mercoledì 22 aprile 2015

Nuovo Direttivo COM&TEC, nuovi progetti e il bisogno di imprimere un nuovo passo

La scorsa settimana, Tiziana Sicilia è stata eletta all'unanimità Presidente della COME&TEC, l'associazione italiana dei professionisti della Comunicazione Tecnica.

Tiziana prende il posto di Ottavio Ricci, che per diversi anni ha guidato l'associazione e sotto la cui cura si sono poste le basi per gli obiettivi che questo nuovo corso ha definito.

Gran parte del direttivo è stato confermato, nelle figure di Alessandro Pratelli (Tesoriere), Gianni Angelini (Segretario) e Marco Mirri (Revisore).

Ma ci sono stati due nuovi ingressi: Carlo Gardini, che affiancherà il Coordinamento.

E poi il sottoscritto che ha ricevuto dai soci l'onore di essere eletto alla carica di Vice Presidente.

Per me sarebbe stato già molto entrare a far parte del direttivo, per verificare se alcune mie idee che coltivavo da tempo potevano avere un senso, ai fini della crescita di COM&TEC.

Ma francamente sono stato preso in contropiede dalla fiducia che i soci hanno riposto in me e spero
di essere in grado di sostenere questo ruolo al meglio delle mie capacità.

Avrò bisogno dell'aiuto di tutti e spero di dare una mano per centrare gli obiettivi del programma dettato da Tiziana Sicilia.

Per tutti i dettagli, vi rimando al testo ufficiale del comunicato sul sito COM&TEC.

L'obiettivo prioritario è  quello di far emergere la figura del Comunicatore Tecnico e la nostra professione in Italia, in armonia con le linee guida e gli orientamenti già in essere in Europa.

E per farlo abbiamo bisogno delle energie e delle idee di tutti gli associati.

Diamoci una mano, ci aspetta un bel traguardo.
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lunedì 20 aprile 2015

Una buona lista di libri sulla Comunicazione Tecnica.

Come si inizia a fare il mestiere della Comunicazione Tecnica?

In questi ultimi anni mi sono spesso sentito rivolgere questa domanda e ho provato a dare qualche indicazione, sulla base della mia esperienza.

Leggere buoni libri è un bel punto di partenza.

Da questo sito, potete prendere in esame una lista di 15 libri.

Alcuni sono stati dei punti di riferimento anche per me, come:
  • Managing Your Documentation Projects; JoAnn Hackos
  • The Insider’s Guide to Technical Writing; Krista Van Laan
... con altri 3, presenti nella lista.

Ovviamente una lista non è mai esaustiva, qualcosa rimane sempre fuori.

Ad esempio, il libro di Mark Baker:
Every Page is Page One...

...di cui vi ho già fatto cenno e che rappresenta, oggi, uno dei punti più avanzati e moderni nella teoria della Comunicazione Tecnica.

Se non sapete da dove iniziare per capire i segreti di questa professione, potete provare a partire da questa lista.

Buona lettura!

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mercoledì 15 aprile 2015

Un sondaggio proposto da TCeurope sulla nostra professione

Se vi collegate a questo link, potete partecipare ad un sondaggio proposto da TCeurope.

Questi sondaggi sono proposti periodicamente da diversi soggetti (siti web, associazioni di professionisti, enti pubblici) ma quasi sempre in lingua inglese.

Questa volta invece possiamo partecipare ad un sondaggio proposto in lingua italiana, attraverso il quale potremmo contribuire a fornire una "fotografia" della situazione più specifica della realtà italiana.

Sono richiesti non più di 10 minuti di attenzione, ma potremo dare un contributo per collezionare informazioni che aiutano a "prendere la mira" su temi sensibili per la nostra professione quali:

- tecnologie e skills
- aree professionali
- compensi
- altro ancora...

Un ringraziamento a TCeurope e in particolare a Nolween Kerzreho, per l'iniziativa.

I risultati verranno poi resi noti e sarà mia cura segnalarvi la loro pubblicazione.

Collegatevi e partecipate!

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domenica 22 marzo 2015

Topic sizing: una riflessione a partire da un post di Mark Baker

Una delle questioni che spesso ci poniamo nell’attività di modularizzazione dei contenuti riguarda “la granularità” di un topic, cioè la dimensione dell’unità informativa che stiamo costruendo.


E’ possibile determinare la “giusta dimensione” di un topic o di un set di topic?

E siamo certi che valga la pena investire le nostre energie in questa direzione?

Queste sono le domande principali che si pone Mark Baker in uno dei post più interessanti che ho avuto modo di leggere ultimamente sul suo sito e al quale vi rimando per una lettura integrale.

Di seguito, vi propongo invece la mia riflessione (le immagini, molto efficaci, le ho prese dal post di Mark).

Idealmente, ci piacerebbe definire una situazione "standardizzata", che potesse andare bene per qualsiasi lettore.


Ma di solito la realtà è diversa.

Lettori diversi potrebbero desiderare diverse quantità di informazioni.

Anche considerando un solo lettore, potremmo scoprire che tale lettore desidera quantità di informazioni diverse in tempi diversi.

Se, ad esempio, devo installare una pompa di sollevamento nel mio giardino, devo sapere fondamentalmente solo 3 cose: come posizionare la pompa  (verticale/orizzonatle), come collegarla all’alimentazione elettrica, come collegarla al tubo di scarico.

Ma dopo N ore di funzionamento, avrò anche bisogno di leggere le indicazioni per la manutenzione.

Ecco un semplice esempio in cui il medesimo lettore (io), nel medesimo contesto,  avrà bisogno, in 2 momenti/eventi  diversi, per due task diversi, di due set informativi diversi.

Questo è il senso di ciò che io intendo per un approccio context/event/task driven.

Volendo generalizzare, le informazioni necessarie per i nostri scopi possono trovarsi in un unico contenitore o possono provenire da contenitori diversi


La lettura è un viaggio di scoperta, e spesso quello che si scopre è che abbiamo bisogno di più informazioni di quanto ci potevamo aspettare.  Spesso, dobbiamo leggere molte informazioni prima di giungere al “nucleo” infomativo che risolve effettivamente il nostro problema

Quello che Baker indica con il termine wayfinding è sostanzialmente diverso per ogni lettore ed è una combinazione unica:
  • di ciò che non sappiamo,
  • di ciò che stiamo cercando di fare
  • di ciò che non abbiamo capito dopo la prima lettura
Volendolo visualizzare graficamente, forse ci piacerebbe che fosse fatto in questo modo:


… ma in realtà, molto spesso, è fatto in questo modo:


L’ultimo diagramma sembrerebbe implicare una buona chiave di lettura:  il focus non dovrebbe essere incentrato sulla ricerca di un corretto “topic-sizing” ma nel rendere il wayfinding del lettore attraverso le informazioni meno caotico e più semplice.

Questa visione tende ad armonizzare la dicotomia tra navigazione e la lettura.

Generalmente, la navigazione “tra i contenuti” è di competenza degli architetti dell’informazione mentre "la lettura dei contenuti" attiene al contenuto in quanto tale, che è di competenza dei redattori.

Ma forse è ora di abbandonare l’idea di separare lettura e navigazione: sono attività integrate, navigo per trovare qualcosa che mi serve e in base a quello che trovo decido se navigare ulteriormente, cioè mi muovo attraverso “insiemi di contenuti”  utilizzando anche motori di ricerca e social media.

Mark Baker usa un’espressione efficace, che potremmo tradurre “navigare seguendo gli indizi”… ed è esattamente quello che facciamo di solito.

Quindi, più che lavorare sulla “dimensione dei topic” dovremmo iniziare a ragionare sul concetto di “unità di navigazione efficace”, cioè un set informativo “abbastanza grande” da ospitare “tutto quello che serve” o almeno provare a tendere  verso questo obiettivo.

Ora provo a definire meglio quello che credo di aver capito del post di Mark,  dandone la mia interpretazione attraverso 3 soli concetti molto schematici:

MOLTI TOPICS “PICCOLI” = INFORMAZIONE POLVERIZZATA che richiede  molti link di navigazione per “tenere insieme” i pezzi

POCHI TOPICS “GRANDI”= navigazione ridotta  ma spesso l'informazione “efficace”  che serve al lettore è DISPERSA in un “volume” eccessivo

NAVIGAZIONE EFFICACE = pochi  topics progettati  per essere “auto-consistenti” e “chiusi”, cioè della dimensione giusta per esprimere ognuno compiutamente un argomento/concetto,  ma pensati per essere “in relazione” tra loro, laddove la “relazione” si esprime:
  • nella “navigazione” tra i topic
  • nella “complementarità” tra i topic
  • nella  “sfericità” dei due elementi precedenti, che identificano lo spazio in cui il wayfinding dell'utente è efficace, cioè riesce a soddisfare il bisogno informativo variabile dell'utente (che varia in funzione di diversi fattori)
Nel prossimo post proverò a fare un esempio pratico. Leggi questo articolo...

venerdì 27 febbraio 2015

I modi, le forme, il senso e la nostra User Experience: come cambia la Comunicazione Tecnica

La digressione del mese di Gennaio sul'IoT a qualcuno di voi sarà sembrata una "vacanziera deviazione" rispetto alle tematiche che vi propongo da qualche anno.

In realtà fa parte di un percorso di ricerca che, come tale, talvolta procede in modo lineare e talvolta fa dei salti o va a zig-zag.

Anche io mi sono chiesto perchè ultimamente sono così orientato verso la "non linearità" e la risposta che mi sto dando è incentrata sul bisogno di sintetizzare qualcosa che arriva da diverse direzioni, apparentemente eterogenee, ma appunto, solo apparentemente.

Sto leggendo il libro di Mark Baker "Every Page is Page One", in assoluto il libro più interessante sulla Comunicazione Tecnica che mi sia capitato di leggere negli ultimi anni.

Mark, di cui peraltro vi avevo già parlato, in questo momento è uno dei più raffinati "teorici"  dell'evoluzione della Com Tech  e prossimamente proverò a proporvi anche alcune sintesi ragionate delle tematiche più intriganti che Mark ha proposto.

Vi consiglio di praticare il suo libro ed il suo sito.

Sto continuando a tenere d'occhio le tematiche dell'IoT.

E sto continuando a ragionare sul paradigma "InfoSeekU", nickname del paradigma  Information that Seek the User (le informazioni che cercano l'utente), in modo che tenga conto di diversi elementi di base che possono contribuire a rendere "sferico" tale modello.

La connettività "everywhere", il mobile web, le piattaforme social stanno cambiando radicalmente la nostra User Experience e stanno costingendo le aziende e le organizzazioni a ridefinire le loro logiche di gestione dei prodotti e dei servizi, il successo dei quali dipenderà sempre di più dalla capacità di di gestire e misurare le interazioni e la soddisfazione dei clienti.

Questa evoluzione ha profonde implicazioni per i Comunicatori Tecnici.

La documentazione di un prodotto/servizio, che tradizionalmente ricopriva un ruolo relegato alla fase post-vendita, ora entra in gioco in qualsiasi momento del ciclo di vita del prodotto/servizio.

Questo significa che gli autori tecnici dovrebbero essere più coinvolti nei team interfunzionali che si occupano di User Experience.


Inoltre, dato che la User Experience tende ad essere sempre più complessa, multi-canale, multi-language, multi-evento, segmentata per tipologia di cliente, mi viene da pensare che le metodolgie classiche per la gestione della documentazione modulare:
  • multi-target
  • multi-channel
  • multi-language
  • tagged for audience
... potrebbero venire utili anche in questo campo d'applicazione.

Quindi... architetture di documentazione Bottom-Up, InfoSeekU, IoT, UX,... siamo sicuri che siano tematiche distinte?


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mercoledì 14 gennaio 2015

IoT: una nuova frontiera per la Comunicazione Tecnica (parte terza)

Ripartiamo dal punto di chiusura del post precedente:

Chi si occuperà di costruire la logica e l'ingegneria delle informazioni azionabili?

Senza dubbio, questo compito toccherà ai Comunicatori Tecnici.

Nell'IoT, il generico Smart Object "vive in rete" e interagisce "attivamente" con l'ambiente esterno, con altri SmOb e con gli esseri umani, comunicando verso l'esterno un vasto set di informazioni.

Queste informazioni verranno attinte primariamente:
  • da un proprio database
  • da un'operazione di miscelazione tra le informazioni del proprio database e quelle che scaturiscono da diverse interazioni sopraindicate (vi ricordate l'esempio della serra nel post precedente?)
In particolare, sarà necessario:
  • definire dei modelli di standardizzazione delle informazioni, che favoriscano il riuso dei contenuti
  • produre le informazioni in formati interoperabili, quindi adatti a diversi ambienti/sistemi operativi/canali, in modo che siano utilizzabili dalle applicazioni software eseguite dagli SmOb.
  • realizzare contenuti modulari, riusabili e "miscelabili" in base a diversi criteri "d'azione" (task driven, context driven, event driven) da proporre all'utente secondo il nuovo modello InfoSeekU ("informazione che cerca l'utente"), diverso dal collaudato approccio gerarchico-sequenziale del modello "utente che cerca l'informazione".
Con quali armi affronteremo questa sfida?

Molti sono gli aspetti che vanno ancora definiti nei dettagli, ma già da ora possiamo esser certi che alcuni standard aperti come l'XML ed i suoi diversi "dialetti" e alcuni approcci metodologici (ad esempio il Minimalismo) saranno particolramente adatti a questo scopo.

Ed ora vi propongo alcune risorse, per iniziare a "curiosare".

In primo luogo, come saranno definite e impacchettate le informazioni che daranno vita all'IoT?
In XML o in qualche suo "dialetto" specializzato.

Ma ci sono altre tecnologie, come JSON, che emergono e che vanno monitorate.

Intanto, inizia a farsi strada un'espressione specifica: Information of Things.

E stanno già emergendo annunci di lavoro specifci per figure di TW da inserire all'interno di di gruppi di lavoro IoT.

E qui concludo questa trilogia di post finalizzati a presentare la mia visione in merito all'impatto che l'IoT avrà sulla nostra professione.

Spero di avervi incuriosito e di avervi dato almeno gli elementi di partenza per approfondire l'argomento, e aspetto anche i vostri feedback per continuare a mia volta ad approfondirlo.

A presto. Leggi questo articolo...

giovedì 8 gennaio 2015

IoT: una nuova frontiera per la Comunicazione Tecnica (parte seconda)

Riprendiamo la tematica del primo post di questo thread e iniziamo una breve panoramica del pattern tecnologico che supporta l'IoT.

Nell'IoT le macchine ("Smart Objects"/SmOb) sono collegate in rete.

A tale scopo, è necessario disporre di tecnologie di networking (reti fisiche, reti wireless, protocolli di comunicazione e di interoperabilità tra reti di diverso tipo); tutto ciò al fine di ottenere una connessione persistente ad Internet.

Sono importanti anche le tecnologie legate al risparmio energetico, affinchè gli SmOb possano avere un massimo livello di autonomia, soprattutto per dispositivi mobili e sempre per mantenere una connessione in rete persistente.

Una connessione persistente e la mobilità sono sostanzialmente dei pre-requisiti per l'IoT.

Ma su questi prerequisiti si appoggia una delle principali tecnologie "abilitanti" l'IoT, cioè il Cloud Computing. Attraverso il Cloud, dati e servizi vengono spostati e concentrati su provider esterni. Lo SmOb lavora "leggero" e la GUI può essere meglio tarata sulla User Experience.

Un altro elemento rilevante, tipico del mondo Web 3.0 (così come il cloud e il mobile) sono i Big Data, che sono alimentati da tutte le interazioni digitali prodotte da milioni di utenti (ricerche online, transazioni e-commerce, interazioni social, uso di dispositivi mobili, GPS, banche dati di varia natura e altro ancora ), aggregati in grandi volumi strutturati e destrutturati.

I Big Data richiedono grande potenza di calcolo ai fini dell'analisi, predizione e deduzione di informazioni specifiche e "contestualizzate" in grado di alimentare l'IoT.

Ora immaginate di avere una centralina metereologica fuori dalla vostra casa, che invia dati in tempo reale al climatizzatore della vostra serra. Il climatizzatore regola temperatura, umidità e ventilazione in base ad un software che può acquisire dati da diversi sorgenti.

Ad esempio, da una App sul vostro smartphone che vi consente di intervenire da remoto, se necessario, sui livelli di temperatura, umidità e ventilazione, variando le impostazioni programmate.

Ma anche da un servizio metereologico relativo al vostro distretto geografico, in  modo da personalizzare e "contestualizzare" le previsioni metereologiche e confrontarle con i dati, in tempo reale, registrati dalla vostra centralina "locale".

I dati coinvolti in questo sistema sono memorizzati sia sul vostro hard disk locale che su un account in cloud, in modo che voi possiate analizzarli anche se siete lontani dalla serra, attraverso una connessione mobile.

Inoltre, questa massa di dati, insieme ad altri dati provenienti dalle serre di altri coltivatori, contribuisce ad alimentare un sistema di Big Data dal quale si traggono indicazioni statistiche sulla produttività di tali impianti.

Vi sembra così futuristico?

Dovremmo aggiungere altri elementi avanzati, quali:

- le Weareable Technologies e la Realtà Aumentata, come supporti di ibridazione fra reale e digitale, in grado di arricchire la realtà con uno strato di contenuti digitali contestuali e personalizzati

- i Sistemi Esperti, che si basano su un insieme di tecniche e principi (Web semantico, Data Mining, Intelligenza Artificiale,...) al fine di comprendere il senso delle ricerche degli utenti e di dedurre le risposte e/o di formulare previsioni analizzando dati secondo criteri statistici e/o semantici.

Il pattern teconologico su cui si istanzia l'IoT non si esaurisce in queste brevi note, che ne indicano solo gli elementi principali.

Se volete accedere ad una trattazione più estesa, potete far riferimento a diverse risorse, tra le quali:
Ma se parliamo di IoT in questo blog, significa che ci stiamo ponendo una prima domanda basilare:

Ci interessa capire quale potrà essere l'impatto dell'IoT sulla nostra professione?

E a questa domanda potremmo, banalmente e cautamente, limitarci a rispondere SI.

Ma appena diciamo un SI, iniziano i guai perchè ad un SI segue di solito un PERCHE' o volendo essere più precisi, in questo caso:

In che modo la diffusione dell'IoT potrebbe coinvolgere il lavoro del Comunicatore Tecnico?

E qui ritorniamo al mio interesse e all'attività di ricerca che porto avanti da un po' di tempo su certi argomenti.

A Bologna nel 2013, in occasione del decennale della COM&TEC, avevo parlato di un nuovo paradigma basato sull'idea che devono essere "le informazioni a cercare gli utenti" e a tale scopo avevo portato come esempio applicativo gli Help on Line contestuali (Context Sensitive Help, CSH) integrati nelle applicazioni software.

Tale paradigma si propone come alternativa rispetto al "vecchio" paradigma in cui sono "gli utenti che cercano le informazioni", incarnato dai tradizionali libri/manuali gerarchici e sequenziali.

Questa tesi, che ho riproposto anche alla conferenza di Aix-en-Provence, trova ulteriore conforto, a mio avviso, proprio quando iniziamo a ragionare sull'IoT.

Nell'IoT le macchine ricevono info dall'ambiente circostante e da altre macchine collegate in rete. Tali informazioni vengono elaborate e producono effetti sull'ambiente, nel senso che la macchina è "soggetto attivo" quando eroga informazioni e le eroga in base a diversi fattori quali:

- l'operazione da fare
- il profilo dell’utente utilizzatore
- le condizioni al contorno (quindi il contesto) che possono variare momento per momento
- altro?...

Ma non è finita qui.

La macchina si autoconfigura, magari sulla base di qualche evento ben definito e ci informa della variazione della configurazione.

La macchina va in autodiagnosi se c'è qualche problema ed è la macchina a segnalare all'utente la corretta procedura per la soluzione del problema ("informazione che cerca l'utente"), quindi non è più l'utente che deve andare a cercare sul libretto di istruzioni la sezione per il troubleshooting ("l'utente che cerca le informazioni").

Quando un pezzo della macchina ha esaurito N ore di funzionamento, limite oltre il quale sarebbe opportuno sostituirlo, è la macchina che avvisa della necessità di fare una manutenzione e magari indica anche:

- la procedura step-by-step per smontare il pezzo
- le eventuali procedure di manutenzione e/o sostituzione

E qui entra in gioco un concetto chiave, quello che Petra Dal Santo chiama "informazione azionabile".

Nel caso dell'CSH/HOL è l'utente che, in base al proprio contesto operativo, clicca su un pulsante e "aziona" l'informazione che gli serve in quel preciso punto.

Nel caso dell'IoT è la macchina che, sempre in base al contesto ad un insieme di criteri/eventi/condizioni PROPONE all'utente le informazioni giuste, cioè ATTIVA le informazioni necessarie all'interazione con l'utente.

Come potete vedere, sia che nel caso dell'CSH/HOL sia nel caso delle macchine che danno vita all'IoT, il paradigma più utile è quello in cui sono le informazioni che vanno a cercare l'utente (InfoSeekU).

Se avete avuto la pazienza di seguirmi, avete già capito che la risposta alla domanda di partenza è dietro l'angolo!

Chi si occuperà di costruire la logica e l'ingegneria delle informazioni azionabili?

Io ipotizzo che questo compito toccherà ai Comunicatori Tecnici, in barba ai catastrofisti che prefigurano sventure in un mondo "dominato" dalle macchine.

Perchè le macchine saranno sempre più presenti, efficenti, utili e magari cancelleranno anche posti di lavoro... ma ancora non producono idee proprie.

Al prossimo post, per rafforzare la mia convinzione... e spero anche la vostra!

:-) Leggi questo articolo...

lunedì 5 gennaio 2015

I contenuti strutturati non possono risolvere ogni problema... qualcosa dovete farlo anche voi!

Mi sono imbattuto in un bel post di  Joe Pairman che condensa con grande efficacia i migliori 5 motivi che giustificano la produzione di contenuti strutturati.

Sono totalmente allineato con Joe.

Tuttavia, come dico sempre, non bisogna legarsi ciecamente a teorie, standard e tecnologie come se fossero, di per se stesse, la soluzione dei nostri problemi.

Si può adottare una splendida metodologia, usando il miglior CMS presente sul mercato, modularizzando efficacemente tutti i contenuti ma tutto questo potrebbe non impedirvi di scrivere della pessima documentazione tecnica.

Un esempio?

Immaginate un'avvertenza di sicurezza imprecisa, che non utilizza i pittogrammi e i cromatismi previsti per questo tipo di informazioni e non risulta conforme agli standard di sicurezza e alle normative del settore d'applicazione.

Magari l'avete definita e racchiusa in un topic.

Magari l'avete taggata, cioè contraddistinta con un meta-dato finalizzato a filtrare/selezionare quel topic per inserirlo in un certo documento.

Magari state realizzando i vostri topic attraverso una metodologia standardizzata (ad esempio, DITA).

Magari questi topic sono governati attraverso un CMS XML-based, in cui sono disponibili tutte le funzionalità più desiderabili che possiate immaginare.

E magari attraverso questo CMS potete produrre diversi tipi di output (PDF, ePUB, HTML...)

MA TUTTO QUESTO... non cambia la natura profonda delle cose...
perchè la vostra avvertenza di sicurezza rimane, fondamentalmente, IMPRECISA e NON CONFORME alle normative.

In parole povere... E' SCRITTA MALE... e nessun CMS e nemmeno DITA vi salveranno dal fatto che state scrivendo una pessima avvertenza di sicurezza!

Ma questo significa anche che "il fattore umano" è sempre il più importante... e questo è comunque molto consolante!

:-)


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sabato 3 gennaio 2015

IoT: una nuova frontiera per la Comunicazione Tecnica (parte prima)

Anno nuovo, idee nuove.

Come sapete, di solito mi piace seguire più di un filone. A volte i filoni si interrompono e poi magari li riprendo... del resto... il blog è il mio... e faccio quello che voglio!

Oggi si parla di "Internet delle Cose" (Internet of Things, IoT).

E' una tematica alla quale mi interesso da quasi un anno e non sono di certo un esperto, ma mi interessa capire in che modo i principi e le regole della Comunicazione Tecnica potranno integrarsi e contribuire allo sviluppo dell'interazione fra l'uomo e le macchine nell'ambito dell'IoT.

Volendo introdurre l'argomento, potremmo dire che all'inizio fu la Domotica, una disciplina che prometteva di integrare nell'ambiente della nostra casa e, più in generale, negli ambienti antropizzati, una serie di "funzioni intelligenti" (sicurezza perimetrale dell'edificio, climatizzazione, ottimizzazione dei consumi energetici) affidata a meccanismi diversi ma destinati ad integrarsi sempre più efficacemente.

Molto prima della Domotica, in ambito industriale, le discipline del Telerilevamento e del Telecontrollo avevano già sviluppato moltissime soluzioni per la misurazione di grandezze fisiche che andavano ad alimentare meccanismi attuatori di vario genere (esempio classico: lettura del livello di un galleggiante e conseguente apertura automatica di un rubinetto per riempire un serbatoio).

Tutte queste tecniche hanno rappresentato un background molto utile quando, con lo sviluppo e la diffusione di Internet, si è iniziato a pensare che le macchine potessero essere raggiunte e governate attraverso il Web e potessero comunicare tra di loro in diverse modalità.

Secondo McEwen e Cassimally per IoT va inteso il connubio fra:

• oggetto fisico
• sensori e attuatori inseriti nell’oggetto
• connessione via internet dell’oggetto a un servizio web ed eventualmente ad altri oggetti e/o utenti.

Attraverso i sensori gli oggetti raccolgono una serie di su grandezze misurabili (movimento, luce, temperatura, umidità, suoni, vibrazioni, ecc.)

Gli attuatori permettono invece  all’oggetto di agire sul mondo esterno.

Internet aggiunge all’oggetto la dimensione della comunicazione e dell’intelligenza, intesa nel senso di poter correlare/miscelare/confrontare informazioni diverse da diversi tipi di sorgenti/sensori.

Ovviamente, a questa prima definizione dobbiamo affiancare una serie di concetti quali:

- l'ecosistema tecnologico su cui si "appoggia" l'IoT
- gli ambiti applicativi
- le criticità

... per poter definire meglio, anche dal punto di vista del Comunicatore Tecnico, quale sarà l'impatto di questa evoluzione.

Tenete presente che tutto questo non è "futurologia" , è qualcosa che già esiste e la sua diffusione su larga scala è "dietro l'angolo", come potrete intuire dal grafico seguente:


Di questo ed altro si parlerà a Bologna il 27 Gennaio 2015, nell'ambito di un'iniziativa organizzata da COM&TEC.

Ma nei prossimi giorni, ne parleremo ancora.

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martedì 30 dicembre 2014

Un anno intenso alle spalle... ma il prossimo è sempre il più importante: buon 2015 a tutti!

"Un pessimista vede la difficoltà in ogni opportunità... un ottimista vede l'opportunità in ogni difficoltà...".

Non è mia, è di W. Churchill, ma è verissima.

Il mio 2014 è stato intensissimo e positivo, francamente non avrei creduto di poter gestire certi livelli di stress ma forse ognuno di noi dispone di risorse insospettabili, a cui diamo fondo solo e soltanto quando  pensiamo di aver già esaurito ogni energia "ordinaria".

Quando mi alleno, mi diverto di più e spingo più forte quando la pendenza della strada aumenta; si vede che sono proprio costruito in un modo insano.


Però ogni tanto bisogna ricaricare le batterie, mollare e staccare per incamerare nuove energie.

E infatti quest'anno non vi ho fatto nemmeno gli auguri di Natale, perchè per 4-5 giorni non ho proprio aperto il notebook.

E allora adesso recupero e vi auguro un 2015 di salute, lavoro e serenità, dove possiate lottare ogni giorno per realizzare i vostri progetti.

E i miei progetti? Più di uno e continuerò a raccontarveli in questo spazio.

Anche quest'anno il blog ha avuto grandi numeri, con più di 1000 visitatori al mese (in media), anche se ho avuto meno tempo del solito da dedicargli.

Ma l'anno prossimo faremo meglio... perchè la partita più bella da giocare è sempre la prossima!
:-)

BUON 2015 a tutti! Leggi questo articolo...