo mobile che permettesse di avere il tutto anche in luoghi non coperti da accesso alla
rete.

Al: Un'altra parte fondamentale dei vostri servizi è l'attività di formazione, in modalità e-learning e multimediale, che si sviluppa come elemento complementare alle soluzioni di documentazione e che si integra strettamente con esse.
An: È vero, la formazione e' parte integrante dei ns servizi, siamo nati con la documentazione e l'addestramento fatti in maniera tradizionale, ma l'evoluzione ha camminato di pari passo in entrambe le discipline portandoci ovviamente già nel passato ad un'integrazione fra le due. 
Oggi tale integrazione è sempre più stretta; nella versione 4.1 della S1000D, hanno inglobato anche tutta la gestione del training. È un segnale che le due cose possono e devono essere integrate, anche perché lo standard dell'e-learning, lo SCORM, e' basato sull'XML strutturato e quindi anch'esso su linguaggio taggato.

Al: Oggi dove si colloca la proposta di Si.Ti.N e cosa vi proponete?
An: Oggi la Si.Ti.N. propone ai clienti la propria piattaforma TPS (Technical Publication System), una soluzione che permette di generare e "mantenere allineata" e in configurazione, a partire dagli studi logistici, tutta la documentazione, sia essa tecnica che didattica, fornendo in uscita, a partire da un unico data base documentale S1000D XML, sia documentazione elettronica fruibile via web/tablet/dispositivi mobili, che eventualmente il PDF o la documentazione didattica via Power Point o a breve via e-learning.



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venerdì 1 agosto 2014

Finisce una bella storia, inizia una nuova avventura ricca di promesse

Nel Giugno del 2011 nasceva CrossIdeas, una piccola azienda italiana produttrice di software di circa 30 persone, che voleva affermarsi e  dire la sua nel mercato mondiale IAM/IAG (Identity Access Management/Identity Access Governance) dominato da "giganti" come Oracle, Microsoft, SAP, IBM e altri ancora.

In questi 3 anni abbiamo lavorato duro, abbiamo preso nuovi clienti in Germania, Svizzera, USA e ovviamente in Italia, entrando costantemente nel Gartner Magic Quadrant, proponendo innovazioni tecnologiche e affrontando con coraggio le difficoltà della crisi e della concorrenza globale, al lordo della diffidenza che sempre deve scontare un'azienda italiana che realizza software.

Ma poi la diffidenza virava in stima e fiducia quando dimostravamo di "saper fare", piccoli e pochi, ma capaci, flessibili e determinati, "inferiori per numero e risorse, non per il coraggio", come recitavano un tempo le cronache militari quando rendevano l'onore delle armi a chi combatteva con onore, pur soccombendo.

Ma noi invece abbiamo vinto!

Ieri CrossIdeas è stata acquisita da IBM, uno dei "giganti" del mercato sopracitato.

Big Blue ci ha valutato a lungo, apprezzandoci tanto da avviare da prima un programma di partnership, fino all'accelerazione degli ultimi tempi, in cui è maturato il processo di acquisizione siglato ieri.

In rigoroso disordine alfabetico, di anzianità lavorativa e ruolo aziendale, ecco i protagonisti di questo successo:

Antonello, Riccardo, AndreaD, Mirko, AndreaT, Federico, Stefania, Gianluca, DanieleD, Marco, AndreaR, Luca, Gregorio, Sergio, Fabrizio, DanieleI, Giuseppe, DiegoF, DiegoP,  Matteo, Fabrino, Lucia, Alessandra, Alessandro (cioè io), Cristian, Alberto (detto Albertino), Francesca,  Tiziana e Alberto Ocello.

Alberto Ocello, proprietario e CEO di CrossIdeas, è stato il punto di riferimento e il motore principale di tutto il gruppo; senza di lui e senza la sua visione, l'avventura non sarebbe nemmeno iniziata, nessuno di noi sarebbe stato capace di sostenere il suo ruolo, da ogni punto di vista.

Con molti di noi Alberto ha condiviso un cammino professionale che va oltre il decennio, ben prima di CrossIdeas, sempre punteggiato di idee innovative e successi, laddove anche gli inevitabili errori ci hanno aiutato a crescere.

Come ho raccontato nei primi post del 2009, fu Alberto, nel Gennio del 2005, a propormi di iniziare la mia nuova carriera nel campo della ComTech e io accettai quasi "al buio"; non me ne sono mai pentito e lo ringrazio.

Io mi tengo dentro tutte le forti emozioni di questo evento, dopo un periodo intensissimo, che abbiamo attraversato al galoppo, bruciando le tappe.

Ci penserò con calma, nei prossimi giorni.

Quando un'azienda italiana entra nell'orbita di un campione come IBM, spesso ci si rammarica per "la perduta italianità" che viene assorbita dentro un diverso contesto.



Ma io sono di diverso avviso, sono ottimista. Credo che avremo opportunità e orizzonti insospettati e credo che da oggi iniziamo a camminare verso qualcosa che, per ora, possiamo solo intuire, ma sapendo che comunque ce lo siamo guadagnato, alla grande!

P.S.

Agli inizi, uno dei "modelli" dai quali sono partito per impostare i miei manuali erano i Redbooks della IBM, dai quali cercai di "rubare" il possibile. 

Quando si dice "la profezia che si auto-avvera"...
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mercoledì 16 luglio 2014

Limber Learning: una nuova piattaforma per la formazione a distanza

Limber Learning è una nuova piattaforma per la formazione a distanza/online.


E' un'idea che nasce quasi per gioco e anche per tentare di colmare un "vuoto", in un mercato della formazione assolutamente ipertrofico per quello che riguarda l'offerta di corsi e competenze "di base" ma non sempre adeguato in altre direzioni.

In questi 5 anni di blog ho affrontato spesso il problema della formazione nel campo della Comunicazione Tecnica, sottolineando quanto sia deficitaria la situazione italiana.

In Italia non esiste un percorso di formazione ufficiale per istruire i professionisti che devono occuparsi di realizzare i contenuti tecnici che dovrebbero accompagnare i prodotti delle nostre aziende.

Le uniche iniziative in questo settore sono ascrivibili alle attività di formazione proposte da aziende private o da associazioni di categoria come COM&TEC.

A livello Universitario non c'è praticamente nulla, ad eccezione di alcune iniziative "illuminate" ma limitate (sarei grato a chi volesse segnalarmi qualcosa che mi sia sfuggito), ma nulla che possa assomigliare ad un percorso organico, completo, almeno su base triennale.

Tutto ciò non è nemmeno lontano parente di quanto potete trovare nei paesi anglosassoni (dove esistono percorsi formativi di 3, 5 o 7 anni) o anche in Francia o in Germania o in altri paesi Europei.

E' una situazione incredibile, se pensiamo che l'Italia, nonostante tutti i suoi probemi, è un paese che:

- fa parte del G7
- è il secondo paese manifatturiero d'Europa dopo la Germania
- è all'ottavo posto, nel mondo, tra i paesi esportatori di merci

Inoltre nel mio ruolo di Technical Documentation&Training Manager in CrossIdeas, da più di 3 anni mi occupo anche di progetti di formazione (Formazione Finanziata, Formazione in Apprendistato) e sono entrato in contatto con realtà imprenditoriali importanti nel campo della formazione, toccando con mano quanto sia strategico questo settore per le aziende che vogliono aumentare la loro competitività in un mercato quanto mai difficile e sempre più globalizzato.

Ma ho anche toccato con mano la difficoltà delle aziende che hanno un profilo tecnologico medio-alto a reperire sul mercato un'offerta di formazione adeguata.

Da queste ed altre riflessioni ho preso lo spunto per partecipare in prima persona ad un'iniziativa, mettendo a disposizione le mie diverse competenze per realizzare Limber Learning.

Limber Learning (LL) è una piattaforma multi-disciplinare per la formazione online/a distanza, dove potranno essere erogati corsi che andranno a coprire diverse discipline (Psicologia, Diritto, Informatica, Comunicazione Tecnica, ...).

LL nasce sulla base di poche ma chiarissime idee.

La “formazione continua” è oggi un’esigenza strategica, in ogni campo abbiamo bisogno di aggiornamenti continui ma anche rapidi.

Aggiornamenti erogati in moduli ben definiti, di qualità, che possono essere fruiti da casa o dalla propria postazione di lavoro, abbattendo costi inutili, senza il bisogno di spostarsi in un luogo fisico per partecipare a una tradizionale lezione frontale.

LL è maggiormente orientata verso i professionisti:
  • che già operano in un certo settore e devono approfondire/selezionare le proprie competenze;
  • che vogliono aggiornare il proprio profilo professionale o acquisire nuove conoscenze per seguire i cambiamenti del mercato del lavoro.
Ovviamente ci sono già molte piattaforme attive per la formazione a distanza, ma la "unique selling proposition" di LL si basa le condizioni contrattuali che vengono offerte ai docenti e che nascono dalla consapevolezza che:
  • la qualità dei contenuti deve essere elevata;
  • la qualità dipende dalle competenze dei docenti;
  • la qualità deve essere ricompensata adeguatamente.
LL è giovanissima e molto deve ancora crescere. Per quanto concerne il mio ambito, già da Settembre spero di proporvi uno o due webinar gratuiti sulla Comunicazione Tecnica. Poi seguiranno altri contenuti.

Ovviamente il deficit di formazione nel campo della Comunicazione Tecnica non può essere colmato solo perchè esiste una nuova piattaforma online. E ben altre iniziative dovrebbero essere messe in campo.

LL è un tentativo, una proposta, un'area aperta a tutti quelli che pensano di avere qualcosa da proporre, una piattaforma già pronta ad ospitare contenuti interessanti e di qualità, perchè non ci si può sempre lamentare di "quello che manca" ma bisogna pur provare a fare qualcosa.

www.limberlearning.com

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lunedì 14 luglio 2014

Non perdete il Webinar di Mark Baker per STC France

Vi ho già parlato di Mark Baker e del suo blog, ma oggi vi invito a registrarvi per partecipare al Webinar proposto da STC France e condotto da Mark, intitolato:

Information Architecture: A Bottom-Up Approach

L'evento è in programma per domani, affrettatevi!
Per iscrivervi, seguite questo link. Leggi questo articolo...

domenica 13 luglio 2014

Nuove tendenze nella pubblicazione dei contenuti: più HTML/Mobile e meno PDF (seconda parte)

Completiamo con alcune considerazioni quanto abbiamo introdotto nel post precedente, utilizzando l'ottima infografica prodotta da DLC (Data Conversion Laboratory) sulla base di un survey condotto dalla CIDM.

Dei 15 punti evidenziati nell'infografica (qui disponibile in formato PDF), alcuni sono stati sinteticamente commentati nel post introduttivo (Q2, Q3, Q4), ma vi sono altri 6 punti che mi hanno particolarmente colpito.


Il trittico Q7, Q8 e Q9 fa emergere come poco meno della metà degli intervistati dichiara di disporre di contenuti digitali adatti a sostenere le logiche di business nei prossimi 2 anni.

Fra questi (risposta YES alla Q7) si evidenzia che i maggiori ostacoli in questa attività di definizione e aggiornamento dei contenuti sono le ridotte risorse in termini di budget (curca 49%) e di tempo di lavoro dello staff (circa 71%) per gestire questa evoluzione in casa, senza ricorrere a fornitori esterni.


La domanda Q11 invece fa emergere come i clienti abbiano le idee particolarmente chiare su cosa vogliono e si aspettano dalle aziende produttrici.

Contenuti disponibili su dispositivi Mobile (63%), topic-based (55%) e gli Help on Line immersi nelle applicazioni software (43%): chi segue questo blog sa che sto indicando questa direzione da parecchio tempo.

Solo il 22% circa delle risposte indica l'opportunità di "rivitalizzare" il formato PDF arricchendolo con funzionalità video e audio.


Infine, le ultime 2 domande.

La Q14 indica che le aziende sono orientate a sviluppare "in house" questi processi innovativi, magari dopo aver ottenuto da fornitori esterni un adeguato training relativo a metodologie e strumenti adatti a tale scopo. Solo il 6% delle risposte indica il ricorso a servizi in outsourcing.

Questo punto è un campanello d'allarme per tutte le aziende che forniscono servizi di documentazione tecnica e che nei prossimi anni potrebbero, se questi dati saranno confermati, trovarsi in una posizione scomoda.

Ovviamente i dati in esame sono riferiti al mercato USA, ma sappiamo che in ambito tecnologico quello che accade negli USA, dopo 4 o 5 anni accade anche qui.

Anche le risposte alla domanda Q15 fanno emergere che il cambiamento deve essere sostenuto sostanzialmente da elementi "interni" al sistema azienda (più persone e buoni strumenti, il supporto del management che deve essere convinto rispetto ai vantaggi futuri, il coinvolgimento dello staff nel variare metodi e approcci), mentre solo in ultima posizione si ravvisa la necessità di competenze esterne.

La mia esperienza professionale è in linea con l'idea di sviluppare la documentazione "in house" ma questa opzione è congruente nell'ambito di un'azienda ICT (o almeno così mi è sempre sembrato) mentre per altri tipi di aziende vorrei conoscere l'opinione di colleghi più impegnati di me nel gestire questo tipo di servizi in outsurcing.

Qui potete anche vedere una comparazione tra i risultati dei sondaggi del 2013 e del 2104, in cui si evidenzia l'evoluzione della tendenza.

In sintesi, direi che le tendenze che due anni orsono erano appena accennate, ora sembrano confermarsi.
Fra due o tre anni queste tendenza diventeranno "un mercato" e i clienti saranno sempre più convinti e strutturati nel richiedere documentazione tecnica nei nuovi formati di cui abbiamo parlato.

Già conosco la risposta di molti brillanti e pragmatici colleghi, ogni giorno impegnati nel produrre manuali stampabili secondo processi produttivi affidabili e tradizionali: "Quando ci richiederanno nuovi formati, provvederemo..." Ma quando i clienti ve lo chiederanno, non avranno voglia di aspettare...

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mercoledì 9 luglio 2014

Nuove tendenze nella pubblicazione dei contenuti: più HTML/Mobile e meno PDF (prima parte)

Pochi giorni orsono, Audiweb ha pubblicato i dati di navigazione su Internet da Mobile dai quali risulta che gli italiani navigano più da Mobile che da PC, circa 1 ora e mezza al giorno. Gli americani invece fanno di meglio e navigano, in media, sui dispositivi mobili per 2 ore e 51 minuti ogni giorno.

Inoltre, negli USA, gli investimenti pubblicitari su piattaforme Mobile, nel 2014, cresceranno dell'83%, come indicato da una ricerca di eMarketer.


Questi dati confermano la tendenze già indicate da alcuni analisti fin dal 2012 e di cui ho parlato ad Aix-en-Provence.

E confermano una delle idee fondamentali su cui si basano le mie riflessioni dalla fine del 2012: TUTTI i processi (produttivo-industriali, finanziari, commerciali, ...) DI OGNI GENERE, di qualsiasi livello o area tecnologica, sono già ora o saranno in futuro gestiti:
  • attraverso interfacce software
  • sempre più in modalità mobile
Ma un'ulteriore validazione di questa evoluzione ci viene fornita dalla CIDM (Center for Information-Development Management) che ha condotto un sondaggio relativo alle nuove tendenze nell'industria della Comunicazione Tecnica, in collaborazione con la DLC (Data Conversion Laboratory) che ha realizzato un'ottima infografica per evidenziare i risultati del sondaggio.

Quali sono i principali dati che emergono?

AUMENTA LA PUBBLICAZIONE DI CONTENUTI HTML

Il 69% dei 438 partecipanti al sondaggio, hanno dichiarato che nel 2014 intendono pubblicare i propri contenuti in formato HTML, attraverso il sito aziendale.
Nel 2013 questa intenzione era stata manifestata solo dal 23% degli intervistati, prevedendo di realizzare questa opzione nel giro di 2-3 anni.

DIMINUISCE LA PUBBLICAZIONE IN PDF

Analogamente mentre nel 2013 veniva prodotto il 92% dei contenuti in PDF e si prevedeva di scendere ad una quota dell'80% negli anni successivi, nel 2014 si scende al 90% e ad una previsione che non supera il 74% nel prossimo futuro.

I dati sono in linea con quello che avevo illustrato a Bologna, cioè una tendenza che nei prossimi anni vedrà il formato PDF ridurre la sua incidenza, pur senza sparire del tutto.

NUOVE FORME DI COMUNICAZIONE TECNICA

Si rileva una tendenza evidente a confezionare contenuti tecnici in forme nuove:
  • Embedded user assistance: 60%
  • Mobile devices (eBook, Kindle, phone, tablets): 62%
  • Mobile applications: 53%
  • YouTube: 26%
  • Wikis: 22%
Le ultime 2 voci in lista le ritengo francamente trascurabili e destinate a ridursi nel prossimo futuro, per motivi che spiegherò in un prossimo articolo.

Ma vi invito invece a riflettere sui primi 3 punti.

Quando parliamo di "Embedded user assistance" parliamo principalmente di Online Help, argomento centrale del mio intervento alla conferenza di Bologna. Se, come abbiamo detto, i processi saranno sempre più governati via software, è normale immaginare che la documentazione per la gestione dei processi venga sempre di più "embedded" nel software di gestione.

Se poi utlizzeremo tali software sempre più frequentemente su piattaforme Mobile/Web, ecco che il secondo punto trova la sua giusta collocazione, così come il terzo.

Nel prossimo post analizzeremo qualche altro aspetto interessante, con l'aiuto della efficace infografica della DLC.




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mercoledì 2 luglio 2014

Every Page is Page One: il blog di Mark Baker

Stasera vi presento uno dei miei "Tech Comm Guru" preferiti: Mark Baker.

Il suo blog è Every Page is Page One e già dal titolo si intuisce l'approccio che Mark intende comunicare ai suoi lettori: i moderni paradigmi della comunicazione tecnica non sono più legati ad una espressione gerarchica e sequenziale delle informazioni, come in un tradizionale manuale stampabile, ma devono essere "pensati" in un modo diverso, per un uso diverso.

Seguo il suo blog dalla metà del 2012 e credo che sia uno dei "luoghi" più interessanti dove imparare ed attingere spunti nel mondo della Comunicazione Tecnica.

I suoi post sono in genere molto lunghi ma mai banali.

Se qualcuno mi chiedesse "Da dove inizio per navigare nel blog di Mark?", sarei in gran difficoltà nel dare una risposta.

Senza andare troppo indietro nel tempo, direi che uno dei post più "illuminanti" è quello in cui Mark espone la sua visione di "bottom-up architecture" per l'organizzazione dei contenuti.

Fin dalla fine del 2012 avevo iniziato a ragionare sulle tematiche che ho esposto a Bologna e, più recentemente, ad Aix-en-Provence e trovare nel lavoro di Mark delle conferme così aderenti ai miei intendimenti è stato molto confortante.

Un altro passaggio interessante lo potete trovare in un post del Luglio 2013 dove Mark spiega cosa sia il Minimalismo, una delle basi teoriche più importanti per costruire contenuti efficaci e "moderni".

Un altro concetto interessante è espresso in un post del Marzo scorso, quando Mark afferma (e poi spiega con grande efficacia) l'idea di "no right place for contents".

La potenza di questa espressione mi ha talmente colpito che gli ho chiesto il permesso di citarla nel TC Europe Colloquia di Aix-en-Provence, permesso che Mark mi ha gentilmente concesso.

Nella parte finale del suo ultimo post, Mark descrive concetti molto vicni a quelli espressi da me negli ultimi mesi e questo rafforza le ragioni della mia ricerca.

Le sue indicazioni sono spesso molto articolate, qualche volta anche corrosive rispetto ad alcuni luoghi comuni, ma difficilmente vi troverete delusi dalle sue argomentazioni, anche quando non sarete completamente d'accordo con lui.

Vi invito a seguire il blog di Mark Baker, c'è veramente molto da imparare.


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venerdì 27 giugno 2014

Dal "monolite" ai "moduli" ... con DITA: Task Topic

Nell'ultimo post di questo thread avevo iniziato a classificare le caratteristiche generali di un Topic, accompagnandole con dei semplici esempi. Vi avevo anche accennato a diverse metodologie (DITA, IM, S1000D, ...) finalizzate a definire la natura, la dimensione e la struttura di un Topic/modulo.

Oggi iniziamo a dare uno sguardo più approfondito a DITA, una delle metodologie più diffuse ed usate.

Qualcuno ricorderà che avevo già parlato e introdotto DITA in un articolo del 2013, prendendo spunto da un ottimo post di Petra Dal Santo.

In quel post sottolineavo la difficoltà di adottare DITA "a mani nude" ma riconoscendo, al tempo stesso, la notevole efficenza e struttura concettuale di questa metodologia, soprattutto quando si devono produrre grandi volumi di documentazione, magari in diverse lingue e formati.

Oggi userò DITA a titolo d'esempio, senza entrare in dettagli estremi che sono già ben affrontati in testi specialistici e che non avrebbe senso riportare pedissequamente, ma solo per enfatizzare alcuni aspetti "chiave" che possono spiegare meglio il passaggio critico dal "monolitico" al "modulare".

E quindi partiamo distinguendo tra i tre tipi principali di Topic:
  • Task
  • Concept
  • Reference

Task Topic

Un Task Topic racchiude delle indicazioni procedurali, di solito in formato step-by-step. In un Task Topic possono essere fornite indicazioni sul contesto in cui ha senso quell'indicazione ed eventuali prerequisiti necessari.

Un Task può innestarsi su uno o più concetti che saranno specificati in uno o più Concept Topic.

Ad esempio, se bisogna configurare un sistema di sensori ambientali attraverso un'interfaccia software, potrebbe essere necessario, per ogni sensore, richiamare (attraverso un link?) la descrizione dei parametri fisici misurati dal sensore.

Se ci sono  più modi alternativi per realizzare un certo compito, sarebbe opportuno documentare solo il più breve o il più utilizzato. Se è necessario documentare più modalità alternative, è opportuno costruire un Task Topic per ogni modalità.

Il titolo di un Task Topic deve essere preciso e deve indicare chiaramente la natura del Task.

Esempio (ERRATO):
Configurazione del sistema
... è un titolo vago che non spiega chiaramente nulla.

Esempio (CORRETTO):
Configurazione del Web Server su Ubuntu 12.04

Struttura di un Task Topic

- Introduzione, per indicare lo scopo della procedura
- Prerequisiti (se necessari)
- Procedura (di solito step by step)
- Chiusura

In particolare, se i prerequisiti sono presenti in un altro Topic, non replicate/copiate i contenuti ma definite un link verso di essi. Ovviamente si potrebbe anche usare il meccansimo della transclusion (ad esempio, per gli amanti di Flare, stiamo parlando degli Snippet... ci torneremo prossimamente), ma se non vogliamo legarci a soluzioni fuori standard, limitiamoci ad un link.

Una procedura composta da più di 8-9 passi risulterà poco "digeribile" ma questo dipende dalla natura del processo. Una volta mi è capitato do dover documentare un processo di ben 19 passi e non potevo "spezzarlo" o semplificarlo in alcun modo.

Di seguito, un breve esempio:


Tuttavia, valutate se un processo di N passi non possa essere suddiviso in sotto-processi di n1, n2, ... nk passi tali che: N = n1 + n2 + ... + nk

In questo caso, state descrivendo una super-procedura composta da k "procedure semplici" che vengono eseguite in sequenza. Ecco un esempio:


Qui vediamo un Super Task composto da 3 parti (Basic, General, Customization) ognuna delle quali è un Task specifico di un certo numero di passi.

Per approfondire questa tematica vi rimando a:

DITA Best Practices
IBM Style Guide

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domenica 22 giugno 2014

Un tessuto importante nasce dall'intreccio di fili diversi

Scusate l'assenza, ma ogni tanto bisogna prendersi del tempo per studiare e approfondire, oltre al tempo dedicato alle ordinarie attività professionali nella mia azienda, quanto mai intense nelle ultime 3 settimane.

Dove eravamo rimasti? Proviamo a riannodare alcuni fili, che sono naturalmente destinati ad intrecciarsi.


Ad Aix-en-Provence e prima ancora a Bologna sono partito da un'idea semplice: nell'era del Web 2.0/3.0 disponiamo di una massa di informazioni sostanzialmente infinita e che cresce ogni giorno, rispetto alla quale l'idea che sia l'utente a cercare le informazioni che gli necessitano è evidentemente improponibile e conduce a risultati deludenti: la maggiorparte dei dati che REALMENTE ci verrebbero utili per prendere decisioni semplicemente ci sfugge.

La soluzione risiede in un'altra idea semplice: rovesciamo il paradigma!

Non più l'utente che cerca l'informazione, ma l'informazione che cerca l'utente (Information Seeking User - ISeekingU), cioè sono le informazioni a "cercare" l''utente, in base al compito che l'utente deve compiere e al contesto in cui opera.

Le informazioni devono essere "task and context driven", cioè guidate dal compito che deve svolgere l'utente e dal contesto in cui si trova.

Il "mantra" da tenere a mente è:  fornire le informazioni giuste, alle persone giuste, nel tempo, nel luogo e nel modo giusti.

Se ci atteniamo alle raccomandazioni del minimalismo, questo significa  fornire solo le informazioni necessarie e sufficienti per permettere all'utente di svolgere il proprio compito in sicurezza ed efficacemente.

Un esempio significativo in tal senso è fornito dagli On Line Help presenti all'interno delle interfacce software dei dispositivi che usiamo ogni giorno.

Ma qui entra in gioco un primo elemento di rottura con lo schema classico, imperniato sul manuale stampabile tradizionale: un manuale è un oggetto sequenziale e gerarchico, dove il Cap. 3 arriva indefettibilmente dopo il Cap. 2 e inevitabilmente prima del Cap. 4.

Un manuale tradizionale, per sua natura, non può erogare informazioni guidate da compito e contesto; ci obbliga ad una lettura sequenziale.

Barbara Zen, in un recente post, si chiede, tra le altre cose, se le istruzioni per l'uso "si leggono o si consultano". Ai meno attenti potrebbe sembrare una domanda insolita, invece a me ha fatto venire in mente che "la consultazione" è la risposta "istintiva" dell'utente che ha un problema ben definito e che per risolverlo non ha nessuna intenzione di "leggere" tutta la documentazione disponibile, ma solo, appunto, "consultare" quella sezione specifica che risponde alla sua esigenza del momento.

Quindi se dobbiamo andare incontro ad una operatività "task/context driven", dobbiamo liberarci dal "gerarchico-sequenziale" e immaginare informazioni "modulari" che possono essere aggregate/collegate secondo percorsi diversi, come un ipertesto.

Per ottenere questo dobbiamo passare dalla gestione "monolitica" dei contenuti alla gestione di "moduli" riusabili focalizzati su un tema specifico (topic based).


Nel suo blog, Mark Baker indica questo approccio con il termine "bottom-up architecture", proprio in contrasto con la logica organizzativa di un libro tradizionale che segue, evidentemente, una logica "top-down".

Ovviamente, nulla ci vieta di ri-aggregare i nostri moduli secondo la stessa gerarchia presente nel manuale tradizionale, ma questa diviene una scelta "a valle" di un nuovo processo di gestione dei contenuti che può essere infinitamente più flessibile.

Come dico sempre, questo approccio non farà sparire i manuali  tradizionali, ma renderà la loro produzione "un effetto collaterale" di un processo molto più ricco di possibilità.

In altri termini, non "si parte" più dal manuale stampabile ma casomai "si arriva" ad esso, se e quando necessita.

Peraltro, vi invito a leggere un altro bel post di Barbara in cui sono indicati i vantaggi e gli svantaggi della digitalizzazione e della "scomparsa della carta" nella nostra vita di ogni giorno, dove si evidenzia che non sempre la scomparsa del supporto cartaceo può essere considerato un "sicuro" progresso.

E tuttavia, indipendentemente da come la pensiamo, è indubbio che la tendenza di medio-lungo periodo sarà basata sulla riduzione del supporto cartaceo, anche per via di vincoli legislativi che interessano diversi aspetti di qualsiasi attività produttiva, per ora soprattutto nell'ambito della Pubblica Amministrazione, ma presto anche per i privati cittadini/professionisti (conservazione sostitutiva, PEC, fatturazione elettronica, ...).

E questo lo sostengo sulla base di una seconda idea semplice: TUTTI i processi (produttivo-industriali, finanziari, commerciali, ...) DI OGNI GENERE, di qualsiasi livello o area tecnologica, sono già ora o saranno in futuro gestiti:
  • attraverso interfacce software
  • sempre più in modalità mobile
Vi sembra naturale avere in una mano un tablet, che vi permette di gestire un certo processo, e sfogliare con l'altra mano un manuale cartaceo per capire come completare QUEL PROCESSO?
O non vi sembrerebbe molto più naturale toccare con un dito la superfice del tablet e ottenere una forma di assistenza "embedded"?

Vi rammento che nel 2004 neanche immaginavamo le possibilità offerte da un tablet... ma nel 2024 (forse molto prima) consulteremo le istruzioni per montare i mobili della cucina con i Google Glass (o qualcosa di simile).

Come si gestisce tutto ciò?

Abbiamo bisogno di tecnologie/standard (CCMS, XML, XSLT, HTML5) e metodologie (DITA, IM, S1000D, ...), prima di tutto.

E abbiamo bisogno di diffondere queste conoscenze, ben aldilà della cerchia degli addetti ai lavori.

A presto.



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